Ed io come posso vivere senza di te?

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Ed io come posso vivere senza di te?
tra i rovi, tra le spine, non si vede la luce
un peso che mi opprime, un taglio che non si ricuce
avevo sentito dire “il cuore può guarire”
ripenso all’ultima lite, mi sembra di morire
eppure sento la tua voce che dice “ce la farai anche senza di me
tieni la schiena dritta, sguardo sempre in alto
non avere paura, sono a fianco a te”
spero qualcosa cambierà, che tutto qua ha una fine
anche le mie ferite
le parole pesano
le parole sono lame
io lo so bene, so quante notti insonni ho trascorso
per parole cattive che mi hanno lacerato il cuore
io, che mi preoccupo sempre di non ferire
ma chi si preoccupa di non ferire me?
ho passato anni a chiedermi “come ha potuto dirlo a me?”, “come ha potuto dirmi una cosa così brutta?”
ho sentito frasi che una figlia non dovrebbe mai sentirsi dire
sono traumi, sono ferite che non si rimarginano
non si possono dimenticare e, comunque, non mi permetti mai di farlo
c’è qualcosa che non va in me, nella mia mente
non mi sento bene, ma devo convincermi del contrario
perché ho così tanta paura di lasciarmi andare quando il cuore chiede di essere ascoltato?
perché devo essere sorda?
non so cosa mi sia successo, non ero così prima
ora ho paura di qualsiasi cosa provo
oggi il mio passato è una serie di traumi
e i traumi, se non li affronti con tutta te stessa, non ti mollano più
io non riesco a dimenticare, e non riesco a perdonare
ma la persona che meno riesco a perdonare sono proprio io, per tutto il male che mi sono fatta e che inesorabilmente continuo a farmi
ho paura, sempre, di tutto
è per questo che non riesco a vivere come vorrei
“Nessuno, mai, riesce a dare l’esatta misura di ciò che pensa, di ciò che soffre, della necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.”
Gustave Flaubert - Madame Bovary
E così, facendo quello che non voglio fare e sognando quello che non posso ottenere, trascino la mia vita, assurda come un orologio pubblico fermo.
Fernando Pessoa
probabilmente non passerà mai
il tempo mi ha permesso di elaborare il dolore, di confinarlo
ma sarà sempre qui, sempre con me
la ferita che la vita mi ha inflitto non può scomparire
aver perso la mia persona speciale, così presto, non può andar via questa amarezza
questo dolore sarà sempre qui, sempre con me
aver passato gli ultimi mesi della loro vita sperando mi riconoscessero
le lacrime non smettono di scendere quando ci penso
è stato orribile,
è stato tremendo per me non essere vista dalle persone più importanti della mia vita, non essere riconosciuta, non essere capita, non essere toccata con consapevolezza
non si può spiegare
avrei preferito una perdita immediata, uno strappo
invece è stata una perdita lenta, giorno dopo giorno, è stato un continuo sperare e al tempo stesso costringersi a lasciare andare, giorno dopo giorno
non passerà mai
resterà sempre inciso nella mia pelle, nel mio cuore, quel dolore…questo dolore
è sempre qui, è sempre con me
non credevo si potesse vedere così tanto buio, non credevo si potesse sopravvivere a quella oscurità, a quel tempo immobile, a quel cuore in frantumi, quell’ansia di vivere
invece si sopravvive, ma probabilmente non si vive più come prima
la felicità che apparentemente mostro, non è reale
io non sono mai felice, non mi sento mai serena, non trovo pace
un po’ sono stanca, ma mi hanno insegnato ad essere forte, ed io adesso lo sono
I will never forget that pain — those screams, those tears, that heartbreaking news, that loneliness, that heartache. Never.
I wanted to die so I wouldn’t feel that immense pain anymore.
It was the result of a life spent losing love, over and over again.
Feels like yesterday when I think about it.
My life has changed forever. And I was never the same again.
Losing those I loved most was the worst thing I could ever experience.
Miss you every day, my loves.
I see you in every shade of my life and in every shade of the sky.
You were everything to me — my daily dose of love..
casa mia, casa nostra, per sempre
sarà sempre il mio posto preferito nel mondo
sarà sempre il posto in cui custodisco i ricordi più felici della mia vita
tornare a casa, per me, significherà sempre tornare da voi
quest’isola, per me, continua a farvi vivere
guardo il tramonto più bello per me con i vostri occhi
è ancora vostro, lo sarà per sempre
“almeno ti ha resa più forte”
no, non l’ha fatto
mi ha rotto, in mille pezzi, finché lottare è diventata la normalità
e sono stanca di non sentirmi mai in pace
when i close my eyes
you’re standing there
in front of me
when i close my eyes
it’s almost like
it used to be
then i realise
you’re just a ghost
maybe at most
a fragment of my mind
when i close my eyes
eternamente acceso è
ciò che ci unisce
tua per sempre
3 anni fa la tua morte ha scombussolato la mia vita. Ho combattuto contro un dolore che non riuscivo ad accogliere senza morire, ci ho provato con tutte le mie forze a non farlo entrare, a rifiutarlo. Poi, come sempre accade, mi ha raggiunta e mi ha sconfitta. Mi ha fatto vedere tutto nero per mesi, anni. Mi ha fatto desiderare di non vivere più, incapace di sopportarlo. Lunghi giorni, mesi, anni guardandomi allo specchio vedendo solo ciò che mi mancava, ciò che non avevo più.
Mi ha distrutto la vita, l’ha cambiata, per sempre.
La tua morte è stata silenziosa, inizialmente. Ero dentro ad un altro lutto e ho deciso di diventare sorda, cieca, apatica, di fronte a quel dolore immenso. Non potevo reggerlo né mentalmente né fisicamente, era troppo per me.
Tu, eri troppo per me. Non sopportavo l’idea che la vita ti avesse strappato via da me, ho preferito reprimere questa profonda amarezza nella mia fortezza di emozioni nascoste. Ero arrabbiata con la vita, delusa, non facevo altro che chiedermi “perché lei?”, “perché proprio la mia persona preferita?” e non trovavo mai risposte ai miei interrogativi, ed in effetti non c’erano. Ho provato a vivere a mille, distrarmi e non pensare. Lo faccio sempre quando ho paura di affrontare il dolore.
Ma la tua assenza non poteva nascondersi, la tua mancanza batteva in ogni parete del mio cuore, non potevo reprimerla, o almeno, non a lungo. Non potrò mai dimenticare il giorno in cui ho messo un timer alla mia vita, ho detto: reggo fino a quel giorno, poi mi lascio andare. Ero esausta, non riuscivo più a fingere che niente fosse successo, non riuscivo più a trattenere le lacrime, non riuscivo più a vivere, non trovavo più la ragione della mia vita.
Ricordo perfettamente gli ultimi tempi, quando stavi peggiorando ed io ti chiedevo perdono per la mia distanza. Non riuscivo a guardarti, non riuscivo a starti vicino, non riuscivo a restare forte di fronte alla consapevolezza che mi avresti lasciata, anche tu.
Ricordo tutto così bene che tre anni sembrano un tempo brevissimo.
Giorni a prepararmi alla notizia, giorni sospesi a pensare “quando riceverò la chiamata?”. Non è mai arrivata la chiamata, il pomeriggio in cui hai lasciato la vita io ero di ritorno in macchina, non potevano dirmelo mentre ero alla guida. Sono arrivata a casa e le mie orecchie hanno sentito una voce serena dire: “ha smesso di soffrire, è volata via”.
Ho visto tutto nero, non potevo crederci. Non ho sentito il crollo, perché ero già a pezzi. Non ti ho voluta neppure vedere. Mi sono accasciata a terra ripetendomi “non è vero”, “non è successo davvero”, “non mi hai lasciata tutta sola”.
Ho dovuto costringermi a realizzare, ma non volevo. Ma tu eri lì in quella bara, e tu non c’eri più. I primi giorni ho dovuto accettare qualcosa che il mio cuore si è rifiutato per mesi di accettare.
Non posso dimenticare mai le ore passate appoggiata al tuo letto di morte, ricordando tutto ciò che eri stata per me, tutto ciò che non saresti più stata.
Ero sola, ero totalmente sola. Non potevo lasciarmi andare perché nessuno tra i presenti poteva capire quello che avevo dentro. L’unica persona che avrebbe capito, non c’era.
Non sapevo dove andare, cosa fare, quindi finivo sempre da te, su quel letto di morte. Tra tutti, rimanevi tu l’unica che poteva capire, anche se non c’eri più. Io sentivo fermarsi il cuore e sognavo potesse battere il tuo al suo posto.
Io, se avessi potuto, avrei donato la mia vita per te.
Io, preferivo morire che saperti morta.
Tu, la mia persona preferita in famiglia, la mia insegnante di vita, la mia confidente, la mia mamma.
Tu eri troppe cose per me, e le parole non saranno mai all’altezza di un sentimento così profondo.
Come sono sopravvissuta? Altruismo.
Non volevo che qualcuno provasse il dolore che avevo provato io. Non volevo mandare in frantumi la vita di nessuno.
Non sono sopravvissuta per me, ma per gli altri.
Non mi sono ancora abituata alla vostra assenza.
Ma sono sopravvissuta, mi sono fatta forte per gli altri, e questo mi ha salvato la vita. Farmi del male significava fare male anche a voi, e questo mi devastava. Ma è stato tremendamente difficile conciliare pensieri così contrastanti. Volevo solo smettere di sentire dolore, finché è diventato parte di me.
Oggi non sono guarita, sento tutto ancora profondamente, è solo minore lo spazio che gli dedico. Oggi sto meglio, ma la tua mancanza è sempre uguale, perenne e insistente. Il dolore è con me, non contro di me.
Oggi, sto meglio, ma non sarò mai più felice come lo sono stata quando non sapevo di esserlo, con voi.
3 anni fa la mia persona preferita mi ha lasciato tutta sola, ma ha continuato ad insegnarmi il valore dell’amore.
Ti amo per sempre, sei la parte migliore di me.
Mi manchi.
se noi siamo stati poco amati nell’infanzia, poco capiti, magari perché i nostri genitori a loro volta sono stati poco amati e poco capiti, noi pensiamo di valere poco
il bambino, quando è poco amato dal genitore, soprattutto dalla madre, pensa dipenda dal fatto che lui/lei vale poco.
il bambino non può criticare i suoi genitori, è lui che sbaglia, qualsiasi cosa i genitori facciano
e il bambino si porta dentro questa sensazione di poco valore, per cui sta sempre con la paura che l’altro lo abbandoni
i just wanna bring you back to life
vorrei spegnere la testa perché penso troppo
pillole per prender sonno
un momento felice non lo ricordo