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@oltreleparole
Iridi buio pesto.
Ci sono poche cose intense come una persona che legge.
Sono tornate le lucciole
Manhattan
dir. Woody Allen
1979
Lo sai che pensavo? Che siamo tutti un po' feriti e per questo a volte diamo il peggio di noi. Cerchiamo una salvezza ma non offriamo mai nulla di altrettanto bello. Dovremmo partire da quello che siamo capaci di donare, prima di chiedere. Questo pensavo stamani mentre ripensavo ai nostri infiniti dialoghi e alle nostre celate dolcezze. Dare più che avere, forse funzioniamo davvero solo quando è così.
E ho pensato alla tua voce, più di tutto.
Quello che non ti uccide ti fa svegliare alle 4 di notte con la tachicardia e poi ti tiene sveglio.
Vorrei non dover pensare più alla morte e al tempo che passa. Ai soldi che entrano, a quelli che escono; all'isolamento del mio spirito. Vorrei essere pronto a raccogliere questo dolore da terra, pronto ad abbracciare il mio animo, stringerlo e rassicurarlo. Vorrei dormire. E condividere una manciata di segreti. Bere ancora come a sedici anni, con quel timore e quell'eccitazione tipici dell'immaturità. Vorrei tornare indietro, correre via, scappare; rinascere. Guardare le persone della mia esistenza negli occhi e dir loro che le cose andranno bene. Che nelle increspature della sofferenza, osservando attentamente, si scorge l'affetto più intimo. Che è tutto lì il segreto: nello stare vicini senza inganni o illusioni; nella strana e indifesa capacità di provare amore.
La notte è una tasca in cui ritrovi cose che pensavi di aver perso per sempre o che volevi aver nascosto meglio.
by Chen Chi-kwan
haiku #5, tathev simonyan
Bello avere un gatto. B E L L I S S I M O.
Serve, serve sempre di più...🎈
Sapevamo di dover evitare quel sabato mattina di fine autunno e invece ci siamo incattiviti. I tuoi occhi grigi-azzurri-verdi-color bruma dell'alba, sul mio vialetto, nascondevano temporali. Sono entrati e hanno devastato tutto. Non li ho trattenuti, erano già andati via ancor prima di arrivare.
E ci vorrebbe un altro Natale per rivedersi senza farsi del male, in pieno agosto in città desolate, le strade deserte, le difese abbassate.
Il venerdì è un giorno strano, a una certa ora c'è il fuggi fuggi generale dagli uffici e restiamo noi soliti tre gatti disperati a continuare a scornarsi con il lavoro fino al tardo pomeriggio. Così la pausa pranzo spesso la passo a girellare da sola nei quartieri vicini con le cuffie nelle orecchie e un libro nella borsa. Ma i venerdì di giugno sono diversi perché la città si prepara a imbellettarsi per la festa del patrono e ci sono già i ragazzi arruolati dal comune per installare la biancheria su tutti gli edifici del lungofiume. Sorrido ancora a pensare alla prima volta che capii cos'è davvero la biancheria, dato che ero convinta fossero lenzuola stese al sole e invece sono i supporti bianchi di legno dove vengono messi migliaia di lumini accesi. All'epoca avrò avuto 18 anni e vedevo la Luminara per la prima volta. Ancora non sapevo che sarebbe stata una data a cui avrei legato tanti momenti della mia vita, belli e brutti, primi appuntamenti romantici e litigate furibonde, diverse gioie e qualche profondo dolore. Resta il fatto che voglio bene a questa festa e alla città che mi ha adottata e mi ha fatto fermare, io che sono nomade fin da piccolissima. Guardo la biancheria ancora accatastata in mucchi sui marciapiedi e tutto questo brulicare di ragazzi all'opera e mi viene voglia di sedermi sulle spallette del fiume, fermarmi pigra a guardare questo pezzo di città, fin dove il fiume gira. Sentirmi in un posto che ha la forma di casa.