Sono passati 30 giorni più o meno dal lockdown e il tempo sembra essersi da un lato cristallizzato, dall'altro passare più veloce che mai.
Ti senti come Bill Murray in "Ricomincio da capo", dove tutti i giorni sono uguali o per lo meno si assomigliano parecchio e non riesci più ad avere un perimetro preciso di dove cominciano e finiscono le varie fasi della giornata. Come stare in un costante frullatore che ti trita anima, cuore e mente, e lo capisci dai giramenti continui di testa, dal fiatone che ti viene nel fare le scale a buttare la spazzatura, dal mal di schiena continuo provocato da posture poco probabili da mantenere costanti nelle videocall giornaliere.
La scorsa settimana però qualcosa mi ha fatto riflettere, qualcosa mi ha fatto uscire e non solo in senso metaforico.
Causa mancanza di cibo, esco per fare la spesa. Mi dirigo quindi al supermercato più vicino (o quasi) ed entro con la mia lista che sembra che debba preparare un banchetto nuziale, ma che è stata da me minuziosamente stilata la sera precedente pensando di non uscire più per almeno 15 giorni.
Una volta entrato vedo subito qualcosa che nella mia lista non avevo previsto.
Davanti ai miei occhi si palesano tipici dolci di cioccolato tutti incartati in modo magnifico.
In quel momento capisco che il tempo esiste, le date esistono ed esistono pure le festività.
"È Pasqua. La prossima settimana è Pasqua".
Questo dico ad alta voce, fregandomene del fatto che qualcuno potesse sentirmi, ma ripetendolo alcune volte.
Improvvisazione le sensazioni di paura, di incertezza, di ansia e tristezza che accompagnano le mie giornate spariscono.
E mi tuffo li, davanti al carrello vuoto, in un ragionamento illogico e vorticoso, su come si stia vivendo un tempo che tempo non è, che tempo non ha, ma che col tempo sarà analizzato come un tempo in cui qualcosa cambiò.
Insomma, per capirci, mi rendo conto che forse sto vivendo un momento storico, un momento in cui tutto cambia, un momento dove anche il significato delle parole può cambiare.
La Pasqua è per me la festività per eccellenza.
Si può credere o meno, ma la Pasqua rappresenta da sempre per molti popoli, quel concetto di resurrezione dell'essere che allieta il cuore e la mente.
È il momento sacro più importante, forse perché è il momento dove l'uomo e Dio sono esattamente nello stesso posto, nello stesso momento, con le stesse sensazioni.
La passione di Cristo è il cammino.
La morte di Gesù è l'immagine più forte e potente descritta nella Bibbia.
E in quel tempo, in effetti, la confusione era parecchia a tal punto di dire che col senno di poi forse Barabba non sarebbe stato liberato, Gesù non sarebbe stato ucciso e umiliato, gli apostoli non perseguitati.
Ma fu un momento storico. Un momento di cambiamento della storia.
Paolo Mieli, noto storico, riporta le testimonianze di molti scrittori che dissero che l'800 è probabilmente finito nel 1914. All'inizio della Grande guerra.
Beh forse è il caso di pensare che il 12 marzo del 2020 sia arrivata la fine del 900 per come lo conosciamo.
Noi, ragazzi degli anni 80, cresciuti con le merendine, i cartoni giapponesi, le ballerine scosciate, il mito dell'Europa unita, della solidarietà, della nazionale di calcio e tutto il resto, ci troviamo di fronte a qualcosa che non possiamo spiegare, ne forse comprendere in profondità.
E allora eccola li. La Pasqua.
Che ci ricorda in modo maestoso che è questo il tempo della Passione. Che verrà il tempo di risurrezione. Ma che c'è sempre prima la Croce.
Saper affrontare la croce, saper stare sulla croce, saper capire la croce è l'unico modo per una vera risurrezione.
Non ci sono scorciatoie, non ci sono vie di mezzo o giochi di prestigio.
Chi saprà soffrire, chi saprà mutare, chi saprà accettare il dolore, chi sa adattarsi al cambiamento sarà protagonista della risurrezione.
Tutti gli altri spariranno in un boato.
C'è chi la chiama resilienza, un termine che torna e risuona molto forte in questi giorni, dove le parole cambiano spesso significato.
Si perchè nell'elenco delle brutte parole sono entrate: positivo, abbraccio, contaminazione, casa e viaggi.
Mentre nelle belle parole ci sono: negativo, distanza, mascherina, medico e guanti.
Ma c'è sempre una parola che non cambia significato.
C'è sempre quella parola che alla fine di tutto ti da la forza e ti fa trovare un senso a tutto questo.
Si perchè anche sulla croce, anche in terapia intensiva, anche ad un passo dal declino c'è solo una cosa. L'amore.
Per se stessi, per la vita, per gli affetti, per la squadra di calcio, per il cibo, per qualsiasi cosa.
L'amore ci tiene attaccati alla vita, alle speranze, alla voglia di risurrezione che c'è in ognuno di noi.
"[...]Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri."
Poi ho ripreso il carrello, ho pensato a quanto sono fortunato e a quanto amo. Anche se non capito sempre. Ma chissenefrega.