Ci fu un tempo, rapido e valoroso, come la libellula a tocco d'acqua, lasciando cadere e nascere il suo amore.
Il cielo era così limpido, anche le nostre anime, pure e riempite di una sensibilità sensibile.
Tra di noi non c'erano i secreti; le giornate passavano per gioia, di lacrime, dalla sorpresa appena sentivamo il suono della notifica; correvamo, anche se eravamo tuffati nello studio o stavamo sulla tavola nel mar dei cibi: eravamo così semplici e sinceri.
Facevamo le figure di merda, ma fatti con il motivo, perché volevamo vedere qualcosa su entrambi, quella cosa che emerge solo in noi due guardandosi a vicenda; anzi, sono certo che volevamo che l'altro vedesse se stesso e riderle sempre di più fino all'infinito.
Non avevamo uno scopo, volevamo solamente rimanere uniti, per sempre; dandoci a vicenda un nome, come la nuova nascita di due bambini su questa terra colorata, decorati di vari fiori, tra cui il girasole.
'Il tempo invecchia i visi ma più le anime.'
Non ricordo da quando che non ci scambiamo più una parola. Neanche uno sguardo, come se ci fossero stati prima. So solo in quel giorno, dopo che le mie scuse erano diventate ormai gratuite, non sento più la tua notizia, non sento più le tue accarezze delicate, non sento più il calore del tuo petto, non sento più le tue mani appoggiate sulla mia schiena....non sento più il cuore.
'Con crescere dell'età, imparo che esistono le cose più importanti della vita.'
Guardo fuori dalla finestra, con una mano appoggiato sul vetro, tento a superare la barriera d'acqua che ci sono nei miei occhi, specchiando un viso sconosciuto. Come se il cielo mi compatisce, piange anche lui. Ed è molto simpatico, prova a consolarmi coprendo i miei singhiozzi con le sue, andando sempre più forte di me.
La notte arrivava velocemente. Mi sono svegliato appoggiandomi sul muro, seduto sulla sedia, con la mano ancora attaccata alla finestra: non volevo toglierla. Abituato al gelo, aziono un po' le dita e inizio a muovere in questo nuovo ambiente.
Vedo un bagliore trapassare da una porta, come se mi stesse dando una mano, e comincio a trascinarmi verso quella luce, cercando rispondendola con un sorriso.
Sento le mie palpebre che si picchiano a vicenda, ma sono ancora in coscienza; tengo ben stretto le mani, per non cadermi nell'illusione che il buio crea.
Ma non ho più la forza, così la distanza si accorcia sempre più lentamente, neanche fino all'ultimo momento ho sentito il calore latente di quella luce: era un fiore appassito giallastro, di un nome sconosciuto; ma che appena entra nei miei occhi, come se avesse preso una scossa, rimango immobile e nello stesso momento sul mio viso appare un sorriso come un tempo fu.
'Avevo avuto tutto ciò che non potevo avere ma che dovevo averle.'
E così che in quella notte si inserisce un nuovo membro. O forse, nel sogno, avevo avuto.