Dicci qualcosa di imbarazzante su te e su adiocassetta..
Dormiamo tutti e due con i calzini

tannertan36
Three Goblin Art
$LAYYYTER
noise dept.
Sade Olutola
TVSTRANGERTHINGS
Cosimo Galluzzi
Show & Tell
KIROKAZE
macklin celebrini has autism
cherry valley forever
Not today Justin
YOU ARE THE REASON
No title available
tumblr dot com
Mike Driver

PR's Tumblrdome

oozey mess

pixel skylines
ojovivo
seen from United States

seen from United States
seen from Kyrgyzstan
seen from Kyrgyzstan
seen from Kyrgyzstan
seen from Türkiye
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from Italy
seen from United States
seen from United States

seen from Italy

seen from United States

seen from Malaysia
@nebulami
Dicci qualcosa di imbarazzante su te e su adiocassetta..
Dormiamo tutti e due con i calzini
Quanti anni hai? Stai studiando qualcosa?
Ho 20 anni, e attualmente lavoro, faccio un lavoro umile, forse non mi è mai passata quella fissa che si ha da bambini di volersi sempre sporcare.
Se potessi scegliere probabilmente sceglierei. Sceglierei di cosa nutrirmi, ma sono forse troppo giovane per poterlo fare da solo, o molto piú probabilmente sono tremendamente pigro, tanto vale godere di ció che mi viene offerto. Potrei scegliere cosa fare per otto ore al giorno, ma in realtá mi accontenterei anche solo di 6, pensandoci bene anche solo due sarebbe giá perfetto. Potrei scegliere il mio futuro se solo davvero fosse possibile. Prendetevi pure tutto il mio tempo, posso tranquillamente far finta che non mi interessi, forse è una storiella che posso raccontare anche a me stesso, boh magari funziona.
Il primo singolo della Recita delle Luci al Neon, la nostra prima canzone in assoluto, è stata stravolta, cambiata, riprovata mille volte ma ha sempre mantenuto la sua anima tra l'indie e il post punk
(in una mano un bacio, nell’altra un’insetticida)
in macchina, sulla tangenziale, eravamo sempre io te e i Beatles. i respiri erano grandi spazi bianchi senza spigoli. era un bel pomeriggio, ma tu ben sai che le mie lune storte non si spengono mai e brillano, senza illuminare niente. ballavamo il valzer sul marciapiede e ci perdevamo tra le corsie della coop di via magazzeno, appena svegli e in pigiama. d'altronde la colazione per me è sempre stato un imperativo categorico. io mi sentivo spesso blu. tu invece eri un cielo liquido che non voleva piovere. mi è sempre piaciuto guardare i giorni che mi aspettano sul calendario. ingenuamente sono un po’ come quelle falene folgorate che scambiano il sole per una lampadina. poi ricordi? ci dicevamo che non saremmo mai stati grigi. lo dimostravano male i nostri rarissimi baci maleducati e i tanti, molto sgrammaticati, comportamenti. neri però non siamo mai stati, nemmeno quando camminavamo come equilibristi sui fili elettrici per guardare la città mentre dormiva. ci sembrava di essere sulla stratosfera, ma era solo un eccesso di adrenalina. chissà poi cos'hanno in comune un meccanico stanco e un universitaria disperata, mi chiedevo. la verità è che tu giocavi ad aggiustarmi e io ad arruginirmi ogni lunedì del mese. ammetto che la tua acquaragia mi ha sempre salvato dai miei pensieri acrilici e sporchi. poi io per ringraziarti cercavo sul dizionario le parole adatte e non le trovavo mai. non ci sono mai riuscita. ma ancora oggi, quando torno a casa, mi viene voglia di spalancare le braccia, e fare un girotondo su me stessa guardando il soffitto bianco. come se fosse poi una cosa così scontata la felicità.
Forse sedersi sul pavimento ascoltando un indie leggero è uno scenario eccessivamente depresso, ma come posso essere infelice? Non lo sono. Forse per la prima volta ho la libertà di seguire il vero me, il me che cerca l’amore in ogni angolo di ogni città, per poterne sorridere. Sorrido sì, non riesco a spiegarlo neanche a me stesso. Nuova vita, benvenuta. Ecco, bussano alla porta, sono io, io di quattro mesi fa. Lo fisso, non ha una bella cera. Gli chiedo se crede nel amore, lui risponde che non può non crederci, non riuscirebbe a vivere altrimenti, ma vedo anche la sua speranza sgretolarsi sotto le sue suole. Mi alzo, lo abbraccio, e gli dico di non avere paura, di non averne perché arriverà, e lo travolgerà. Mi devo lasciare investire ora. Oh come è sconosciuto questo mondo, oh come è grande. Immenso. Mi perdo. Ma mi sento bene come non lo sono mai stato. L’odore della pineta che si dissolve sulla mia pelle mi suscita un brividino, come quando mi solletichi il fianco. Questo giorno è nuovo. Posso cominciare ora. Ripongo la testa sul comodino un attimo affinché non mi spaventi. Voglio godere, voglio solo gioire. Ho davvero scoperto cos’è? Davvero sono arrivato dove ho sempre sognato di arrivare? Il silenzio non mi spaventa più; perché nel silenzio posso sentire la tua voce. E questa notte posso dichiarare alla luna che so amare. Domani mattina potrò gridare alla luce del giorno che so amare. Fermerò la gente per strada e glie lo sussurrerò all’orecchio. E’ forse la giusta ricompensa per tutte le farfalle che ho vomitato. E non penso sia un caso vedere una notte così luminosa, tanto che le civette se ne restano in branda. Lo sento. Sento l’universo che canta per noi. Parlo con le stelle, loro mi dicono come vorrebbero scendere a baciarci entrambi, perché siamo belli, cazzo sì, lo siamo davvero. Non avere paura di essere la dimora della mia anima, perchè sarà in grado di arredarti di baci infiniti e zuccherini. Afferriamo il sempre e facciamolo per sempre. Chi ci può distruggere se abbiamo dio dalla nostra? Smettiamola di tremare, non voglio più sentir battere i denti, perché l’ho trovato, perché ti ho trovata. Oh insicurezza abbandonami, perché altre parole non trovo per spiegare l’ansimare dei miei muscoli. Lungi da me dubitare di ciò che ho trovato dopo averlo tanto cercato. Ho vinto mondo. Ho vinto, io so amare. Tempo non ridicolizzarmi, non schernirmi, sei solo un inutile strozzino che mi vuole pignorare casa. Non sei stato all’altezza di noi, noi ce ne freghiamo di te, ci scorri affianco e ti ignoriamo. Non mi fai paura, ora no, non ti aspetto, non ho più motivo di aspettare. Esplodo in rosso, in rosa, in tutti i colori che me lo ricordano. Lascio che diventi mio, anche se troppo davvero troppo grande per me. La mia bocca sarà in grado di ripeterlo lo so, se non sarò io sarà il vento a farlo, che è molto più forte di me. Non voglio smettere di scrivere, ma le parole mi sembrano così stupide, si inchinano baciando la terra davanti al mio ti amo.
la tua ragazza fa i pompini?
Solo gli anni bisestile
Scrivo il prologo alla fine per dirti che qualcosa non voleva che io scrivessi questo stasera, come se gli desse fastidio, come l’aglio per i vampiri, come lo zucchero per un diabetico. Ma sai io volevo farlo, e una parte di me mi ha incoraggiato. Più che altro è stata la mia solita lotta contro la tecnologia, (per inciso odio il mio cazzo di computer) ma non potevo non vincere stasera, non in una serata così bella, in cui tutto intorno a me era te, in cui le mie mani sanguinano al pensiero di non incontrare le tue. La mia mente viaggia nei pensieri e nei ricordi di te, in cui..
Quando le mie mani incontrano la tua pelle sono come un ragazzetto che torna a casa da scuola, afflitto dall’oppressione di un luogo che non vuole vivere. E’ incerto, pieno di insicurezza, e per questo si tira la maglietta ogni 28 passi. Poco manca alla pioggia quando si trova davanti al portone di casa. Frugando nello zaino si accorge di aver dimenticato le chiavi di casa in casa. Si siede sulle gradinate di cemento e con le mani si fruga i capelli. Fra le crepe una margherita, sola, la raccoglie e i petali sfiorano il suo naso, il profumo come i cedri del Libano, mistura di mirra e incenso. La porta in casa, la porta in un vaso, e si prende cura di lei. Passano i giorni, lei non appassisce. Passano i mesi, lei emana sempre lo stesso profumo. Parlare con questa margherita, sognare di volare con questa margherita. Eh si, alla fine è capace di prendersi cura di qualcosa.
Quando le mie labbra sfiorano il tuo collo sono come un pasticcere, che mischia farine da colture sudate e zucchero di terre Brasiliane. Ne prepara la torta più sublime che mani di uomo possano creare. Passa la crema con il dito e se lo porta alla bocca, più dolce del vino. I testimoni dello sposo la prendono e la caricano sul furgone, una lacrima bagna il baffo imbiancato, Siediti e mangiati le unghie, siediti e fissa il vetro raffreddato, nessuna è come lei. Il pasticcere corre, spera solo di arrivare in tempo, vuole solo far parte della celebrazione. Arriva che si accingono a tagliarla insieme. La posano su un piattino ma la sua forchetta arriva prima, Si sentii morire di gioia la bocca. Ora almeno il suo sapore gli rimarrà impresso nella mente, almeno farà parte di lui per sempre.
Quando i tuoi seni premono contro il mio petto sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano tra i gigli. Si guardano brucare e il vento gli smuove il pelo castano. In un attimo il leone. Un salto pronto ad azzannare, poi un altro, e un altro ancora. Si mette a correre, ma i due cerbiatti gli girano attorno, e ad ogni unghiata scompaiono come fumo. Non ho mai sentito due cerbiatti ridere così. Scuotono la polvere e il leone si sdraia sfinito. Fanno a gara sui monti degli aromi, uno corre, l’altro no. Non può lasciarlo indietro quindi rallenta, ma si accorge che l’andatura degli zoccoli dell’altro supera la sua. Ed è il gioco sui monti degli aromi. E correranno per sempre sui monti degli aromi
Quando i nostri corpi si uniscono sono come Dio e Satana che parlano. Lucifero si vanta di aver macchiato, di aver ancora una volta sputato sul mondo. Dio gli risponde che sarà presente in ogni sua macchia, che renderà limpido anche il peccato, che lui è l’amore e che il demonio non può combattere questo. L’enorme drago a sette teste e dieci corna si avventa contro di noi, ma gli consiglio di non sfidare quello che abbiamo. Abbiamo soltanto dio dalla nostra, ti sembra poco?
Cosa ti piace di più (fisicamente parlando) di audiocassetta?
beh che cosa mi piace di più? Mi piacciono i suoi capelli matti dotati di coscienza propria, mi piacciono i suoi occhi, profondi ed infiniti, mi piacciono le sue labbra fatte per baciare, mi piacciono le sue piccole orecchie che nasconde sempre, mi piacciono i suoi seni modellati da un artista, mi piace la sua pancia fatta per essere baciata, beh poi mi piace anche il suo culo naturalmente.
Secondo Polo
La casa è uno stato ladro
Con un'icona e l'ombra di un servo muto
So che i tuoi tendini chiedono aiuto
E sei stanco di tagliarti con la cornice del quadro
Non meravigliarti se la federa ti soffoca il mattino
E vai a cercare calore prendendo le botte
I vuoti di Budvieser ti verranno a cercare la notte
E soffieranno sulla fiamma del tuo accendino
Come puoi essere così vittimista?
Dal basso del tuo trono siberiano ti senti Dio
Il Dio spinge le civette al suicidio
I tuoi occhi rossi hanno il carattere da opinionista
Come puoi essere così egocentrico?
Ora hai le orecchie cariate
E le tue pupille sono idee malate
Quanto vorrei che non fossi mio nemico
Per quanto ancora vuoi scappare?
Secondo polo mi mangerai per colazione
Per quanto ancora nasconderai ogni azione?
Sai che alla fine non ti potrò salvare
Sei un ragazzino che si droga per sembrare grande
Colmo di timidezza malmeni gli osservatori
Sbuffi le tue nebbie come fossero momenti migliori
Il bianco e il nero sono il tuo ego che si estende
E ora dimmi come faccio ad amarti?
Quanto dista il vento dalla terra? Quanto dista la mia vista dal mio naso? E quanto disti veramente tu da me? Possiamo ammettere di essere stupidi, quando collezioniamo biglie di parate assurde, quando la voce si perde o va a scatti. In realtà non ci dimentichiamo mai di dirci quanto la pianura pianga il tuo ritorno, e quanto le mie mani tremino d’astinenza nel pensare a te. Perché tu mi porti in un luogo dove si balla intorno al fuoco, sotto il ritmo di bonghi e chitarre strane. Noi vortichiamo intorno al fuoco e possiamo pitturarci di tutti i colori che vogliamo. I fachiri ci guardano sbigottiti per come riusciamo a ballare con il fuoco come se facesse parte di noi. Il capo tribù é fermo a gambe incrociate, e non riesce a smettere di ridere dei nostri movimenti, ma in realtà il nostro sorriso aveva già contagiato l’intera tribù. Un bambinetto ci si avvicina e ti porge un braccialetto starlight. So che lo farai brillare per sempre, come il fuoco alla luce della notte.
Come vi siete conosciuti tu e audiocassetta e cosa ti piace di più di lei??
beh ci siamo conosciuti una sera in cui lei vomitava e io ero una spalla su cui appoggiarsi quando la testa si fa troppo pesante. E come si può dire cosa più mi piace di lei quando tutto mi piace così tanto? Come quando si ascolta una bella canzone, e tutti gli strumenti si fondono alla perfezione. Magari un giorno mi soffermo ad ascoltare la chitarra e la trovo geniale, poi il giorno dopo i ritmi della batteria mi mandano in estasi, poi la voce, e poi via via ogni volta che la riascolto mi rendo conto di altro. Quando si arriva ad essersi resi conto di tutto allora uno strumento non piacerà più dell’altro, ma si amerà la vera e propria canzone nel suo complesso magico.
Sono così indie, mamma mia.
Io amo questo post.
Tu mi porti in un mondo a parte, un mondo di carezze, fatto di fragole e panna montata. Dove c’è anche un gelataio, e tutte le volte che ci vede passare ci dice sempre quanto siamo carini. Seduti sui muretti, con i piedi immersi nella panna, dei musicisti di strada, (che forse ho visto in centro a Modena o in centro a Bologna) suonano e cantano, e non lo fanno per soldi, ma per noi, che passiamo e salutiamo con la mano. Ad ogni nostro bacio l’oceano di meduse gentili ci travolge, sono pronte a pizzicarsi fra di loro per noi. Ad ogni nostra carezza il cielo si tinge di colori diversi. Giochiamo alla guerra delle fragole e ce le tiriamo addosso fino ad averne il sapore. Poi ci assaggiamo, e un vento al profumo di cocco ci fa addormentare. Sdraiati ora in un infinito campo stellato disegnamo la volta celeste. Possiamo scegliere ogni colore, ogni figura, basta che parli di noi. E’ inutile dire quanto questo mondo mi manchi, quanto vorrei tornare a ballare sulla tua pelle chiara e morbida. Aspetterò, perchè mi insegni ad avere pazienza. Ma ricorda che a chilometri di distanza, ti voglio bene. Ed è un bene che è in grado di scalare le montagne, quindi puoi averlo anche da lì, se lo vuoi.
l’orso non mi rende proprio giustizia, che vergogna!!