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Feeling is not a weakness, it is not feminine. We are human, all too human.
Volevo dirti che non sei più nei miei pensieri. Che non ho più l'ansia di incontrarti in mezzo alla gente, che non mi guardo intorno con la speranza di trovarti tra la folla, che quando ti vedo non m'importa se mi guardi anche tu. Volevo dirti che non mi tocchi più. E che questo mi ha portato un po’ di vuoto dentro, perché adesso ho la certezza che è finita davvero. Nulla mi tiene più legata a te, e se prima noi esistevamo ancora un po’ in silenzio, era perché io non volevo lasciarti andare. Poi è accaduto: ti ho visto. E in un momento mi sono resa conto che non ero più io a trattenerti, te ne sei semplicemente andato via. Te ne sei andato dalla mia mente, dai miei mille modi di ridere, dalle mie battute acide e il mio saper dire sempre la cosa giusta al momento giusto. Te ne sei andato da quel mio lato che amavi tanto, quello che ti confondeva, che ti mandava in rovina, che ti sapeva ascoltare. Te ne sei andato insieme alla mia speranza che un giorno saresti tornato, che mi avresti dato quella soddisfazione di chi si sente l'ultimo pezzo di puzzle mancante. Te ne sei andato insieme alla mia convinzione che senza te non sarei stata felice, invece con te hai portato via tutta la mia tristezza, il mio caos mentale e la mia insicurezza. Ed è un onore rendermene conto. Te ne sei andato via e io sono rimasta in equilibrio. Sarebbe potuta andare diversamente, certo, e forse ieri l'avrei desiderato più di ogni altra cosa. Ma oggi so che se per te l'altra metà di te non sono mai davvero stata io, adesso l'altra metà di me non sei più tu. E non guardarmi da lontano, che i miei occhi sono altrove.
Ti ho voltato le spalle piangendo,
con il cuore frantumato fra le dita,
e mi hai lasciata andare
come se fra noi non ci fosse stato
mai alcun tipo di legame.
Ho voglia di stare a letto con te, delle ore, con le coperte ormai troppo calde, decisamente troppo stropicciate. E voglio guardarti mentre mi guardi, osservare ogni tuo dettaglio che, conosco a memoria.
Conoscevo.
a volte dovrei gettare l’armatura che indosso, e ammettere che questa vita mi ha sconfitto. che ha vinto lei, cazzo. ha vinto. io ci provo a tenermi tutto dentro. io ci provo a eliminare ricordi, volti, emozioni. ma così facendo, non faccio altro che alimentare il vortice interno che sta spazzando via la mia persona. io vorrei essere diverso, vorrei provare affetto verso qualcuno, vorrei spazzare via la rabbia che ho dentro, che spesso, mi porta a sbagliare. e quanto sbaglio. sbaglio di continuo. la mia vita è una pila infinita di errori. uno sopra l’altro, uno più pesante dell’altro. sono stato un tossico di merda, sono stato un alcolizzato del cazzo, ho rischiato di morire due volte per abuso di farmaci e droghe. ma tutto questo, è legato al trauma più grande della mia vita. la morte di mia madre. la sua morte non è stata semplice da digerire. lei è morta davanti i miei fottuti occhi, le mie mani tenevano la sua testa, le mie mani hanno tentato una rianimazione inutile, che non ha portato a nulla. ecco, lei si è portata via tutto di me. e ho il rimpianto di non esser stato un buon figlio, ero sempre il peggiore a scuola, ma soprattutto di non aver avuto il tempo necessario per darci una vita più bella di quella che abbiamo vissuto. ma di traumi ne ho passati tanti. non ho mai conosciuto mio padre, morto per colpa dell’eroina. ho perso due nonni, quello da parte di mio padre è stato il più terribile, perché era un genitore per me. invece l’altro, è stato meglio così, era solo un alcolizzato che non ha mai voluto avere nessun rapporto con me, perché ha sempre disprezzato sua figlia, tanto da non venire nemmeno al suo funerale. per non parlare di quel vigliacco del mio “patrigno” il compagno di mia madre. che ai miei occhi è stato sempre il papà che non ho avuto, quella figura che mi mancava. e dopo la morte di mia madre, presi la decisione di restare con lui a vivere, ma lui fece tutto quello per i suoi interessi. aveva scoperto del mio tesoretto in banca (l’eredita di mio padre e mia madre) e mi prosciugo il conto per risanare i suoi debiti. e dopo aver fatto ciò, mi scarico con le valigie in strada. mi caccio di casa quel figlio di puttana. e a 14 anni, mi ritrovai a dormire nel parcheggio della scuola dove andavo. per due lunghe settimane. era novembre, e faceva freddo, ma non m’importava. fino a quando un giorno una professoressa venne prima e mi becco a dormire fra due panchine e decise di aiutarmi. ok, è un post confuso, scritto male è sconnesso, lo so, ma ho scritto d’impulso tutto e avevo bisogno di sfogarmi, di raccontare. se sei arrivato/a fin qui, ti ringrazio per avermi dedicato del tempo.
E io penso ancora
a quando mi prendevi la mano e
me la baciavi, mentre camminavi
e attraversavi.
Adesso noi non ci siamo più,
e tu stai con un’altra,
una che non vuoi,
una che non è me,
una che non ha te.
Adesso noi non ci siamo più,
però io quando penso all'amore,
quello vero,
io penso a te.
E se è vero
che certe cose
non smettono mai
di farti lo stesso effetto,
tu non smetterai mai di mancarmi
e io non smetterò mai di amarti
e tu non riuscirai mai a dimenticarmi;
e rimarremo noi,
gli stessi che si sorridevano
e si baciavano le mani
rosse dal freddo,
in una mattina ventosa
di fine gennaio.
Rimarremo noi,
un po’ più lontani,
un po’ meno felici,
con un cuore un po’ più piccolo
e un vuoto nel petto un po’ più grande.
-Ylenia Milici.
“Ma non ti fai neanche un po’ schifo?”
—
“A volte perdere quello che si voleva salvare può essere la vera salvezza.”
— Massimo Bisotti
“Ad ogni coglione, la sua troia.”
— Coppia perfetta. (tueiltuofottutissimosorriso)
28 dicembre 2018❄🌙🌻
Compagniaaa🌙🍯
Scrivetemi
Tra le nuvole e i diamanti,
io vorrei soltanto amarti.
-Ultimo
“Al primo “ciao” io mica lo sapevo che un po’ mi avresti cambiata tutta, che mi avresti resa più coraggiosa, meno paranoica e meno sola e un poco più capita e più me di quanto io non sia mai stata, mica lo sapevo che avrei tenuto dentro me i tuoi occhi sempre come stelle dentro al cielo un po’ coperte dalla nebbia. Al primo “ciao” che mi hai detto sotto voce io mica lo sapevo che il tempo da quel giorno non ci avrebbe più sfiorato che non avremmo più sentito che passava anche se invece passava pure un sacco veloce che anche il lunedì sarebbe diventato domenica, e che sarebbe stata primavera sempre dentro a tutti i nostri inverni ogni istante, mica lo sapevo che mi avresti fatto luce dentro al buio, che i miei fantasmi li avresti stretti forte per farli sentire meno soli, che mi avresti lasciata qui ad aspettarti ogni volta, ogni momento, come se vivere iniziasse sempre dove finisci tu. Mica lo sapevo, al primo “ciao” un po’ impacciato, che tutto quel che sapevo da quell'istante non l'avrei saputo più, che avrei conosciuto insieme a te la rabbia, il dolore, le paranoie e il rancore e la meraviglia di svegliarmi e sapere che avrei visto i tuoi occhi e che di certo mi sarebbero bastati a scordarmi tutto il male. Al primo “ciao” che ci siamo detti incerti io mica lo sapevo che l'amore esisteva davvero e che all'improvviso mi sarebbe caduto negli occhi direttamente dai tuoi sorrisi estremi - come un oceano tra i capelli - no, che non lo sapevo però me lo sentivo.”
— Marzia Sicignano.
Risorgerai.
Risorgerai come fenice dalle tue ceneri, come fuoco puro che mai potrà estinguersi. Risorgerai come l'acqua che mai si rifiuterà di combattere e varcare i suoi limiti. Risorgerai tu, mia dolce stella, e tornerai nelle braccia del mio cuore. Allora, potrò risorgere anche io con te.