Sono sempre stata un controsenso, incapace di accettarmi e incapace di cambiarmi.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)

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@mywayismyescape
Sono sempre stata un controsenso, incapace di accettarmi e incapace di cambiarmi.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Che bel Blog complimenti 💕
Grazie🦋
hei hei hei🌹
mi consigliate qualche blog carino? se mettete un cuoricino vi faccio visita.
Sono stanca di dare importanza a cose che gli altri non vedono.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Sentii qualcosa che si rompeva dentro, come se non riuscissi più a tenere insieme i pezzi di me stessa.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Se c'era una cosa che aveva imparato da tutta quella faccenda, era quanto fosse facile perdere ciò che pensava sarebbe stato suo per sempre.
Shadowhunters, Cassandra Clare. (via mywayismyescape)
Era la ragazza che non voleva promesse. Temeva il fatto che pur sapendo che qualcuno le avrebbe infrante, lei avrebbe continuato a sperarci sempre. Perché credeva troppo negli altri, troppo nel mondo, ed era ingenua. Semplicemente, non voleva promesse perché ne era spaventata, perché si conosceva. E, a volte, avrebbe preferito non conoscersi.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Non era per timidezza che abbassava gli occhi e chinava la testa. Non era per timidezza che si nascondeva costantemente, che sorrideva e poi tornava impassibile. Non era per timidezza che restava in silenzio quando le rivolgevi la parola. Era molto, molto di più. Temeva che gli altri potessero vedere i suoi mostri, i suoi fantasmi, e andarsene. Non era paura del mondo, era paura di ciò che aveva dentro, e di scomparire in quel vuoto che riempiva i suoi occhi. Era paura di se stessa.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Mi sento facilmente sostituibile. Lo sono.
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Mi comporto come se niente possa ferirmi, ma dentro ho più distruzione di tutti gli altri.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Mi faceva sentire come se al mondo ci fosse un po’ di felicità destinata a me.
laragazzaconlafelpa (via mywayismyescape)
Aveva un casino dentro che nemmeno lei riusciva a capire. Un attimo prima era felice, quello dopo si chiudeva in se stessa, diceva agli altri che piangere fa bene e poi cacciava dentro le lacrime da anni. Amava le sere invernali da passare con la musica e qualcosa da leggere, ma allo stesso tempo le odiava perché le facevano male. Diceva agli altri che dovevano mangiare, che era la cosa giusta da fare, e poi faceva l'opposto. Si sentiva come se cadere e crollare fosse sbagliato, come se la sua solitudine fosse un prezzo da pagare, e era stanca di tutti i casini in cui si andava a cacciare. In fondo, si ripeteva che le cose in qualche modo sarebbero cambiate, eppure il problema è proprio che le cose cambiano. Il suo libro preferito diceva “because things change, and friends leave, and life doesn’t stop for anybody” e lei l'aveva accettato. Più o meno. Avrebbe voluto davvero fermarla la sua vita, e vivere quella di un altro, perché si sentiva come se rovinasse tutto ciò che toccava. E poi c'erano quelle persone con cui si sentiva bene, bene davvero, ma quando non erano con lei, la ragazza crollava. Cadeva pezzo dopo pezzo, ma in fondo si sarebbe rialzata, nonostante tutto, nonostante tutti. Aveva l'amaro in bocca, e troppi pensieri in testa, altro che scarpe piene di passi, lei proprio non riusciva più a camminare senza doversi fermare. Lei che non si pentiva mai, si stava pentendo di essere viva, e delle scelte che l'avevano formata. Dio, quanto era incasinata. Poi si, si odiava così tanto, e era patetica, si sentiva nascosta dietro qualcosa che la separava da se stessa. Si faceva schifo per il semplice fatto di farsi schifo, era una contraddizione, era cambiata, e non era pronta a ciò che le stava succedendo. O forse si, non lo sapeva. Non sapeva più niente ormai. Tranne che voleva scomparire, cancellare, fuggire dai mostri che aveva dentro. E avrebbe preferito non saperlo, non sentirsi una persona orribile, non essere chi era. Detestava pensare qualcosa, sentirsi in colpa subito dopo per averla pensata, poi sentirsi patetica perché le sembrava di fare la vittima, e poi pensare che in realtà era semplicemente altruismo o odio verso se stessa. Odiava, ecco, proprio non potersi capire. Non avere quelle risposte. Non sapeva mai cosa dire, e poi diceva troppo, o cosa scrivere, e poi scriveva pagine e pagine, però sapeva che in quel momento non era sola. O credeva di non esserlo. Non ne aveva idea cazzo, ancora una volta. Non aveva senso ciò che pensava, però quel ‘senza senso’ la stava portando a crollare, sempre di più. I suoi pensieri la buttavano giù, e non riusciva neppure a pensare niente di diverso da ‘tanto me lo merito’ perché era una delle sue certezze. Che schifo, diceva la mattina allo specchio, e se lo ripeteva per ore. Quella ragazza che si amava-odiava per via dei suoi demoni, aveva stancato pure se stessa, e non poteva farci niente. O forse si. Non lo sapeva.
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La sua vita era un alternarsi di dolore e apatia, c'erano momenti in cui la distruzione prendeva il sopravvento, ed altri in cui si sentiva vuota.
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Se non mi avessero lasciata sola, non avrei paura di esserlo.
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Quando essermi amico, starmi vicino, sopportarmi, inizierà a farti del male, tu vattene. Vattene prima che io ti faccia del male. Vattene, e fidati di me. Fidati quando ti dico che distruggo la gente, le persone che amo, la mia vita. Vattene prima che sia troppo tardi, ti prego fallo.
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Ho bisogno di qualcuno che abbia bisogno di me per essere felice.
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Quante volte ti sei urlata contro di non crollare? Quante volte hai pensato che non ce l'avresti fatta, e sei sopravvissuta? Quante volte ti hanno detto di non mollare e hai fatto finta di non sentire? Quante volte hai creduto che saresti scoppiata, e ce l'hai fatta a resistere? Quante volte hai falsificato un sorriso e tutti ci sono cascati? Quante volte hai pensato di fuggire lontano, e poi ti sei chiusa in una stanza? Quante volte ti sei sentita dire “tu sei forte” e sei scoppiata a ridere? Quante volte i tuoi pensieri ti hanno distrutta e tu gliel'hai permesso? Quante volte ti sei lasciata andare in un pianto silenzioso per non farti notare? Quante volte hai obbligato te stessa a stare bene e a chiudere gli occhi di fronte al dolore? Quante volte hai odiato il tuo passato per le scelte fatte, e poi non sei andata avanti? Quante volte gli altri ti hanno offerto una mano, e tu hai preferito rifiutare? Quante volte ti sei sentita in colpa per esserti voluta bene? Quante volte hai deciso di farti del male solo per sfidare te stessa? Quante volte hai oltrepassato il limite, continuando a negare l'evidenza? Quante volte hai preferito mentire a te stessa e urlarti contro che eri diversa? Quante volte ti sei addormentata stringendo un cuscino gonfio di lacrime che non trovavi la forza di far uscire? Quante volte ti sei rimproverata per la tua ingenuità, fino a vergognarti? Quante volte hai desiderato scomparire in un abbraccio senza dirlo? Quante volte hai cercato rifugio in vicoli ciechi mascherati da vie d'uscita? Quante volte hai preferito mentire, negarti, restare a casa, pur di non doverti sentire quella sbagliata? Quante volte hai provato a spiegare ciò che ti stava succedendo, e poi ti sei arresa? Quante volte ti sei privata di un po’ di normalità, di un frammento di felicità, e sei rimasta sola? Quante volte hai visto davanti a te un baratro e un ponte, e poi hai deciso di buttarti? Quante volte hai desiderato fuggire dai tuoi pensieri perché eri intrappolata nella tua testa? Quante volte sei scappata dai tuoi amici perché non volevi essere un peso? Quante volte hai preferito convincerti di qualcosa che ti faceva male piuttosto che correre il rischio di illuderti? Quante volte il dolore ha preso il sopravvento, e ti sei sentita vuota e piena allo stesso tempo? Quante volte dimmi, quante cazzo di volte ti è successo, e nessuno se n'è accorto?
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