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Qualcuno con cui condividere (non gli stati su Facebook...)
Da qualche giorno sono tornata bambina, mi sento sola, bisognosa di protezione. Eppure non c’è niente che non vada nella mia vita. Ho il privilegio di studiare in un’università che mi piace e che (forse) mi aiuterà a fare il lavoro che voglio nel futuro, eppure manca qualcosa. Mi mancano le mie cose ma soprattutto mi mancano i miei affetti. Non mi riferisco solo alla mia famiglia, alla quale sono legatissima, ma anche al mio ragazzo, che è anche il mio migliore amico. Oddio sembro depressa. Beh in effetti un po’ lo sono, anzi, sono delusa. Speravo di trovare qualcuno qui con cui condividere passioni, avere discussioni stimolanti, qualcuno come me. Deviato sì, ma come me. Non so spiegare perché ma a volte con le persone hai bisogno di sentire una connessione, sì, quel filo rosso che unisce due persone e che speri non si stacchi mai. In effetti, quando incontri qualcuno in meno di dieci secondi riesci a capire se vuoi andare oltre al “come stai?” o preferisci pascolare una mandria di mucche in alta montagna e fare l’eremita. Ecco, io ultimamente ho costantemente voglia di fare l’eremita.
Sono particolare lo ammetto, spesso ho bisogno dei miei spazi, dei miei tempi, e a volte risulto asociale o fredda. Non ho voglia di fare shopping (anche perché mi deprimo, tutto quello che mi piace costa troppo!), o andare in giro per il centro a vuoto, preferisco stare a casa e guardarmi un buon film, leggere un libro, o ancora meglio, scrivere e pensare alla mia prossima creazione. Non mi piace andare a ballare in discoteca al sabato, preferisco di gran lunga andare a teatro. E non mi piace fare “l’apericena", preferisco mangiarmi una buona pizza.
La verità è che mi manca qualcuno qui con cui parlare e condividere tutto, in fin dei conti ho scelto di voler fare questo mestiere perché voglio stimoli continui dalle persone che incontro, che siano attori o operatori. Nella mia classe, invece, la maggior parte delle persone si credono già registi e io vorrei tanto dirgli guarda che un film è un lavoro collettivo. Spielberg o Fincher non avrebbero vinto un’Oscar se tutti gli ingranaggi della macchina del cinema non si fossero amalgamati bene tra loro. Ognuno di loro, dal più infimo dei lavori, al grande produttore/regista, tutti hanno dato il loro contributo. Fare film non è un one man show.
Ecco perché sono arrivata alla conclusione che per sentirsi a casa devi avere accanto delle persone importanti con cui sei te stessa e con cui vuoi condividere tutto. Se non ci sono, esistono solo quattro mura, che, per quanto tu ti opponga, si stringeranno sopra di te fino a soffocarti. E tutto ciò che ti resta è la voglia di scappare…lontano.
Si comincia!
Inizia una nuova avventura e sembra di essere tornati al liceo. Perché? Semplice. Una ragazza di periferia arriva in un’università privata, e bastano cinque minuti ferma a guardare la fauna per capire. Struttura stupenda, massimo dei servizi e comfort. Tutto va bene, eccetto una cosa. È per pochi, e non dovrebbe essere così. La cultura, il sapere, ciò che ci rende esseri umani, dovrebbe essere alla portata di tutti. Purtroppo non è così ed è un peccato per questo paese che dovrebbe nutrirsi di cultura.
Che dire delle ragazze? Sembra una passerella di moda tutti i giorni. Bellissime, che dire. Tutte griffate, la borsa di Vuitton, scarpe con il tacco, unghie perfettamente smaltate e iPhone di ultima generazione in mano. Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò, se non il fatto che sono tutte uguali e che ti guardano male perché tu sei diversa. Non hai la borsa griffata ma comprata al mercato, hai dalle scarpe da ginnastica e sei vestita con jeans e maglietta.
Un pesce fuor d’acqua insomma.
Poi, però, improvvisamente, vedi un viso amico tra la folla. È come te, ha lo stesso tuo paio di scarpe, una maglietta della Disney e dei buffi occhiali sul naso. Ma soprattutto, ti capisce. E da quel momento capisci che la tua esperienza lì avrà tutto un altro sapore, avendo qualcuno con cui condividere pensieri e ansie.
G.
Basta che funzioni... #saturday #night #woodyallen #youandme #movies
Buonasera gente... Goodnight folks... #saturday #night
When I was a young dancer... Quando ero una giovane ballerina...
Touching the Cup #uefa #uelf #final2014 #turin #juventusstadium #accreditation
Team #Accreditation rocks! #uefa #workingwithpassion #final2014 #europaleague #turin #juventusstadium
Working at #UEFA #final #europaleague has its own benefits...12 row seat!
Come Dante poeta... #laurea #bachelor #proud
Laureata....!
Miglior frame della serata! #oscars2014 #ellendegeneress #bestpic
Belli belli.... #oscars2014 #bestcouple #bradpitt #angelinajolie #brangelina
Ricordi
Gocce di sudore dalla tempia cadono per terra, la musica rimbomba nella mia testa, le pupille si aprono e si chiudono, il corpo quasi sfinito cerca di dare il massimo e non mollare sotto la stanchezza. Su e giù, a destra e a sinistra. Un minuto prima mi ritrovo con la faccia per terra e subito dopo in aria. Non ho idea con che forza mi sono alzata, ma l’ho fatto. A volte la sala mi serve solo a questo scopo: a liberare la testa. Affollata è stata la mia testa ultimamente, grattacapi e dubbi, su di me, sul futuro. Così, lasciar andare il mio corpo mi sembra la soluzione migliore. Lo lascio andare, si muove da solo. O così sembra. Dopo quel giorno mi sono ripromessa di non fermarmi mai. Ho avuto paura, se ci penso bene, ho paura anche adesso. Le gambe non si muovevano, non rispondevano ai miei comandi, e io non potevo far niente se non urlare. Ricordo bene quei momenti di terrore, quando non riuscivo a camminare. Potevo morire nel giro di qualche ora, ma per qualche strano evento del destino non è stato così. Purtroppo quando ricordo quei momenti penso anche all’altra ragazza, quella che qualche mese dopo di me, in un altro ospedale, non ce l’ha fatta. Aveva appena 13 anni. Solo qualche anno in meno di me all’epoca, ma avevamo la stessa malattia. A me era stata diagnosticata in tempo, a lei no. Ogni volta che muovo le gambe e dò il massimo, penso anche a lei. Dopo la terapie e i mesi di fisioterapia ho ricominciato a prendere confidenza con il mio corpo, e lui con me. Tutto era diventato difficile, anche imparare a camminare, figuriamoci fare un plié o qualche passo di danza. Rientrare in sala ad allenarmi e ballare non è stato facile, un paio di volte sono uscita a metà lezione piangendo, chiudendomi in bagno. C’è l’avevo con me stessa e con le mie gambe che, dopo tanti anni passati ad allenarmi, non mi seguivano più. Nella danza i traguardi si raggiungono dopo anni e anni di allenamento. A me erano bastate 3 ore per ritornare ad essere come quando avevo 5 anni. Ricordo lo sconforto di quei momenti e la consapevolezza che cresceva dentro di me. Una voce mi diceva “non mollare”. E io l’ho seguita. Ho messo il mio orgoglio sotto i piedi e ho ricominciato a studiare da capo, alla sbarra.
Le lacrime fuoriescono ancora dagli occhi nel ricordare quei momenti, ma, io da quel momento sono cambiata.
Grazie alla malattia sono diventata più forte. Più tenace. Più me stessa.
Merry Christmas from my bunny! #bunny #bunnyinstagram
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