Sono arrivata al punto dove non ho nemmeno più voglia di lasciarmi morire.
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@labbrarossecuorerotto
Sono arrivata al punto dove non ho nemmeno più voglia di lasciarmi morire.
Vorrei poter passare la notte con te. Vorrei poter passare ogni notte con te. Nello stesso letto. Ad accarezzarti i capelli. A darti i baci sulle labbra, sulla fronte, sulle guance, in poche parole, su tutto il tuo corpo. Vorrei poter esser protetta come solo tu sai fare. Con le tue braccia grandi che scacciano via ogni mia paura, ogni mia ansia, ogni mio timore, ogni mia preoccupazione. Vorrei poter riuscire a sentire il battito del tuo cuore, il tuo respiro, mentre dormi. Vorrei poter vedere il tuo sorriso ed il tuo broncio mentre sei assonnato. Vorrei finalmente averti qui, non solo immaginarti, averti al mio fianco e poterti stringere fino a non lasciarti andare più via. Finalmente potrei dire di esser felice, felice davvero.
questionedichilometri. (via e-soloquestionedichilometri)
Il mio problema sono le domande, me ne faccio troppe, troppo spesso. Mi chiedo cosa in passato mi abbia condizionato tanto da aver paura di me stessa ora. Mi domando il perché delle mie paure, e ho paura. Mi chiedo a chi scrivo, ora ad esempio, e nella paura non trovo risposte. Non penso di volerle, ma mi piacerebbe averne qualcuna. Ti faccio un esempio, se mi chiedessi chi sono, io ti risponderei con il mio nome. Ma che importa dei nomi? Dietro un semplice “chi sei?” mi chiedi l'anima. E ad essere sincera, avrei paura di risponderti, proprio perché non ne conosco. Chi sono? Me lo chiedo spesso, e tu? Tu ovviamente lo sai. E se non lo sai te lo dico io, tu sei le parole delle canzoni, quelle che ascolti per la prima volta e ti rimangono impresse, tu sei una poesia da dedicare, il desiderio delle undici e undici, sei la stella che cade e che mi lascia vedere la scia. Io non lo so chi sei, so cosa sei, e ho paura. Cosa stai facendo? Io ad esempio non faccio mai nulla, tu studi? Ti immagino tra i libri di filosofia, ma forse sei più un matematico. Io scrivo, ma non faccio leggere mai nulla a nessuno. Sono brava nelle lingue, vorrei poter parlare con ogni persona di questo mondo, ma rimango zitta. Io parlo con gli occhi. Non so dove sono, tu dove sei? Ti immagino alla fermata dell'autobus, a scuola , ma forse sei a Londra, o a Parigi. Io non lo so dove sono, che importa la posizione? Sono su una panchina, e ora su un molo di un lago. Mi lascio trasportare dalle onde, è stressante. Lo stesso ritmo all'infinito, come il tempo in una canzone lenta. Tu suoni? Ti immagino con la chitarra, nella tua camera i poster dei Nirvana, o forse sei più uno da dj. Io non suono, anzi sì. Sento il suono ogni volta che cado a terra, un tonfo sordo, come se fossi vuota. Ti ricordi da piccolo, il gioco delle formine? Quante volte ho tentato di infilare il triangolo nel foro per il quadrato? Tante. Perché non entrava? Mi sento come il triangolo, incompleta per quello spazio. E tu? Tu sei completo vero? La senti la pioggia? Io si, batte forte. Ma magari da te c'è il sole. Ti immagino sul terrazzo a bere la limonata, ma forse sei più tipo da birra. Io sono il ghiaccio che rimane al fondo del bicchiere, quello che tutti lasciano. Ti hanno mai lasciato? Hai mai urlato? Io urlo sempre, ma nessuno mi sente. Ti immagino sorridente, con i tuoi amici, o forse sono familiari. Quante persone ti stanno attorno? Quante ti stanno vicino? Riesci a percepire la differenza tra le due domande? Chiudi gli occhi, respira. La senti l'aria nei polmoni? Senti il disordine? Ma forse tu sei più tipo da ordine compulsivo. Io odio l'ordine, nel disordine mi sento completa. Occupare tutto con il niente, e il niente con il tutto. Mi senti ora? Io ti sento, ma come in una galleria il segnale è precario. Mi chiedi come sto, e ti rispondo bene. Non c'è nulla di più intimo del domandare una cosa del genere. Come stai? E ti senti nudo. Ho imparato a leggere le persone. Come si fa, mi dirai, e io ti risponderò che è semplice. Ma non lo è, ma forse tu sei più tipo da contatto fisico. Con chi sei stasera? Io sono sola, ma forse no. Ti immagino a guardare le stelle sul tetto di una fabbrica, o forse sei già a letto. Quando hai chiuso gli occhi a cosa pensavi? Forse quella ragazza al parco ti ha sorriso, ma forse tu sei più un tipo diretto. Fai tesoro dei sorrisi? Non ti accorgi di quanto sono rari? Quanto spesso sorridi? Mi chiedi, e io ho paura.
Follow a depression blog with a little pinch of happiness
Ei piccola, se vuoi io ci sono. Vuoi parlare in privato? Vuoi sfogarti?
È okay.
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Stare sotto casa sua, nelle sere come queste, fa male.
La verità è che sono stanca, non ho avuto nessuno per diciannove anni e sono stanca di me stessa.
When I'm away I will remember how you kissed me Under the lamppost Back on 6th street Hearing you whisper through the phone Wait for me to come home.