la fine del sogno, io sono pronto?
Cosa rimarrà dei nostri intraducibili anni zero?
Esce questa canzone dei Cani, così, in mezzo alle vacanze, quando nessuno più se l’aspettava, ignorarla tutto il giorno e poi quando accendi il pc per programmare delle mail prima di andare a dormire eccola che ti ricordi. Eh, è un casino però. Non eravamo cresciuti? E se siamo cresciuti, siamo pronti?
No, premessa, io non sono pronta a fare i conti con tutte le pagine della nostra incredibile giovinezza, l’adolescenza, la preadolescenza e tutte le cose inconsapevoli che abbiamo fatto in giro per l’Italia quando alla fine c’era sempre un sogno, c’era sempre. Insomma no, non credo di essere pronta alla fine di quel sogno, di quel modo di vivere, di abbandonare pre-adolescenza, adolescenza e post-adolescenza, non se ne parla proprio, siamo proprio ancora qui in mezzo al sogno, o forse almeno vorremmo, vorrei.
Ci siamo immaginati un bel po’ di cose che puntualmente si sono verificate secondo altre forme e modalità, cosa che puntualmente non ci è piaciuta abbastanza da godere tutta la pre - ado - post abbastanza come meritava, ma non importa quello era il nostro personaggio, quello che avevamo sapientemente scelto e che le circostanze avevano modellato, quello che oggi ci resta di quel lasso di tempo che è stato tra tra il 2006 e qualche tempo non quantificato fa.
Ci sognavamo tante cose, pogavamo ai concerti e ci credevamo tantissimo, forse ci crediamo ancora tantissimo. Nel frattempo qualcuno medita di sposarsi, qualcun’altro si esalta con uno stipendio sostanzioso e qualcun’altro ancora conta le bollette.
In mezzo un sacco di dischi, canzoni e immagini sul futuro che verrà, la volontà di immaginarsi qualcosa di nuovo e che ci scaldi, una casa precaria che ci piaccia, che poi chissà da dove è venuta quell’estetica confortante.
Sono stati begli anni, non c’è niente da dire a riguardo, qualcosa da dire sul fatto che debba concludersi in qualche modo o in qualche modo si, ecco. Che alla fine i nostri gruppi preferiti saranno solo i gruppi preferiti dei trentenni e poi dei quarantenni e così via e di tutta la nostra adolescenza, considerata in termini ampi, chissà cosa rimarrà: foto che non avremo stampate perchè era finita l’epoca dei rullini, abbiamo visto l’alba di Instagram ed il tramonto di My Space, anche se alle medie qualcosa di MySpace abbiamo visto, rimarranno dischi e magliette che avremmo voluto comprare dopo i mille mila concerti che abbiamo visto - davvero quanti? - e che poi non avevamo mai abbastanza soldi, ma aspetta adesso abbiamo i soldi e non abbiamo i concerti allora vai ti iscrivi su Discogs e sembri tuo padre quando tu eri bambina che comprava i dischi dei suoi vent’anni e via così. Poi su quello tante cose sono andare diversamente.
La nostra adolescenza (pre e post). Alcuni appunti
Inizialmente erano le amichette delle medie che avevano internet e che scaricavano da emule la decina di canzoni che scrivevi sui foglietti, poi tutti i cd masterizzati e le chiavette con tutto quello che capitava, che davvero cosa non c’era. Quella volta che ti avevano passato la canzone giusta che dopo più 15 anni ti ricordi l’esatto momento in cui l’hai ascoltata per la prima volta (fermata del 17 mentre scendevo) e anche la prima volta che l’hai fatta sentire (Irene Beppe Gambetta).
Sono arrivati gli mp3 e dio li benefica, la fnac, i cd a 9 euro, la primavera dei dischi - nota bene, non dei vinili, quelli sono tornati qualche anno dopo, all’epoca noi ragazzini neo classe media, figli di una classe povera e poco radical chic aveva tantissimi CD - quel semiinterrato che ha visto tutta la tua formazione musicale - letteraria e culturale, fondamentale al pari dell’analisi logica e dell’aritmetica, che Dio benedica pure la Fnac di via Venti settembre ovunque si trovi oggi. E pure quella di Milano che all’epoca ci sembrava qualcosa di impossibile da raggiungere, come Milano, del resto. La nostra educazione sentimentale a suon di chiavette - mp3, padri devoti alla causa, Trl, cd masterizzati e le cuffie della Fnac. Amen.
9 Euro e avevamo 12 tracce, è vero a quel prezzo c’erano quelli già un po’ vecchiotti ma noi potevamo aspettare, tranne che con i Simple Plan che volevo tantissimo e feci addirittura spendere 19 euro, inutile parlare del senso di colpa sebbene sia ancora lì, nello stesso posto, bellissimo. Avevamo lo sportelletto del pc, del fisso ancora tante volte in cui potevi masterizzarlo e moltiplicarlo e oggi quanto mi manca lo sportelletto del cd in questi pc nuovi, perchè non ce l’abbiamo più vi prego ditemelo. Ad ogni modo, 9 euro e niente pubblicità e scorrevano quelle tracce li, esattamente come erano state pensate, esattamente con un senso. Temo drammaticamente il momento di quando non avremo più lettori cd sulla faccia della terra. Sarà orrendo.
Poi è arrivato internet in molte delle nostre case, era la terza superiore, i telefonini a colori e che a volte facevano pure delle foto, è arrivato facebook msn e tutto di nuovo cambia.
Poi è arrivato Instagram, Irene è stata una pioniera di Instagram, l’ha scoperto quasi subito per seguire i nostri idoli di allora, che poi tanto idoli non erano, ma avevano qualche anno più di noi e ciò bastava a renderli tali. Io era in quarta superiore, lei in quinta. Ricordo quel 2011 ancora, come uno degli apici della mia vita felice. Anche se forse, non ne ero pienamente consapevole, semplicemente perchè, proprio come adesso, volevo tutto e quella felicità non mi è mai bastata.
Poi è arrivata l’Università e tante altre cose, Youtube, qualche anno di Spotify premium, i soldi illusoriamente miei e che non bastano mai. Milano che era più vicina, quell’idea di mondo così come volevamo realizzare a portata di mano, eppure ancora incertezze e quella vita simbolica che sembrava non realizzarsi.
Di tutto questo vorrei solo qualche foto stampata in più.
La paura della parola fine