Chi dice che le feste di Natale sono bellissime non lavora in un grande magazzino. Nei giorni che precedono Natale si lavora senza un attimo di sosta. Clienti di continuo, con i loro capricci, la loro poca pazienza, la loro fretta. Per chi come me dirige un reparto di vendite è un periodo massacrante. Anche perché ci si aspetta invece che tu sia sempre affabile, sorridente, curata, ordinata, in tailleur, sui tacchi alti.
Risultato: torno a casa distrutta.
Meno male che c’è Alex.
Alex è il mio unico figlio, diciottenne. Un ragazzo raro, buono e premuroso. Così diverso dall’arrogante uomo che avevo sposato e che per mia fortuna ho lasciato. Non so se Alex senta l’assenza del padre: se ha un difetto è l’essere chiuso, timido ma a volte addirittura solitario. Io ho cercato di essergli mamma con tutte le mie forze, di essergli sempre vicina, presente, nonostante i ritmi del mio lavoro.
So che non è più un bambino anche se per me è difficile abituarmi all’idea che stia diventando uomo. Le coccole per esempio. Gliele ho sempre fatte, adesso vedo che a volte si ritrae. Abbiamo una specie di rito, un bacio al mattino, appena svegli, e per augurarci la buonanotte. Prima andavo io nella sua cameretta. L’ho sempre baciato sulla bocca, un lieve contatto, labbra contro labbra. Ho cominciato così, quando sono rimasta sola con lui, per svegliarlo al mattino e augurargli un sonno sereno la sera, sono abituata così a salutarlo. Ma da qualche tempo lo vedo che esita ogni volta che mi avvicino. Si ritrae quando avvicino il mio viso al suo e il contatto fra le nostre labbra dura appena un istante. Peccato, quando era più piccolo lo abbracciavo e lo sbaciucchiavo assai di più. Mi manca il fargli le coccole….
L’altra sera sono tornata a casa molto stanca, dopo una giornata massacrante. Il mio tesoro mi aveva preparato qualcosa per cena. “Che bravo ragazzo che sei, Alex” gli ho detto facendogli una carezza sul viso. È arrossito, il mio piccolo. Di solito dopo cena, sediamo assieme un po’ sul divano per guardare la tv. Ero così stanca che avevo tolto le scarpe e allungato i piedi sul divano. Alex mi ha raggiunto dopo aver lavato i piatti. “Vai di là, mamma - ha detto - si vede che sei stanca morta, ci penso io.” “Sei un tesoro, come farei senza di te?”
Quando è venuto a sedersi ho istintivamente ritirato le gambe. “Lasciale pure, mamma, c’è lo spazio per me.” Così si è seduto all’altro capo del divano, mentre io, semisdraiata, ho allungato i piedi fin quasi a toccarlo. Un paio di volte si è girato a guardarmi, sembrava poco interessato a quel che passava in televisione. “Alex, amore, ma ….se ti chiedessi un piccolo massaggio? I miei piedi sono distrutti dopo una giornata sui tacchi….”
L’ho visto diventare un po’ rosso, e, senza rispondere, ha fatto di sì con la testa. Allora ho spinto i miei piedi sul suo grembo, facilitandogli il fatto di prenderli tra le mani. Ha cominciato un massaggio delizioso. Piano, leggero, passando le mani sul dorso del piede, poi sulla pianta, dove la calza diventa più liscia, poi ancora intorno alla caviglia. Ho emesso un sospiro di relax, era davvero piacevole. Senza che gli dicessi niente ha preso a toccarmi le dita dei piedi, distendendole appena, e poi ancora avvolgendo con le mani ogni piedino e carezzandolo piano.
“Mmm….fantastico, amore…” ho detto, abbandonandomi sul bracciolo, con gli occhi chiusi.
Era così rilassante quel massaggio, che ho temuto di addormentarmi sul divano. Allora mi sono scossa, ho ritirato le gambe e mi sono alzata. “Faccio una doccia e vado a letto, tesoro”, gli ho detto e mi sono protesa verso di lui sfiorandogli le labbra con le mie. Come sempre. “Grazie, amore…”
Era stato tutto così piacevole e naturale che la sera dopo gli chiedo di rifarlo. Alex prende di nuovo tra le sue mani i miei piedi e comincia ad avvolgerli con le sue dita, passando e ripassando più volte intorno al piede. “Mmm…” mi lascio scappare. “Ma come sei bravo tesoro…”
Lo incoraggio a non smettere e lui comincia a passarmi la mano intorno al tallone e poi sulla caviglia. Dalla caviglia risale ancora, sul polpaccio. Il tocco è così delicato….non ho nessuna paura che possa rompermi le calze. Anzi mi abbandono ancora di più sul divano, socchiudendo gli occhi, mentre sento le mani di Alex scorrere lievi sulle gambe, davanti e dietro.
Solo quando riapro per un attimo gli occhi, mi rendo conto che la giacca di seta del tailleur si è aperta e, sotto, Alex può vedere il reggiseno. E, anche, che, nel mio distendermi, anche la gonna un po’ salita, fino a scoprire il bordo delle calze e la clip del reggicalze. Richiudo la giacca e, ritirate le gambe, mi metto a sedere e poi mi alzo in piedi . “È tardi, vado a fare una doccia e poi a dormire…” È un po’ rosso in volto. Chissà se si è accorto che mi si vedevano reggiseno e reggicalze. Mi chino, sfioro come al solito le sue labbra e “Anche tu a dormire!” gli dico.
In bagno, mi spoglio degli abiti della giornata e faccio una lunga e rigenerante doccia calda. Sento le gambe leggere, finalmente, i massaggi di mio figlio si stanno rivelando deliziosi.
Lascio le calze piegate sul bastone di un asciugamani, ripromettendomi di metterle l’indomani nel cestone della biancheria da lavare. È propio il fatto che le abbia piegate accuratamente che mi permette, l’indomani, di capire subito che sono state spostate. E poiché in casa siamo in due e io non ero più entrata in bagno…..”chissà perché Alex le ha spostate, che strano….” mi dico, e poi non ci ho pensato più.
Questa sera, preso come al solito posto sul divano, sono io a chiamare direttamente Alex. A cena finita, gli ho chiesto se avremmo guardato insieme la tv, e lui, arrossendo anche più del solito, ha mormorato a bassa voce che preferiva di no.
Io però ho tanta voglia di sentire le sue mani massaggiarmi i piedi che io stessa lo chiamo e gli chiedo di venirsi a sedere sul divano accanto a me. Tolgo le scarpe, rosse, sono tutta vestita di rosso, e le poso sul tavolinetto. Poi poggio i piedi sulle sue gambe, sorridendogli. Alex comincia il massaggio, è diventato così bravo!
Anche stavolta, dopo i piedi le sue mani proseguono ad accarezzarmi le gambe. Davanti, poi dietro, i polpacci. È così dolce quel massaggio che mi ci abbandono sempre più languidamente. A un certo punto, sento le sue mani accarezzarmi le ginocchia. Ho gli occhi socchiusi. Per un attimo penso di dirgli “ma dove te ne vai?”, poi mi dico che si imbarazzerebbe troppo, il mio cucciolo, e poi …è così gradevole. Muovo le gambe, però, per avvicinarmi a lui e evitare che debba allungare troppo il braccio, e così facendo un mio piede urta la sua patta.
Si, dico urta, perché quello che il mio piede sente è qualcosa di sporgente …e niente affatto molle. Resto ferma qualche secondo, poi muovo di nuovo il piede e…bè si….non ci sono dubbi che il mio piede stia sfiorando l’erezione di Alex. Mi viene quasi da ridere. Mio dio, il mio bimbo sta crescendo, è il pensiero che mi viene in mente. Solo dopo realizzo che quella erezione gliela sto sfiorando con il piede, mentre lui continua a far scorrere le dita lungo le mie gambe.
Morirebbe dall’imbarazzo, il mio piccolo, nell’accorgersi che la mamma si è accorta del suo stato. Così, per distrarlo, gli chiedo di cambiare massaggio e farmelo alle spalle. Alex viene dietro di me e poggia le mani sulle spalle. Solo allora però mi rendo conto che non ho migliorato di molto la situazione. Da quella posizione, attraverso la scollatura, Alex può guardarmi il seno. E sento un suo respiro profondo. Piego il capo all’indietro e come risultato finisco con il sentire, stavolta con la nuca, il bozzo che gli si è formato davanti nei pantaloni.
Soffocando un risolino per quella strana situazione, gli dico allora che va bene così, mi rialzo e, prese in mano le mie scarpe dal tavolino, gli do il solito bacio per poi volgergli le spalle e andare verso la zona notte. Anche senza voltarmi percepisco però che è rimasto in piedi, fermo, a guardarmi allontanarmi da dietro. È stata una mia impressione che le labbra gli tremavano quando le avevo sfiorate con le mie?
Sotto la doccia non riesco a non pensare alla erezione di Alex. E al mio piede che la toccava. L’acqua calda scorre sulla mia pelle. Sta proprio diventando uomo, penso. Al momento di uscire dalla stanza da bagno, guardo le calze che ho tolto. Le lascio anche stasera appese nel bagno. Ma le sistemo in modo da essere certa, senza dubbio, se qualcuno le tocca.
La mattina dopo entro in bagno ovviamente prima di Alex che ancora dorme. Il mio sguardo va a dove ho lasciato le calze la sera prima. E…si! Sono state toccate di nuovo. Le prendo. E no! Non sono state solo toccate. Inequivocabili, un paio di aloni bianchi, qualcosa di umido, che poi si è seccato. Non posso certo dirmi bugie, so benissimo cos’è: il risultato di un maldestro tentativo di pulirle…dopo esserci venuto dentro….. Le annuso, ancora si sente quell’odore. L’odore dello sperma di mio figlio. Sono un po’ turbata, ma non del tutto contrariata. Ha diciotto anni, gli viene duro, come tu stessa hai capito…è normale. Ma con le mie calze….
“Vuoi che ti massaggi i piedi mamma?”
Ha preparato la cena lui anche questa sera. Sono andata a sedermi sul divano, ma, questa volta, senza sdraiarmi.
“No, stasera no, Alex.”
Chissà se sente che qualcosa è cambiato.
Ma non insiste. Si siede accanto a me, guardiamo la televisione insieme, senza parlare. Chissà se sta pensando a quel che ha fatto. Io si, ci ho pensato tutto il giorno. E non sono riuscita ad arrivare a una conclusione, sul modo migliore di parlargli.
La tv è noiosa. Io sono stanca. Il sonno comincia ad arrivare. Distendo le spalle appoggiandomi. Lui ha un braccio sulla spalliera del divano. Lo uso come poggiatesta. “Ti dà fastidio?” “No, mamma.” Appoggio il capo. Gli occhi diventano pesanti. Li chiudo. Piego un po’ il capo per mettermi comoda e così lo appoggio sulla sua spalla. Lui non si muove, non dice niente. Io quasi mi addormento del tutto. Quasi.
Non è proprio sonno, non sono nemmeno sveglia. Ma sono ferma, il respiro lieve. È per questo che lui mi crede addormentata. Se no non farebbe …quello che sento che sta facendo. Il suo braccio mi cinge le spalle e la sua mano….la sua mano è scesa giù. È di fianco al mio seno. E lo sfiora. Sento le sue dita, lievissime, sfiorare la seta della camicetta aderente che ho indossato stasera, che i miei seni tendono. “Sei molto elegante mamma stasera…” mi ha detto prima, mentre cenavamo. Tanto aderente questa camicetta che ho slacciato qualche bottone quando sono andata in salone… Le dita sfiorano e girano intorno alla coppa del seno. Sotto la sua carezza sento i capezzoli che si fanno duri. Potrei fermare tutto ciò. Invece mi avvicino e mi appoggio ancora più a lui. Sono semisdraiata, di sbieco. Per la sua mano è ancora più facile scivolare intorno al mio seno. Quanto al resto….
La gonna è salita. Mi scopre le cosce. Alex può vedere le gambe, il bordo delle calze, il reggicalze, la pelle nuda della coscia. Per tirare giù la gonna dovrei aprire gli occhi, mostrarmi sveglia. Si imbarazzerebbe tanto…..Resto ferma, continuo a fingere di essere profondamente addormentata. L’altra sua mano si avvicina al mio grembo. Con la punta delle dita mi sfiora le calze. Sto ferma. Respiro profondamente. Imbaldanzite, le sue dita percorrono adesso la parte alta della coscia, lungo il bordo delle calze, si fermano dove è il bottoncino che le regge. Scivolano, per un istante, sulla pelle nuda. È qui che si ferma, impaurito dal suo stesso osare.
Mi scuoto, riapro gli occhi. “Oddio devo essermi addormentata…” Una brava mamma è meglio che faccia credere a suo figlio di non essersi accorta di niente….
Lo bacio, labbra contro labbra, come sempre. “Vado a nanna, buonanotte.”
In bagno mi guardo allo specchio. Mi tocco il seno. È come se sentissi ancora quel tocco. E i miei capezzoli non vogliono saperne di andare giù.
Tolgo le calze e le lascio in bagno, ancor attaccate al reggicalze. A letto, tra le gambe, sono bagnata…e non è l’acqua della doccia.
L’indomani mattina controllare in che stato siano le mie calze è la prima cosa che faccio. Di macchie ne trovo più di una. Non sono sorpresa. La notte precedente non ho preso subito sonno. E ho sentito la porta del bagno aprirsi, poi chiudersi. Mi sono alzata in silenzio e sono andata a vedere. La luce, sotto la porta, è filtrata per un bel po’. Si è masturbato. Eccitato dalle carezze rubate. Non posso nemmeno rimproverarlo troppo, perché anche io ….sono rimasta agitata. Guardo le macchioline che ha lasciato. È venuto sopra, poi ha cercato di ripulirle. Magari è anche convinto di averlo fatto bene e che io non sappia nulla.
Siamo alla vigilia. Ultimo pomeriggio di acquisti all’ultimo momento di regali. Per fortuna si chiude prima, per una volta sarò io a casa prima di lui.
Quando arriva lo accoglie il profumino della cena che ho preparato. “Mamma ,..hai fatto tu….” “Sì, amore, è la vigilia di Natale….stavolta voglio essere io a occuparmi di te….” Gli scompiglio i capelli, gli accarezzo il viso. “Sei un ragazzo meraviglioso, Alex…” Diventa tutto rosso. “Hai sostituito tuo padre in tutto…o quasi…” gli dico sorridendogli. Poi mi protendo e le labbra si sfiorano. Come tante altre volte. Ma per un attimo, stavolta, le mie labbra prendono il suo labbro inferiore. Solo un istante. Forse non ha neanche realizzato che non è stato un caso….
Dopo cena, dico che vado a cambiarmi. Torno da lui che in salone guarda la tv seduto sul divano. È la vigilia di Natale ma la nostra routine non cambia molto.
O meglio, qualcosa è cambiato. Stasera mi sono liberata del solito tailleur da lavoro. Ho una vestaglia-kimono. Mi guarda. Poi abbassa lo sguardo. Le calze quelle no, non le ho tolte. E nemmeno le scarpe. Stasera con un tacco ancora più alto del solito.
Mi accomodo sul divano. Et voilà, sollevo i piedi, li poggio sulle sue gambe. “Ora del massaggio…..non vorrai farmelo mancare proprio questa sera…”
Mi guarda un po’ interrogativo. “De-devo toglierti io le scarpe mamma?” “Certo, sciocchino..” gli dico alzando un piede quasi al livello dei suoi occhi.
Mi toglie le scarpe. Comincia il lento massaggio. “Non ho voglia di sentire rumore…” e spengo la tele. Non può più fingere di guardare la tv. Nel silenzio si sente solo il soffio delle sue dita che sfiorano le calze. Ogni tanto gira la testa verso di me. Io sto lì che lo osservo, sorridendo. La vestaglia-kimono è abbastanza corta e leggera che certamente non riesce a nascondere la parte alta delle cosce, il bordo delle calze, il pizzo delle mutandine. Lo vedo agitato. Ma continua a passare la mano intorno a un piede. Uno. L’altro lo sottraggo al massaggio e si va a posare …lì. È sul suo pene. Duro, sotto la stoffa tesa dei pantaloni. Lo vedo irrigidirsi. Cerca di cambiare posizione. Ma il mio piede segue i suoi movimenti. Cerca di riprenderlo in mano e come conseguenza gli sfuggo e ho la scusa per strusciarlo sulla sua patta. “Mamma …continuo?” “Certo, amore…sei davvero delizioso….ecco massaggiami su, la gamba, anche il ginocchio, ecco, anche dietro….” E mentre lui continua il mio piedino diavoletto continua a sfiorarlo e a premere su quel punto così sensibile, senza che lui osi dirmi niente. Solo quando sollevo il piede e con le dita gli sfioro la nuca, ha un brivido e dice a voce alta “Mamma!”
“Peccato, sono stanca….mi sarebbe piaciuto aspettare mezzanotte con te, amore mio. Mi odi se vado a dormire?” Fa cenno di no con il capo. Mi chino ancora su di lui per baciarlo. E di nuovo gli prendo un labbro tra le mie….giusto un istante…..
Stavolta in bagno gli lascio oltre le calze anche le scarpe. L’idea che le userà per masturbarsi mi eccita. Mi eccita anche ripensare alla erezione che sentivo sotto il mio piede. E al suo sguardo sulle mie cosce, sotto la vestaglia.
Vado in camera mia. Apro il cassetto, quello chiuso a chiave. Dentro c’è il vibratore. È un po’ che non lo uso, ma stasera ho voglia. Se non lo uso impazzirei. Ma aspetto di sentire la porta del bagno che si apre e si chiude. C’è silenzio. Allora accendo il vibratore. Ora ricordo perché avevo smesso di usarlo. Faceva molto rumore, avevo un po’ di vergogna che Alex sentisse e capisse. Ora non ho più questi scrupoli. Lo accendo e lo uso. Lo infilo in fondo. Comincio a gemere. Non mi preoccupo che lui mi senta. E sono sicura che senta. Che sappia che anche la sua mamma si sta masturbando, esattamente come lui con il pene avvolto nelle mie calze o strofinandolo su una delle mie scarpe. Godo, proiettando questa immagine nella mia mente, e grido mentre godo. Sto ancora ansimando per il piacere raggiunto, quando sento la porta del bagno aprirsi e chiudersi di nuovo e dei passi affrettati a piedi nudi. Non aspetto la mattina dopo. Entro in bagno dopo di lui. Le calze sono ancora umide del suo seme, stavolta ne ha fatta troppa per fare sparire le tracce. E sulle scarpe, aloni lasciati dal seme di mio figlio.
“Mamma…” Si è svegliato tardi, ma, in fondo, oggi è Natale. “Buon Natale, amore mio..” “Come sei bella…”
È dolcissimo per una donna cominciare la giornata con parole come queste. È stupendo che a usarle sia tuo figlio. “Sono vestita di rosso, amore, è Natale, no?”
Stamattina mi sono svegliata. Mi sono truccata. Ho scelto questo vestito corto, aderente, che mi sento addosso come un guanto, le calze nere e le scarpe a tacco alto, non certo quelle che lui ha sporcato.
Gli vado vicino. Lo sento un po’ confuso, sembra più timido del solito. Sarà quello che ha sentito ieri sera? Mamma che godeva da sola?
“Vieni.” Lo prendo per mano e lo conduco sul solito divano del salone. Mi seggo accanto a lui. Accavallo le gambe. Che il vestito salga non mi importa. Che veda pure che ho le calze anche oggi. Non regge il mio sguardo. Lo abbassa ma così gli finisce sulle mie gambe, si imbarazza arrossisce e a questo punto non sa più dove guardare. Gli prendo la mano. Dolcemente, ma decisa, la guido fino a fargliela poggiare sulla mia coscia.
“Non pensi che sia meglio toccare le calze quando rivestono le mie gambe, piuttosto che quando sono stese in bagno?”
Ha un singulto e sbarra gli occhi. Io continuo a far fare su e giù alla sua mano sulla mia coscia. “Mamma…” sussurra …”non lo faccio più…” Mi avvicino ancora di più appoggiandomi a lui. “Non ho detto mica che sono arrabbiata….” Continuo a guidare la sua mano, adesso in mezzo alle cosce. Non più massaggio, ma carezza. Carezza che guido io. Mi chino, lo bacio. Sulle labbra, come sempre, ma stavolta le schiudo. Lui non capisce. Uso la lingua per fargli aprire le labbra, poi la uso come leva per fargli aprire la bocca. E poi me ne impossesso, mettendogli la lingua in bocca, avvinghiando la mia alla sua, mentre la sua mano è ormai sparita del tutto in mezzo alle mie cosce. Lo bacio ancora prendendogli il viso fra le mie mani.
È spaventato, quando salgo su di lui a cavalcioni del suo grembo. Prendo a sbottonargli i pantaloni. Poi glielo tiro fuori. È durissimo. “È enorme” dico guardandolo e sorridendo compiaciuta. Quanto tempo perso Margherita…
Tenendoglielo forte con una mano, mi sollevo appena, con l’altra scosto le mutandine e poi lo guido dentro di me. Sento il suo cazzo riempirmi la figa. Mi muovo un paio di volte su di lui e lui eiacula subito, un fiume di sperma mi riempie. È un ragazzino, è vergine, è normale che sia venuto subito.
“Scusa mamma…” quanto è dolce. Ha capito subito di essere venuto troppo presto, che la sua mamma non può essere appagata, che la sua voglia deve essere ancora placata. Gli passo le braccia intorno al collo e attirò il suo viso contro il mio seno. Glielo strofino così, tra le mie tette. Poi lo bacio di nuovo, spingendo la lingua dentro la sua bocca inesperta.
Poi mi alzo in piedi. Gli prendo la mano, lo tiro su e comincio a portarlo in camera mia. Mi fa tenerezza camminando a passettini dietro di me, con i pantaloni ancora alla caviglia e il pene già di nuovo duro. Oggi e domani è festa, ho due giorni interi per educarlo a far godere la mamma.
















