taylor price

祝日 / Permanent Vacation

PR's Tumblrdome

Origami Around

Discoholic 🪩

Janaina Medeiros
Jules of Nature
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
I'd rather be in outer space 🛸

Kaledo Art
occasionally subtle
No title available
will byers stan first human second

blake kathryn

JVL
Three Goblin Art
art blog(derogatory)

ellievsbear
Claire Keane
No title available

seen from Türkiye
seen from China

seen from Malaysia

seen from Germany

seen from Türkiye
seen from United States

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from United States
seen from Norway
seen from Brazil

seen from United States

seen from Malaysia

seen from United States
seen from France

seen from United States

seen from Malaysia
seen from Türkiye

seen from United States

seen from Singapore
@lognorri
sostanzialmente in questo momento è la parola più usata….ma..tra le righe leggo mancanza di sostanza e zero mente. …Quindi che faccio? Mi sparo una canzone 😁 https://youtu.be/a2nmq_64RJM?is=uik4cr-CrJKXn6oE
Fascisti bastardi
In totale la documentazione ad oggi che è stata nascosta dai servizi deviati dello stato italiano le stragi nazi-fasciste sono 5800 persone donne,anziani e la maggioranza bambini.
L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu un crimine di guerra nazifascista compiuto dai soldati tedeschi di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandata dal Gruppenführer Max Simon[1] e da collaborazionisti italiani della Repubblica Sociale Italiana (RSI). All'alba del 12 agosto 1944 tre reparti circondarono l'abitato di Sant'Anna (una frazione di Stazzema, Provincia di Lucca, Toscana), mentre un quarto si attestava più a valle, sopra il paese di Valdicastello, per bloccare ogni via di fuga. Nonostante agli inizi del mese Sant'Anna fosse stata dichiarata zona bianca dai tedeschi, in grado cioè di accogliere popolazione civile sfollata, in poco più di tre ore furono massacrate 560 persone, tra cui molti bambini….. ribadisco io che ho studiato la storia i bambini erano 182….
La risposta più bella, più giusta, ai La Russa, ai Vannacci, a chi invoca una pacificazione sempre più simile a una parificazione, l’ha data la storica Michela Ponzani a “Otto e mezzo”.
Lo ha fatto con parole inequivocabili che sono un manifesto oggi di cosa sia e cosa resti del 25 aprile.
"Il 25 aprile non è unitario per chi ancora rimpiange il fascismo. Non vedo cosa ci sia da rimpiangere nel 2026…
Vorrei a questo proposito rasserenare il Presidente del Senato: noi storici, ogni anno, ce li ricordiamo bene i militi della Repubblica di Salò.
Ci ricordiamo bene cos'hanno fatto le brigate nere quando torturavano, ammazzavano, impiccavano, quando infierivano sui corpi dei vecchi e dei bambini.
Io ho fatto parte di una commissione che ha censito circa 5800 casi di stragi in Italia. Abbiamo lavorato sulla documentazione che era stata occultata illegalmente, a proposito di apparati deviati dello Stato e a proposito di apparati occulti, nel famoso armadio della vergogna.
Ebbene, quelle carte ci dicono che noi siamo il paese delle stragi nazifasciste.
Quindi se nel 2026, nell'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana nata dalla lotta antifascista, si rimpiange ancora le frasi del vecchio e ‘caro’ Giorgio Almirante, che diceva "ma che dobbiamo festeggiare?"... beh, è un problema suo se lo fa in casa sua, è un problema nostro se quelle parole le pronuncia da Presidente del Senato e seconda carica dello Stato".
Grazie di averlo detto!
Lorenzo Tosa
I piedi saranno nudi.
«Perché non possiamo indossare le scarpe sulle strade di un mondo intriso dal sangue dei nostri figli. Cammineremo scalze ma cammineremo.
Mai come ora è tempo di cominciare il lungo percorso verso la pace».
Mentre Reem al-Hajajreh racconta, Yael Admi annuisce. E aggiunge: «Spogliando i nostri piedi – a Roma, a Gerusalemme e in altre città – vogliamo mostrare la fragilità condivisa degli esseri umani da cui nasce lo sforzo per un futuro comune.
È un modo silenzioso ma potente per dire che questa terra deve essere un luogo in cui la vita sia protetta, non sacrificata».
Continua a leggere la storia raccontata dalla nostra Lucia Capuzzi, inviata a Tel Aviv su avvenire.it
Number one thank you 👍