cose a caso su Sanremo, prima serata
Il rito sanremese si ripete anche quest’anno, nonostante sapete-voi-cosa; e così, in prossimità del prossimo lockdown che mi traghetterà ai 40 tondi tondi in totale clausura come i 39 l’anno scorso, ho provato a dimenticarmi della minaccia che incombe (suggerimento: non è il Covid) e, ecco un po’ di roba sparsa:
Io sono un nostalgico del format sessista conduttore+bionda+mora, il nazional-popolare per eccellenza (il marito guarda la puntata per godersi in tralice lo scosciamento implicitamente autorizzato dalla moglie - ma vi rendete conto di quante famiglie, per colpa del politically correct, non siedono più insieme davanti alla tv almeno una settimana all’anno, ossia quella di Sanremo? La curia dovrebbe intervenire); dicevo, sono un nostalgico delle “vallette”, così quest’anno, per pareggiare i conti, ci sono l’attrice intelligente che ci invidiano all’estero e il calciatore muto. Voglio Valeria Mazza.
Calciatore muto: non pervenuto - ma vorrei invece pervenire agli autori di questa monnezza. I miei studenti direbbero “che cringiata”: sottoscrivo.
Amadeus e Fiorel___ andiamo alle canzoni, va’.
Sicuramente sopra tutt’ ‘e cose sta il pezzo di Dimartino e Colapesce: ho letto diverse critiche al brano, in nome di un’invasione indie a Sanremo che appiattirebbe l’offerta. In realtà ci sono dei distinguo da fare, per dire, tra Avincola (poverino, oramai è stato etichettato come clone di Gazzelle e questa sarà la sua fine) e il duo di cui sopra.
--> Musica leggerissima è un’ottima integrazione tra la forma canzone sanremese e l’indie italiano: già dalle prime battute quella chitarrina in levare, brevetto depositato di Riccardo Sinigallia, su cui Zampaglione ci ha fatto venti album, ha attirato la mia attenzione. Poi, mentre vieni sedotto dalla cassa disco-piedino (cfr. quel magnifico video dei Pulp), parte un testo che è poi un metatesto sulla funzione della musica leggera nella storia culturale del nostro Paese. La dichiarazione sta nell’attacco del ritornello: metti un po’ di musica leggera / perché ho voglia di niente / anzi leggerissima / parole senza mistero / allegre ma non troppo.
Nonostante anni di bulimia musicale in cui ho letteralmente ingurgitato di tutto (registrazioni in presa diretta nella notte di Bali, compilation di canto gregoriano, sonorizzazioni di film muti e via andare), alla fine la salvezza passa sempre dalla musica pop, quei tre, quattro minuti di disimpegno e distrazione dalle cure della vita quotidiana. Curioso pensare che il mio primo post qui sopra, 13 anni fa, parlasse proprio di questo, ossia dell’ecumenicità della musica popolare. Perché, la musica popolare:
rimane in sottofondo / Dentro ai supermercati / La cantano i soldati / I figli alcolizzati / I preti progressisti / La senti nei quartieri assolati / Che rimbomba leggera / Si annida nei pensieri / In palestra / Tiene in piedi una festa / Anche di merda / Ripensi alla tua vita / Alle cose che hai lasciato / Cadere nello spazio / Della tua indifferenza / Animale.
Praticamente una descrizione dell’estate 1981, quando Battiato rilasciò “la voce del padrone” e tutti, dico, tutti, dal bracciante lucano al pastore abruzzese, canticchiavano di palome e centri di gravità da ritrovare.
E quindi grazie, io sono a posto così per quest’anno - vediamo come si piazzeranno.
E poi, nemmeno i Coma_Cose mi sono dispiaciuti: strano vederli duettare come Francesca Alotta e Aleandro Baldi, ma forse i tempi sono cambiati e dunque le canzoni d’amore (praticamente una copula tra i Velvet Underground di Loaded e i Jesus and Mary Chain) guardandosi negli occhi oggi le cantano gli hipster. Però ho apprezzato la sincerità autistichina di lei e la grande fiducia negli occhi di lui.
A proposito di occhi e sguardi, non posso non citare quello di Fedez, aggrappato come un agnellino da poco issatosi sulle sue gambe alla navigata (?) Michielin (cambiatele truccatrice, vi prego). A me Fedez, alla fine, sta pure simpatico - e credo sia un bravo papà.
Menzioniamo anche i Maneskin, che portano praticamente una b-side degli Afterhours in un contesto sbagliato. Coraggiosi? Mah, qui si tratta di lanciare un album o qualcosa del genere, o anche solo per rinverdire le chiome: lo sanno anche loro che non hanno speranza. Però, quello che fanno, lo fanno bene. Non la riascolterò mai, Sanremo è Sanremo, ma bravi comunque.
Due sono i miei grandi dispiaceri: Aiello e Madame.
Ad Aiello sono legato perché autore di “arsenico”, un pezzo strappacuore di un paio di anni fa, di cui avevo anche scritto qui sopra. Invece ci ha tirato fuori un verso come “sesso e ibuprofene” che resterà per sempre inciso sul muro della vergogna (tra l’altro lo ripete più volte, si vede che gli piace). Penso ci sia stato qualche discografico nel 2020 a dirgli di cambiare formula, ma ‘sta virata r’n’b è... suicida.
Madame: sì giovanissima, sì oramai è una certezza, ma io devo ancora sentire un bel pezzo dopo “sciccherie”. Pieno supporto, ma temo possa passare da one-hit-wonder a cantante di maniera nel giro di qualche anno. La stessa sorte di Mahmood, per dire. Forse è per entrambi colpa di Dardust, non so.
Ah, possiamo dire a Gazzé di farla finita? Davvero, basta. Sei intelligente, evviva il premio della critica, però hai cacato il cazzo. Io ti preferivo quando venivo a sentirti al palazzetto di provincia per cantare “cara Valentina”. E sono passati vent’anni, per cui: pensionamento.
Parentesi: mi hanno detto che c’era anche Achille Lauro. Yawn. Per me è un grande meh: non penso potrà mai piacermi questo suo “essere un artista transmediale”. Non basta giocare all’eccesso (metafora photoshoppiana: non basta aumentare la saturazione del colore) per diventare artisti di rottura. L’ingenuità adolescenziale che in “Rolls Royce” era la sua forza, gli si sta ritorcendo contro.
Il resto, chissene, perché non graffia (a parte i chiacchierati dimagrimenti di Ghemon e Noemi. Datemi il loro dietologo). E comunque stasera c’è Elodie, awwwwww.