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by ricci albenda (+)
David Bowie & The Lower Third
Nessuno legge piu’?
Eccomi di nuovo online. Con una serie di interrogativi e letture in lista d'attesa. Ma avete letto quest'intervista a Jonathan Galassi, presidente di Farrar, Straus & Giroux, la più prestigiosa casa editrice americana? Ve la ripropongo (se l'avete letta), altrimenti leggetela. Ad un certo punto sostiene: "Esistono poeti che vendono bene come i romanzieri. Magari non i romanzieri da bestseller, ma stiamo parlando di un altro tipo di sensibilità e un altro tipo di pubblico. La poesia lavora su un piano temporale differente dalla narrativa: ci mette più tempo ad attaccare, ma poi dura più a lungo". Nel dubbio, rifletto! Cosa ne pensate? Questo il link all'intervista integrale: http://www.linkiesta.it/intervista-jonathan-galassi
… Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però…“
J. D. Salinger, Il Giovane Holden - Einaudi 1952 (via thebookisonthebeach)
Ho imparato a leggere a cinque anni, nella classe di fratel Justiniano, nel Colegio de la Salle, a Cochabamba, in Bolivia. È la cosa piú importante che mi sia successa nella vita.
Mario Vargas LIosa, Elogio della lettura e della finzione - Einaudi 2011 (via thebookisonthebeach)
Il Giardino delle Parole (Kotonoha no Niwa) scritto e diretto da Makoto Shinkai, considerato l’erede di Hayao Miyazaki. Ispirato ai libri di Haruki Murakami. Dove Takao,15 anni, sogna di diventare uno stilista di scarpe. Nei giorni di pioggia marina la scuola per dirigersi verso un giardino dove, in solitudine, può dedicarsi alla sua passione. Qui incontra Yukari Yukino, 27 anni, e i due iniziano a vedersi sempre e solo quando piove. Una videopoesia del 2013 per questi giorni d’afa 2015.
Avete sempre desiderato leggere in acqua? In piscina o al mare? Nella vasca da bagno dopo il lavoro? Bibliobath potrebbe essere la risposta: i libri impermeabili di Jasper Jansen… Info: www.bibliobath.com
So true.
»fallen« by jörg piringer (+)
jörg piringer works in many forms, including visual, digital, and sound poetry, as well as music. in »fallen«, piringer combines a visual sensibility with computer programming skills to tumble text from the english translation of »the communist manifesto« into a pile at the bottom of the page. the result is a mass of letters stripped of their original meaning and representing the failure of an idea. — geof huth
[via]
Eight poets reveal their most memorable summer reading experiences.
A series of 20 original poems by various authors on the theme of climate change curated by the UK's poet laureate Carol Ann Duffy
La lettura agisce sulle fibre nervose di chi s'imbatte nel fortunoso incontro tra un libro e la propria vita
Erri De Luca, La parola contraria - Feltrinelli 2015 (via thebookisonthebeach)
27 aprile 1945
Oh, dolce terra d'Italia, esulta! Garrisci al vento ancora mio bel tricolore! La nostra Patria è libera! Il sangue dei nostri morti, quel sangue che irrorò tutte le contrade Italiche, è vendicato! Trionfa nell'aria il sole e bacia l'Italia, il tricolore, i soldati caduti per Esso. Nel mio cuore è tornata la luce! È tornata la felicità, la serenità! La nostra Madonnina del duomo, benedirà Milano e tutta l'Italia, le darà forza, per marciare rettamente verso il sole dell'avvenire.
(Questo e’ il tema di una bambina di terza media di Milano, scritto il 27 aprile 1945. Giorno in cui Mussolini venne arrestato a Dongo dai partigiani della 52ª Brigata Garibaldi, dopo essere stato riconosciuto a bordo di un automezzo tedesco diretto verso il confine svizzero: la ragazzina che ha scritto il tema non poteva saperlo, mi ha colpito il contenuto e la coincidenza della data, non potevo non rebloggarlo).
20 luglio 2001 (Erri De Luca)
Un proverbio persiano dice: «Se vuoi farti un nome, viaggia o muori». Lui non voleva un nome, quel mattino di luglio voleva andare al mare. La strada era già un mare, le ondate di migliaia dietro migliaia dentro le piazze, i vicoli, nei viali, allagavano Genova città. Pensò ch’era Venezia, liquida di canali. Cercò di navigarla, però l’alta marea di molta umanità se lo portava via nella corrente. Più logico seguirla. Era lo stesso una giornata al mare. Montava il terzo giorno di acqua alta, a Genova e di luglio, tre giornate di onde di persone. C’era l’appuntamento di otto presidenti con la scorta delle gendarmerie assortite, pure le guardie forestali e di penitenziario. C’erano i paracadutisti e i palombari. A parte queste frotte, Genova conteneva la formula migliore di popolo riunito dalla rosa dei venti. Su qualunque mezzo, compreso nave, bicicletta e a piedi: evviva i viaggiatori, sudati, intransigenti, lieti. Quel giorno terzo il cretino al potere, incretinito appunto dal potere, scagliò la truppa addosso all’alta marea. Era marea di quelle che non possono defluire a mare. Nella città compressa tra la collina e il porto non aveva uscita, sfogo, scappamento. Aggredita, si riformava ovunque, scossa e scombinata dal suo stesso formato innumerevole. Sbatteva contro i muri, i manganelli, i calci in faccia e gli insulti della truppa arroventata dal sole e dal cretino. Lui si mischiò dentro l’acqua agitata. Pensò che il mare non andava preso a calci. Il mare quando è fatto di persone, va ascoltato e basta. Il mare quando è pieno di sale di ragione, va in salita scavalca dighe e moli. Oggi io sono il mare, pensò all’ingresso del piccolo slargo di piazza Alimonda, nome che finisce con un’onda. Gli venne il sorriso veloce di quando scorgeva la strizzatina d’occhio di una coincidenza. Amava il latino, traduceva Catullo stordito d’amore, Ovidio spedito in esilio, Virgilio col biglietto per visitare l’aldilà, il gran museo dei morti. Amava il latino. Nel mazzo di carte da studio un ragazzo ci vuole vedere in qualcuna il suo settebello. Mare: in latino al plurale fa mària. Decise quel giorno e quell’ora che avrebbe sposato una di nome Marìa e le avrebbe spiegato perché. Su piazza Alimonda il sole batteva a tamburo, la luce bruciava negli occhi. Un carabiniere coi calci sfondò il vetro del suo quattroruotemotrici. Di solito i vetri si rompono da fuori. Quello si ruppe da dentro. Il carabiniere tolse così l’ostacolo alla mira e la sicura all’arma. Lui pensò di dover raccogliere i vetri, non vanno lasciati sul fondo del mare. Chinato a levarli, un estintore gli rotolò vicino. Lo prese, gli venne l’impulso di gettarlo via, s’accorse del carabiniere, del vetro sfondato, del braccio, con l’arma, col dito. Che fai disgraziato? Non vedi che io sono il mare? Il mare lanciò l’estintore con tutta la forza del braccio e dell’onda di piazza Alimonda. In volo incrociò la pallottola calibro nove. Cadendo pensò che il mare così abbatte le sue ondate addosso alla scogliera e quando si sollevano gli spruzzi vengono giù e l’onda non c’è più. Il mare nell’urto da azzurro si rompe nel bianco. Gridarono le ali e le lenzuola stese, gridò lo zucchero, la farina, il sale, il marmo, la pagina e la schiuma delle onde vicine, gridò il bianco dell’uovo e delle voci. Pensò: non è così che sposerò Maria. Un accento si sposta e si scombina il legittimo destino, può darsi che c’entri il latino, o un giorno violento di luglio, lo scambio di un mare per l’altro. Pensò ch’era arrivato a riva, dove il mare riabbraccia la sua onda schiantata e la riassorbe. Pensò al respiro di sua madre, il mare. Poi scivolò sul fondo, senza peso di vita. Dice il proverbio persiano: «Se vuoi farti un nome, viaggia o muori». Dieci anni più tardi il suo nome viaggia insieme alle onde che sono la maggioranza del mondo. ☛ Erri De Luca, poesia tratta dal libro "Per sempre ragazzo", curato da Paola Staccioli e pubblicato da Marco Tropea 2011