Il regalo
Aspettarti ogni giorno davanti alla porta, è un rituale che attendo dalla notte precedente. Voglio essere li, quando la apri. Essere li inginocchiata quando entri ed i tuoi occhi si fondono nei miei. Ogni giorno ha qualcosa di speciale, ma oggi piú degli altri. Non ho mai dato importanza ai compleanni, nemmeno al mio. Eppure, il Tuo lo ricordo perfettamente. Giorni prima penso a cosa poterti donare, anche se Tu mi ripeti che ti do già tutto ciò che vuoi. Ma quando ti guardo, non posso non voler rendere questo giorno ancor piú speciale.
Mentre mi guardo le gambe fasciate dalle calze, penso a quanto desidero che il tempo passi in fretta. Ho indossato l'intimo che adori, il plug è sempre dentro di me e nell'aria il caffè che sale lascia il suo profumo, mescolandosi a quello di vaniglia. Ogni singola cosa è al suo posto e lo sono anche io. Che attendo con quella sensazione di fremere dall'interno. Sul tavolo una piccola busta attende anche lei di essere aperta.
Quando la chiave gira un sussulto prende il posto dei miei pensieri. Sei tornato ed i tuoi occhi sono su di me. Il calore del tuo sguardo mi invade, scalda la mia pelle, carne quasi come a prepararla per Te. Mi sorridi con un velo di stanchezza, ma con quel luccichio negli occhi che hai quando la mia obbedienza ti riempie il petto di orgoglio.
Immagino sempre molte cose, ma ogni volta la realtà le supera. Come quando ti aiuto a spogliarti, sfiorandoti con delicatezza. E' sempre stato un momento che mi squassa dentro. Qualcosa di intimo per cui, spesso, non trovo le parole. I tuoi vestiti sul pavimento, l'acqua calda sulla tua pelle e le mie mani su di Te. Non so quantificare le forme dell'adorazione, ma questa, questa è quella che ogni volta mi fa quasi piangere per la sua purezza.
Quel silenzio è scandito solo dallo scrosciare dell'acqua, da ogni mio movimento lento su di Te. Guardo le tue labbra, il tuo collo. Scivolo sul tuo petto, sul tuo addome, sul tuo cazzo. Ogni parte di Te che guardo, la imprimo nella mia mente quasi come a non volerla dimenticare mai. Quasi come a voler imprimere su di Te il tocco delle mie mani.
Quando ti siedi, noti subito la busta e la prendi per aprirla. Dentro di essa poche parole, ma che ti fanno alzare il tuo sguardo su di me. "Per donarti il totale controllo del mio piacere, di ogni parte di me". Sorseggi il caffè caldo, in silenzio. Quel silenzio cosi carico di attesa, impazienza. Solo dopo aver finito, volgi di nuovo il tuo sguardo su di me. Ti dico di guardare sul tuo smartphone, di cliccare su quell'icona. Le tue dita si muovono e, ad un tratto una vibrazione spezza il silenzio. Cerco di non muovermi, ma l'ovetto nel mio sesso mi impedisce di non ondeggiare anche da inginocchiata.
Questo era il dono, il mio piacere. Ovunque, in ogni posto. Distante, vicina a Te. Tu avesti scelto quando e come farmi godere. Un ulteriore tassello che si andava ad incastrare per dare ancor piú forma alla mia appartenenza a Te. Sarebbe stato rischioso in pubblico, ma avrei dovuto far appello a tutte le mie forze per obbedire e donarti ciò che volevi. E chissà cosa passava per la tua mente in quel momento.
"Alzati ed apri le gambe" e la tua mano sfila via. La tua espressione non lascia alcun dubbio vedendo quell'ovetto bagnato della mia voglia. Mi guardi e so che questo è solo l'inizio di una tortura che sa di un piacere senza limiti. Del mio piacere che ti appartiene totalmente.











