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@kind--of--blu
Ci sono anime segrete.
Il primo incontro
Ci incontrammo in via Nazionale, in un bar che faceva ad angolo.
In precedenza le avevo mandato una coppia di pendenti swarovsky con clips, abbastanza pesanti e una statuetta simile a quella degli oscar.
Arrivai prima, come mio solito, quando la vidi apparire in mezzo alla folla rimasi colpito della sua grazia stretta in un tailleur grigio una misura più piccola… stava proprio bene.
Mi guardò in volto, una sottile piega comparve sull’angolo della sua bocca.
Lei : Blu? risposta: Si, sono io, accomodati! stava per sedersi, la fermai con un gesto, mi alzai, le spostai io la sedia e la feci sedere, poi tornai al mio posto.
Sapevamo tutti e due dove volevamo arrivare.
Si tolse, guardandomi negli occhi i pendenti e con con destrezza sollevò il tailleur apri appena le cosce e se li applicò alle grandi labbra, almeno questo era il suo intento, era così bagnata! si asciugò con un fazzolettino ed alla fine ci riuscì appena in tempo per il the. Appena il cameriere andò via le presi la mano e leccai le dita umide di desiderio, insistendo tra di esse.
Lasciammo il locale.
Quando cominciò camminare i due pendenti cominciarono ad oscillare toccandosi producendo un suono quasi argentino. Lei però era brava a muoversi… Puttana! lo faceva apposta! con disinvoltura uscì dietro di me.
Camminammo in mezzo alla gente ignara e per un isolato mi godetti per tintinnio impercettibile perso in mezzo al rumore ovattato del traffico.
Per un attimo mi balenò l’idea di prolungare il tragitto per ascoltare più possibile quel suono ma il desiderio era forte.
Entrati da una traversa secondaria in albergo sulle scale quasi al buio le alzai la gonna beandomi nel guardare che si era bagnata oltre l’orlo delle autoreggenti. Le grandi labbra deformate da peso dei due cristalli lasciavano la sua fica socchiusa… gocciolante.
Chiusa la porta, quasi sbattuta, ci baciammo violentemente a lungo, quando ci staccammo eravamo sporchi di saliva e lussuria.
Le ordinai di mettersi sul letto con il culo per aria, le braccia distese e la faccia sul materasso, aspettai guardandola quasi un minuto, un’eternità, Presi a sfiorarla con la lingua con in mente il ritmo di Bluest blues fino a quando non sentii il primo tremito, poi con l’oscar la scopai con forza, facendolo ruotare, con lo stesso lento ritmo.
Voleva venire… Puttana! non provarci neanche! devi prima chiedermi il permesso! immediatamente: Padrone posso venire? risposta: No! e stai ferma! continuando a girare lentamente la statuetta.
Stava diventando paonazza e sudata, tremava. La terza volta che me lo chiese la presi da dietro, appena le dissi “puoi venire” lei godette con un suono strozzato ed io dentro di lei. un orgasmo violento e feroce, urlato e disperatamente sofferto che ci condusse all’Infinito.
Noi eravamo lontani anni luce dal mondo, dalla gente ignara, dal traffico ovattato.
Facebook non fa dormire.
Da quando ci eravamo lasciati, nel giro di ricognizione prima della partenza dei gran premi di Formula 1, le mandavo un messaggio: “Pronta?”
L’ultimo anno però avevo deciso di non continuare questo rito
Era diventato uno strascico pericoloso, mi impediva di essere obbiettivo e tranquillo nella mia vita
Erano passati già diversi GP
Quella sera ero a letto e come al solito, prima di addormentarmi cazzeggiavo con il portatile che tengo sul comodino
Mentre stavo guardando le mail, mi arriva una notifica… ritorno vigile.
Impiego qualche secondo a capire che è un messaggio su FB.
E’ lei, dopo tre anni che non ci sentiamo, sono sorpreso.
Lei:Posso dirti una cosa?
Io: Dimmi.
Lei:Qui o su WA?
Io: Anche qui.
Lei: Ti pianterei le unghie sulla schiena.
Sono sorpreso non mi aspetto nulla del genere, non riesco a pensare altro che una stupida frase.
Io: Dipende da quanto sono lunghe.
Lei:Abbastanza.
Io: Sai cosa stai facendo? Sai come andrà a finire?
Lei:Lo so, ci faremo male di nuovo.
Tutta la rabbia che ho in corpo salta fuori.
Io: Puttana! ti scopo tutte le notti!
Lei:Io sento su di me le tue mani… sempre!
Sono eccitato, non riesco a pensare, decido di rimandare al giorno dopo.
Io: Ci sentiamo domani… Dolcezza!
Lei:Si, Padrone, il mio unico desiderio e compiacerti.
Io: Ambedue non avevano alcun ritegno alle mutue prodigalità della carne
e dello spirito. Provavano una gioia indicibile a lacerare tutti i veli,
a palesare tutti i segreti, a violare tutti i misteri, a possedersi fin
nel profondo, a penetrarsi, a mescolarsi, a comporre un essere solo.
Lei:Dormi bene Imzadi.
Io: Stronza! lo sai che non dormirò.
Lei:Neanche io.
Un collare per liberarti.
Devi imparare ancora molto.
Solo quando mi guardi negli occhi capisci che siamo una cosa sola.
Moet je zien
Moet je zien
Moet je zien