Il tema struggente dell'amore, nella lirica di Baudelaire ci identifica appieno. Io sono il chirurgo, tu il paziente o viceversa. Ci piace così, farci del male, assoggettati da un destino sfuggente, distanti, ma sempre vicini. Cerco altro, no, cerco te! Cerchi altro, non lo so, ma cerchi me! Ci amiamo, ma non vogliamo accettarlo, diversi, ma non vogliamo accettarlo, amici? Ma non vogliamo accettarlo, non ci amiamo, ma non vogliamo accettarlo. Sentimento ovattato dalla distanza, che in fondo ci piace, che in fondo ci fa sentire vivi. Vogliamo fuggire da noi stessi, da quella struttura obsoleta che si chiama stabilità, la stabilità non esiste, la vorremmo, forse, ma non sapremmo come affrontarla! Forse la cosa che ci avvicina è proprio il caos, il guazzabuglio emotivo in cui ci siamo cacciati, da quando ci siamo guardati negli occhi.
Accettarlo, forse, ma anche no.
Indecisione costante nel prendere il treno che ci sta passando davanti, che scappa ma non arriva mai come in un sogno.
L'indecisione è la principale di tutte le passioni, e noi siamo la metafora perfetta di tutto ciò.
Non so come comportarmi, non so se ti amo, non so un fottuto niente. Ma so che voglio stare male per te, perché mi piace. Piace anche a te. Piace agli innamorati che non lo sono veramente.