Vincenzo Gambardella legge e ci racconta la poesia di Mario Fresa. Versi esatti e visionari, che scavano salvezza.
Vincenzo Gambardella legge e ci racconta la poesia di Mario Fresa. Versi esatti e visionari, che scavano salvezza.
he wasn't even looking at me and he found me
EXPECTATIONS
Cosimo Galluzzi
Show & Tell
cherry valley forever

Andulka

Discoholic 🪩

izzy's playlists!
Today's Document
RMH
Sade Olutola
Claire Keane
Sweet Seals For You, Always
𓃗
Cosmic Funnies
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
🩵 avery cochrane 🩵
No title available

Janaina Medeiros
$LAYYYTER
seen from Germany

seen from United States
seen from United States

seen from Malaysia
seen from United States

seen from India

seen from Estonia
seen from United States
seen from Germany
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from Russia
seen from United States
seen from Canada

seen from United States
seen from United States
seen from Australia

seen from Peru
seen from United States
@mariofresa
Vincenzo Gambardella legge e ci racconta la poesia di Mario Fresa. Versi esatti e visionari, che scavano salvezza.
Vincenzo Gambardella legge e ci racconta la poesia di Mario Fresa. Versi esatti e visionari, che scavano salvezza.
Pubblicato dalla Società Editrice Fiorentina è uscito da poco tempo il Dizionario critico della poesia italiana 1945-2020 che l’editore così presenta: “Strumento di consultazione e di informazione, questo Dizionario – curato da un gruppo di oltre cinquanta specialisti coordinati da Mario Fresa – presenta al lettore i nomi più significativi apparsi sulla scena della poesia italiana del secondo Novecento, offrendo un panorama aggiornato e una sintesi storico-critica che parte dagli anni del secondo dopoguerra per giungere sino ai giorni nostri”.Come ben sappiamo, le antologie di ogni ordine e grado sono sempre, e soprattutto, un infinito pretesto di discussioni e interventi e anche questo Dizionario non sfugge alla regola che Sergio Antonielli così ironicamente sintetizzava: “Le antologie servono più a discutere su chi non c’è, non su chi vi compare”.
Mario Fresa, Bestia divina
I veri libri di poesia si compongono furiosamente e felicemente in un tedioso mattino d’inverno, sognando Sade e Lautréamont e la musica di Johann Sebastian Bach. Il rapporto tra la parola e l’immagine, o meglio la lotta tra il senso di un’immagine immediata e una metafonia che ne stravolge (sovvertendolo) il profondo significato è un tema forte e ricorrente nella poesia di Mario Fresa e, in particolare, nel suo ultimo, magnifico libro intitolato “Bestia divina” (saggio introduttivo di Andrea Corona, La scuola di Pitagora editrice, 2020).
Rosa Frullo analizza “Bestia divina” di Mario Fresa
di Sergio Spadaro (Milano) - critico letterario
Sergio Spadaro legge “Bestia divina”
per chi ama la poesia
Mario Fresa, Bestia divina
La Scuola di Pitagora editrice, 2020
Con un saggio di Andrea Corona e un disegno di Loredana Müller
Come in una tela in cui l’occhio non sa dove posarsi, le soluzioni linguistiche di questo libro risultano talvolta contro-intuitive, ma è proprio in virtù di ciò che regalano dei piccoli stordimenti all’intelligenza; più a quella intellettiva, si badi, che non a quella emotiva. […] I versi di Fresa osano l’aporia, osano avventurarsi oltre le catene della sintassi per approdare a quel che la psicanalisi freudiana chiamava l’ombelico del sogno, nodo inaccessibile all’analisi. […] Di più, vi è una narrazione poetica che gioca con uno scollamento, quello tra linguaggio parlato e soggetto parlante, che gioca coi concetti di conclusione e di sconclusione, di compiutezza e di incompiutezza, e dunque coi concetti di sapere e non-sapere, di conoscenza e ignoranza: non per nulla, il soggetto del discorso resta il più delle volte ignoto. […]. La poesia si fa allora estroflessione dell’inconscio, si fa condensazione e spostamento, si fa sogno stesso.
Andrea Corona
Mario Fresa. Poesia e didattica delle forme poetiche
Il nuovo libro di Rosa Pierno, Il contorno dell’ombra (Oèdipus, 2020) si presenta con un duplice volto: quello del Minotauro (archetipo dell’innominabilità di ciò che si mostra, insieme, violento e sacro) e quello di Tèseo, il liberatore-uccisore (colui che, fuggito dal labirinto della follia, ci chiede con mistero, come l’occhio albertiano: Quid tum?). La scrittura di Pierno è appunto, qui, prigioniera di un impossibile desiderio (ricucire lo strappo incolmabile tra la parola e la visione) ma, anche, anarchicamente non imprigionabile (perché sospesa tra il saggio e la poesia, tra la musica e la prosa…).
Le porte di questa scrittura labirintica sembrano aperte sempre.
E nessuna delle presenze ospitate vuole fuggire.
Il mondo da raccontare si trasforma nella parola stessa che racconta. Il drago dell’ineffabile è vinto, perché la scrittura stessa è divenuta un drago.
Su Le parole viventi una riflessione e un’indagine dedicata all’ultimo lavoro di Rosa Pierno, al fatato ragnatelo del misterioso suo mostrarsi e scomparire…
per chi ama la poesia
Rosa Frullo intervista Mario Fresa a proposito delle sue traduzioni da Catullo
Per il decennale della (non) morte di Edoardo Sanguineti.
per chi ama la poesia
Ely Martini legge Mario Fresa (creato con Spreaker)
Questo mondo opaco e caduco, questa città e questo inverno, sono solo ombre sui vetri dell’universo… Igor' Vladimirovic Cinnov,...
Mario Fresa
per chi ama la poesia