RECENSIONE - DEVILMAN di Go Nagai
In Giappone corre l’anno 1972 e un giovane Go Nagai è all’opera con quello che diventerà senza ombra di dubbio il suo capolavoro indiscusso. Dopo il brusco stop subito dallo sperimentale quanto controverso e scandaloso Mao Dante, ebbe, dopo solo un anno, la possibilità di farlo fruttare.
I protagonisti principali sono Akira Fudo e Ryo Asuka, seguiti a ruota dalla famiglia Makimura. L’improvviso ritorno del freddo Ryo da un viaggio dell’orrore col padre ricercatore, trascina il docile, e un po’ fifone, Akira in un inferno sulla terra fatto di demoni e spargimenti di sangue. Il giovane decide di accogliere coraggiosamente l’invito dell’amico ad una missione per salvare la terra e il genere umano dai demoni che, risvegliatosi dal loro millenario sonno nei ghiacci dell’Himalaya, adesso la reclamano. È così che Akira rinuncia alla propria umanità e lascia che il campione Amon si impossessi del suo corpo, facendo sì che il ragazzo possa ottenere gli stessi poteri dei demoni, pur mantenendo il cuore di un essere umano, un Devilman.
Se una persona ci si mettesse d’impegno su questo manga potrebbe riempirci libri e libri in cui ne fa un’accurata analisi, e sono convinta che anche dopo questo qualcun altro sarebbe capace di trovare altro ancora da dire. Ma prima, mi piacerebbe iniziare fornendo la doppia chiave di lettura che questa opera ha e che lo stesso Geki ci fornisce nel suo manga autobiografico Gekiman: come ho creato Devilman. Questo è allo stesso tempo sia un battle shonen supereroistico che una metafora della guerra. Ricordiamo che , in primis, lo stesso autore è nato e cresciuto in un Giappone massacrato dalla Seconda Guerra Mondiale, e poi in quel periodo imperversava in Medio-Oriente la Guerra del Vietnam. In virtù di tutto ciò e del suo animo pacifista, Nagai decide di creare un ponte tra la sua opera e il mondo reale facendo aderire la figura dei demoni a quella degli eserciti armati fino ai denti, crudeli e spregiudicati, che vivono solo per mietere vite; quella di Silen ad un pilota o ad una spia incaricata di colpire i civili provocando terribili attentati; i Makimura proprio alle persone comuni, che pur non essendo al fronte non possono loro malgrado sottrarsi alla furia del nemico; e Devilman ai giovani arruolati, ragazzi animati da un sano amore per la patria e mossi da un trasparente senso di giustizia.
Questo è stato il primo manga che ho letto in assoluto e se poi non mi sono più fermata lo devo a lui. Devilman è spaventevole, grottesco, disgustoso e straziante. Go Nagai si dimostra capace di una crudezza e fantasia impressionanti per i tempi, a partire dall’aspetto terrificante dei suoi demoni, uno più brutto e inquietante dell’altro, ai combattimenti sanguinolenti in cui non lascia nulla di intentato (al punto che alcune cose dovettero venir addirittura tolte perché considerate davvero eccessive). Violenza allo stato puro. Devilman è puro istinto selvaggio, pura passione, nel bene e nel male, c’è infinita crudeltà ma anche un infinito amore di fondo.
In questo manga Go Nagai si ripropone di indagare affondo l’animo umano, di sviscerarlo e cercare di metterlo completamente a nudo, anche in quelle parti di esso più recondite e nascoste. Mostra quanto l’uomo sia capace di regredire ad uno stato animale, per non dire demoniaco, spinto dal terrore e dal suo istinto di auto-conservazione. Pronto a torturare e uccidere chiunque pur di poter avere salva la propria vita. Questo li accomuna inevitabilmente ai demoni, creature naturalmente predisposte ad una incontrollata violenza e voglia di lottare gli uni contro gli altri. Più la narrazione procede, più diventa chiaro al lettore che uomo e demone sono le due facce della stessa medaglia: pur cercando di distinguersi gli uni dagli altri, alla fine sono uguali. È a questo punto che l’autore solleva un altro grande tema: chi è il buono e chi è il cattivo? Su questo fronte la chiave di lettura legata alla guerra diventa ancora più preziosa, soprattutto con i tempi che corrono. A prescindere da chi abbia ragione o torto, ha davvero senso domandarselo? C’è davvero chi ha solo ragione e chi solo torto? Ci sono i buoni e i cattivi? O entrambe le parti hanno avuto le loro ragioni e il torto? Esiste una guerra giusta ed una sbagliata?
Posti questi quesiti, due parole sulla grafica. Sicuramente in parte datata per i giorni d’oggi, nonostante alcune splash-page e illustrazioni facciano ancora oggi la propria figura. Facendo un confronto con Gekiman e Divina Commedia è lampante l’evoluzione stilistica di Nagai tra gli anni ‘70 e gli anni ‘90 e 2000. Sicuramente ora come ora sarebbe capace, con nuove tempistiche ed una maggior possibilità espressiva, di ridisegnarlo daccapo e stupire tutti con un capolavoro rinnovato. È infatti lampante che nell’opera del ‘72 lo stile sia di disegno che di regia sia ancora molto vicino a quello dei passati anni ‘60 e che invece quello delle sue opere successive risulti più elaborato, serio, realistico e dinamico.