Non scrivo da tanto.
Nel frattempo nella mia vita è arrivato il famoso posto fisso, 20 ore alla settimana come commessa. L’indeterminato dopo un anno e mezzo a contrattini. Tutto sommato mi è andata di culo. Eppure. Non so veramente dire se sono felice. Sono serena economicamente, ed è tanto. Però. Io non lo so. Mi sono meritata almeno la serenità, mi dico. Tanti, troppi, pagherebbero anche solo per questa cosa. Ma tutto sommato prima non è che non fossi serena. Sapevo che se fosse andata male mi sarei benissimo potuta rimboccare le maniche e adattare ad altro, per sopravvivere. Quindi il punto che ripeto a me stessa è: fai le cose che ti fanno VIVERE. Mi fa vivere cucire. Mi fa vivere viaggiare. Mi fa vivere un’amica nuova che mi chiede di vederci per una pizza. Mi fa vivere A. che mi sospinge a non perdere me.
Sono cambiata e cresciuta negli ultimi due anni. Un trasferimento per uno stage mi ha fatto lasciare il nido nel momento giusto. L’unico. Quello in cui ti dici o ora o mai più. Tanti sensi di colpa sono andati e venuti. Verso la famiglia. Verso gli amici. Che poi è strano come ti adatti comunque a vivere senza persone che pensavi fondamentali e conscio perfettamente che certi momenti ormai sono destinati ai ricordi. Entri in una nuova vita. Ti senti un pò estraneo a tutto e come se nulla ti potesse realmente toccare. Poi però certe realtà ti tirano a terra. Quei giorni in cui rientri dal lavoro e pensi a come certe strade ti sono familiari dopo due anni nonostante non siano le strade in cui sei cresciuto. E come la realtà in cui sei cresciuto di diventa lontana.
Fanno male certi momenti ma li accolgo comunque. Non piango più. Sono quasi indifferente alle persone. Conscia che vanno e vengono. Che purtroppo in poche restano. Non delusa ma selettiva. Più di prima, nonostante un’apparenza certamente più amichevole. Questo lavoro mi sta cambiando. Sorrido anche a persone che vorrei prendere a sprangate nei denti. Ci meriteremo un’Oscar alla carriera come commesse.











