Mese strano, fatto di freddo e di caldo improvviso. Adesso a Roma è maggio, ma stamattina era al massimo marzo. I turisti sono paonazzi in viso e girano con le maniche corte e gli occhiali da sole che riparano gli occhi sgranati di fronte all’opulenta città che non c’è più.
Stanotte ho dormito male. Mi sono svegliata mille volte con un nodo allo stomaco. L’ansia ogni tanto si affaccia e all’inizio la scambio sempre per un malessere fisico. Invece tira la corda del nodo e mi dice “io sto qua. Risolvi ste cose.” E a volte non so da parte iniziare a sbrogliare la matassa fatta di nodi, sì piccolissimi, ma pur sempre nodi. Ho un monte di cose da fare per lavoro, per la famiglia e pure per me. Mi sento fuori luogo, fuori tempo e fuori da me, come se fossi altro. Come se volessi essere altro. Stamattina, mentre lavavo i denti e pensavo che è proprio il momento di fare la pulizia dei denti, leggevo la newsletter di Ester Viola, che, al solito, infila sempre una frase che ognuno può cucirsi addosso.
“Settimana di orari cambiati, di sogni strani. Ci si sveglia di notte coi pensieri, ma è notte, che vuoi pensare? I pensieri, senza la luce del sole, hanno tutti la faccia da mostri. La prima settimana di primavera qualcosa s’inceppa nel funzionamento generale, devo ancora capire cosa, ma ci deve essere per forza. Quello che è sicuro, è che la vita dei giorni da otto ore di sonno non somiglia manco lontanamente alla vita che fai quando non hai dormito. Sono proprio due galassie parallele.”
Qualcosa infatti si è inceppato ieri sera, ma è primavera, il sole concede grazia e tregua, con la promessa che il tempo cura tutto e, se non lo cura, ci aiuta ad abbozzare.
Domani Napoli. Abbozzo e penso alle frittatine di pasta, per me cura dei nodi allo stomaco.
C’è luce a Roma. Chiudo gli occhi e la lascio entrare.