Parte tutto da questa immagine, dall'improvvisa voglia di sedersi ad un tavolo di quella vecchia osteria, ordinare un'orcetto di quel vino buono, un po' di pane, qualche pezzo di formaggio e un paio di fette di salame, e stare lì a rimuginare in solitaria sul significato dell'esistenza, oppure a fare bisboccia con una scelta compagnia.
Esiste una nostalgia per luoghi che non si sono mai visitati, io credo di averne una per i tempi che non ho vissuto. Non è, almeno non credo che sia, una riedizione del "si stava meglio quando si stava peggio", mi pare più il fatto che la speranza nel futuro si affievolisca per evidenti ragioni e allora ci si rifugia nella speranza del passato.
Questo in sostanza il progetto: tenere gli occhi aperti mentre si va in giro, per vedere e riconoscere i segni di un tempo che non è più e catturarli prima che scompaiano del tutto. Il che è poco più di una scusa per andare in giro e per tenere gli occhi aperti allo scopo di "cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio".







