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//I'm sick to death of bleeding I'm gonna plug my veins And I've been thinking of leaving I'm gonna do it today And I've had enough of writing I'm gonna cut off my head Now failure looks so inviting I'm gonna fuck all my plans Behaving, Vivisect
[//Ars gratia Artis.] (presso Galleria Nazionale di Parma)
[//the End will not be televised.]
[(...) here now, no more staying indoors there are fears to a'frighten and pockets to fill dreams for forgetting and hopes to be killed words to be written, and written but it's awefully warm here indoors] [Keaton Henson, Excursions]
[Tell them how we feel. Let them know what is here. Come inside this wasteland. Come and pull it apart.]
[Hey What are you gonna do When those walls are falling down Falling down on you?]
[These wings are made to fly]
[Vederci Chiaro]
Dunque, procediamo con ordine, ieri Eco si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni riguardo l'internet che ovviamente (sic) hanno suscitato clamore:
«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». «La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità». E poi invita i giornali «a filtrare con un’equipe di specialisti le informazioni di internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno. I giornali dovrebbero dedicare almeno due pagine all’analisi critica dei siti, così come i professori dovrebbero insegnare ai ragazzi a utilizzare i siti per fare i temi. Saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno».
in poche ore gli imbecilli di cui sopra hanno dato sfogo alla loro presunta superiorità intellettuale, al loro millantatissimo status di "persone al passo coi tempi" e quindi di essere dei pregevoli conoscitori dell'attualità nonché di essere la meglio gioventù dell'internet migliore. I loro argomenti? è presto detto: "gli imbecilli sono quelli che danno diritto di parola a Umberto Eco" (sic), "lo ammiro però ormai dovrebbe ritirarsi a vita privata e non sparare più cazzate che ormai è vecchio e non sa come funziona il mondo". Lasciando perdere le dichiarazioni del primo gruppo che provengono dalla risma dei grillini, nomuos, notav, noossigeno, nominchia che sono praticamente gli analfabeti di ritorno per eccellenza, mi voglio concentrare sul secondo gruppo, quello dei tecno-entusiasti (anche se a volte il confine tra i primi e i secondi è maledettamente labile): loro dovrebbero essere quelli in possesso di una certa coscienza critica che li dovrebbe proprio portare a fare quello che Eco esorta a fare ai giornali, eppure succede che nonostante loro dicano che le dichiarazioni di eco siano superficiali, generiche e semplicistiche perché l'internet non è solo quello che lui dichiara, che si dovrebbe andare oltre ai quattro schiamazzi dei dementi del villaggio, non si rendono conto, che a conti fatti auspicano la stessa cosa che eco ha snocciolato in un paio di dichiarazioni che nessuno si è preso la briga di capire che hanno più livelli di lettura. e qui passiamo ad un altro problema della rete: se quello che si legge è più lungo di 3 righe ci si confonde, non si comprende quello che si sta leggendo. lo dico da molto tempo: siamo passati da un'era argomentativa ad una assertiva. e la colpa di chi è? cari tecno-entusiasti, la colpa è di internet. un esempio ovvio, da vecchio (perché oggi ho scoperto di essere vecchio, tanto vecchio, nonostante i miei quasi 29 anni): twitter, croce e delizia degli egocentrici ed egomaniaci in cui prolifera la corrente del pensiero demente, riduttivo e insignificante. Ma è l'internet, bellezza! tutti hanno diritto di parola, proprio tutti e fottesega se i dementi decerebrati fanno più rumore di qualcuno che ha qualche pensiero leggeremente più intelligente. Alcuni dicono che infondo il problema delle dichiarazioni di eco è che non sono delle sciocchezze ma delle ovvietà, e ne parlano infastiditi, quasi offesi: non capisco, se è un'ovvieta e quindi un'evidenza scontata e quindi una verità indiscutibile, non capisco perché la prendano così tanto sul personale. dicono che ormai eco è un osservatore miope dell'attualità, il problema è che secondo me, a 83 anni, Eco ci vede molto meglio di un sacco di gente troppo concentrata a dare gomitate stando seduta davanti al pc cercando di dimostrare a tutti i costi di essere meglio degli altri.
[Attitudini]
16.05.15 h 04.28
“il problema è che io non ho niente da dire”
prima l'ho letto sullo schermo del mio cellulare, poi l'ho scritto su una pagina vuota del mio taccuimo come se macchiarla con quelle parole potesse scavarci dentro per trovare quello che in realtà dovrei dire e adesso qui, su questo schermo di un pc quasi rotto. E ancora niente.
Niente. Se dovessi riascoltare quello che gli ho detto sarebbero più i “niente” che i periodi dotati di senso compiuto.
Dovrei dire tante di quelle cose, dovrei gridare così tanto che chi dovrebbe ascoltarmi non capirebbe nulla. Nulla. Ancora. Niente. Forse è davvero così, forse non ho niente da dire e sto solo perdendo tempo su questa tastiera solo per il piacere di ascoltare il rumore che le dita provocano una volta che battono i tasti. E meno male che sto solo adesso, che se ci fosse qui Lei si lamenterebbe di quanto rumore riesca a fare quando scrivo. “sembra quasi che tu voglia prendere a pugni quella povera tastiera”. no. Non è la tastiera che vorrei prendere a pugni.
Che poi quando scrivo lo faccio proprio per non tenerli stretti, quei pugni. Mi ritroverei con dei solchi profondi sui palmi delle mani. Come quando scappavo da casa a piedi nudi, di notte e ad ogni scheggia che s'infilzava nella carne correvo più forte. Dovevo essere più forte. Almeno fino a quando non sarei riuscito a nascondermi.
Niente, dicevo. Mentre con una mano tremo sulle parole e con l'altra bacchetto le labbra. In un modo o in un altro mi ostino a parlare. Aspetto di dire qualcosa. Come se qualcosa fosse fuori dal mio controllo.
Questo sogno, per esempio, che torna a strangolarmi ogni notte insieme alle mie lenzuola: una casa, di legno nero, nerissimo, divorata dalla vecchiaia, non è antica, è vecchia, riesco quasi a sentire l'odore e io che entro, vestito di tutto punto, un abito di velluto nero, nerissimo, un gilet e una cipolla appuntata alla tasca destra, salgo su fino alla mansarda, il tetto decrepito, se piovesse non farebbe alcuna differenza averlo sulla testa, il vento fa muovere un cappio, in alto, appeso all'incrocio delle volte, me lo stringo intorno al collo e una volta abbandonato il peso, cado, insieme al tetto. Non sono nemmeno capace di morire in un sogno.
Un buono a nulla. Nessuno si rende conto di quanta caparbietà ci voglia ad avere e mantenere l'attitudine ad essere perfettamente idonei al nulla. Se nulla è l'unica cosa buona rimasta significa che si è esaurito tutto quello che si poteva provare a fare.
Il problema è che anche io non ho niente da dire. Ecco. L'ho detto. Credo. Non ne sono ancora sicuro.
Intanto spengo tutto, e torno a stringere i pugni, che per oggi ho fatto troppo rumore.
[Edoardo Sanguineti, da "POSTKARTEN"] ["(...) Vorrei che persino le mie parole più semplici avessero l'aria di nascondere un tranello. (...) Basta esagerare in semplicità e qualcuno avrà l'impressione d'essere preso in giro. (...) In definitiva la chiarezza ti viene incontro solo se saprai dare o chiedere quante più ragioni è possibile. Bisogna diventare molto complicati e fare lunghi viaggi mentali. La chiarezza è simile alla verginità e alla gioventù. È possibile averle solo dopo averle perdute". Franco Fortini, "Perché è difficile scrivere chiaro", Corriere della Sera, 11 luglio 1977]
[Gely Korzhev, Don Quixote and Sancho Panza, 1977-1984]
「我々が岩壁の花を美しく思うのは 我々が岩壁に足を止めてしまうからだ 悚れ無き その花のように 空へと踏み出せずにいるからだ」 ["We think the flower on the precipice is beautiful because our fear make our feet stop at its edge instead of stepping forward into the sky like that flower."]
[...et petrae scissae sunt]
[Et tenebrae factae sunt super universam terram]
[Come away with me]
[この世のすべてはあなたを追いつめる為にあるThis entire worldexists for the sake of cornering you]. [Chimonanthus praecox, also known as wintersweet or Japanese allspice, is a species of flowering plant in the genus Chimonanthus [from the greek: χειμών, χειμῶνος (cheimó̱n, cheimó̱nos) - 'winter' and άνθος (ànthos) 'flower] of the family Calycanthaceae, native to China. it is hardy to about -25°c.
It is a vigorous deciduous shrub growing to 4 m (13 ft) tall with an erect trunk and leaves 5–29 cm (2–11 in) long and 2–12 cm (1–5 in) broad. Its strongly scented pendent flowers, produced in winter on bare stems, have 15-21 yellow tepals, the inner ones usually with purplish red pigments]