Angiola Armellini e il Sacco di Roma mai finito
L'hanno beccata, finalmente. Angiola Armellini, l'ex moglie di Bruno Tabacci, figlia dell'illustre palazzinaro Renato (tra i più attivi nel cosiddetto
"Sacco di Roma" edilizio degli Anni '60), era proprietaria di 1243 case in tutto il Comune ma non aveva mai versato nemmeno 1 euro di tasse. In totale, la Gurdia di Finanza che si occupa dell'inchiesta ha calcolato circa 2 miliardi di evasione fiscale da parte dell'imprenditrice capitolina, proprietaria anche di una catena di alberghi, gli ArAn Hotel.
Una serie di società con sede in diversi Paradisi Fiscali, tra cui Lussemburgo, servivano da "scatole cinesi" per camuffare i conti, mischiare le carte ed evitare di sborsare denari. Ma alla fine l'hanno pizzicata e adesso un apposito ufficio di Roma Capitale si occuperà di conteggiare, centesimo per centesimo, tutto quanto dovuto all'erario.
Ma chi è Angiola Armellini? Una figlia d'arte: il padre Renato, marchigiano di origini, ha costruito un impero economico con la speculazione edilizia nel Dopoguerra, diventando uno degli uomini più potenti, ricchi e influenti del Centro Italia. Costruisce all'Eur, Magliana, Ostiense, Ostia, Laurentino e Tuscalana. E' spregiudicato, arrogante, spicciolo. Nel 1968 tira su un palazzone di sette piani in via Marco Papio 15 al Tuscolano e riesce a vendere i primi appartamenti a quasi 2 milioni cadauno nonostante fossero totalmente mancanti sia l'allaccio elettrico, sia la canna fumaria, sia quello idrico. Un vero e proprio "pacco".
Nel 1974 smette di essere anonimo, perché il Comune blocca i lavori di una palazzina a via Mantegna, totalmente abusiva, per la quale verrà condannato a sborsare 7 miliardi di lire di multa. Da quel momento, il suo nome finisce più volte sulle pagine della cronaca romana: truffa, bancarotta fraudolenta, morti sul lavoro, abuso edilizio. Tra condanne, rinvii a giudizio e condanne l'esistenza di Armellini è molto più spesso in Tribunale che nei numerosi cantieri di sua proprietà.
Il 14 febbraio del 1980 la malavita calabrese lo rapisce, tenendolo prigioniero quasi 300 giorni e ottenendo dalla famiglia 1 miliardo e 300 milioni di lire di riscatto. Nel 1983 qualcuno minaccia di far esplodere la sua abitazione di via Marocco all'Eur. Nel 1991 insieme a lui anche le figlie Angiola e Nazarena vengono coinvolte in un'inchiesta che li accusa di truffa e frode fiscale per 500 miliardi.
Muore due anni dopo, il 18 agosto, mentre si trova nella sua casa al mare di Porto Santo Stefano, a 63 anni. Lasciando ai figli un'eredità enorme e un nome da spendere in qualsiasi salotto buono di Roma.
A sfruttare al massimo queste credenziali è Angiola, che prosegue l'impresa edile e mette su una catena alberghiera, dando vita nel 2003 anche ad una Fondazione in memoria del padre. E' buona amica di Francesco Rutelli, primo cittadino in Campidoglio dal 1993 al 2001 e lo è anche del suo successore, il sornione Walter Veltroni, che non rifiuta certo di presenziare alle iniziative della Fondazione Armellini, come la foto dimostra.
Buoni rapporti, anzi ottimi, che permettono ad Angiola di costruire un albergo in un'area vincolata. Con buona pace dei comitati cittadini che ne chiedevano l'abbattimento a suon di esposti e denunce.
Angiola Armellini ha preso tutto dal padre: spregiudicatezza, creatività e avidità. Oltre all'attitudine a finire in brutti pasticci giudiziari. Ma è proprio per questa "eredità genetica" che non riponiamo grossa fiducia nel fatto che venga definitivamente punita.