Iridi buio pesto.

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@oltreleparole
Iridi buio pesto.
Il problema è che mi piacciono le persone a cui non piacciono le persone.
Now drive me far away, away, away far away I don't care where
talented
_
@ioenina
Sometimes the genie of the lamp is the lamp — the genie realized.
Notturno Sorvegliamo i lupi fino a tarda notte Poi mangeremo la luna Resteranno fosse piene di stelle Il buio profuma dolce come segale Abbiamo voglia soprattutto di dormire e meditiamo come rivolgerci alla morte Senza di lei non ci sarebbe l’infanzia la regione della cava libertà dei fili d’erba Jan Skácel
Sei stata la mia crush più devastante su tumblr, vero non ci siamo mai incontrati, ma mi hai accompagnato così tanto nelle nostre giornate folli di studio, che ho conosciuto la tua anima... c'era una connessione così mentale che mi farà sempre dire "chissà come sarebbe andata se ero tuo coetaneo".... scusa ❤️
Ma dai!! Ne è passato di tempo...
Te l'ho sempre detto, nella vita più si è vecchi più ci si devono prendere responsabilità ed io allora me ne sono prese il doppio di te, com'era giusto che fosse, in proporzione. Sono convinta che certi confini non vadano oltrepassati e va bene così.
Lo sai come la penso, le crush devono lasciare il posto alla vita vera e tu nella realtà troverai ben di meglio. Anzi, di sicuro sarà già vicino a te. Ma le giornate folli di studio di certo non me le scordo e nemmeno di te, super dottore ;) . Non ti devi scusare di niente, non con me 🌸.
Luglio è stato un imbroglio.
Il dolore immenso di sentire mio padre piangere.
Quando facciamo pace con la fine delle cose? E delle persone?
Da tre giorni, le lancette dell'orologio che è stato appeso in tutte le mie cucine negli ultimi 32 anni, si sono fermate. L'ho portato con me in tutti i miei traslochi e mi ha indicato l'ora praticamente per tutta la mia vita adulta. Ad ogni appuntamento mi ha redarguito silenziosamente per essere sempre in anticipo o in ritardo, mai pronta al momento giusto, mai centrata. Per tutto questo tempo è stato la prima cosa che guardavo appena entrata in casa, l'ultima prima di uscire. Non ha mai perso un battito, ha sempre raccolto anche i miei.
E ora, all'improvviso, è fermo.
Ieri sera ho tolto le lancette con tutta la delicatezza che serviva, l'ho aperto e ci ho trovato dentro polvere, usura, ruggine, stanchezza. Tutto quello che fa perdere la precisione, che fa inciampare. Prima di smontarlo ho provato a cambiare le pile per tre volte, perché quando le cose cominciano a rompersi pensiamo sempre a un calo di energia, anche fra le persone succede così, ma non c'è stato nulla da fare.
Ora lo guardo senza il suo cuore, muto, immobile, un quadrante severo con un buco nero al centro e mi sembra di assomigliargli. Fa tristezza come me, siamo due meccani spenti, privi dell'unico ingranaggio che conti davvero.
Non è ancora detta l'ultima parola, però, bisogna provare a insistere. Oggi ho ordinato i pezzi di ricambio, martedì arriveranno. Spero di essere in grado di rimontarlo, di farlo ripartire, che torni a funzionare. Ho bisogno di sentire di nuovo il suo ticchettio a scandire la mia vita, leggere l'ora giusta, provare a essere puntuale almeno una volta - per i baci inattesi, per dire la verità, per chi resta.
Ringrazio @orsodanzante per avermi coinvolto in questo nuovo gioco. Quando si tratta di musica non dico mai di no :)
Le regole: lanciate una vostra playlist in riproduzione casuale su Spotify, YouTube music, Deezer, Winamp, last FM o dove vi pare, e condividete i risultati dei primi dieci brani, taggando dieci amici a vostra volta.
Io ho una sola, unica, mastodontica playlist con millemila canzoni dentro. La apro e scorro le ultime dieci ascoltate:
Came as you are - Nirvana
Charlie fa surf - Baustelle
I wanna be yours - Arctic Monkeys
Broken - Seeter, Amy Lee
Promises, promises - Incubus
Juice - White Lies
La fine dei vent'anni - Motta
Sorry - Nothing but Thieves
60 ways to forget people - Bush
Sedici modi di dire verde - Niccolò Fabi
Taggo, se vi va, @anonpeggioredelmondo @illustre-sconosciuto @ladrodiciliegie @messaggioinbottiglia @apropositodime @lunamarish @cielodiagosto @diogene2017 @lassdieschoenheitdichumarmen @moonveleno e tutti quelli che vorranno.
Qualche nostalgia, molti desideri.
Stanotte ho sognato che bestemmiavo in riunione plenaria, davanti al mio capo e al suo capo e al capo del suo capo. Un bestemmione apocalittico urlato a pieni polmoni, in piedi, senza nessuna esitazione. Mi licenziavano in tronco.
Non so se sia la rielaborazione di una paura o di un desiderio, forse è solo una stanchezza repressa, compressa, ignorata per troppo tempo che a tratti viene a galla e spacca tutto. È stato liberatorio e opprimente allo stesso tempo, come sempre sentimenti contrastanti nella mia perenne guerra interiore.
Non mi lascio in pace neanche nei sogni.
- Tangbadvoice photo
Nel gabbiotto all'ingresso dell'ospedale c'è un ragazzo che avrà 20 anni, quando accosto con il finestrino abbassato non mi chiede niente e mi fa cenno di entrare, metto via i documenti e le frasi preparate per avere l'accesso, supero la sbarra già alzata. Mio padre sul sedile accanto al mio sembra un passerotto, nelle ultime settimane ha perso peso, è pallido e resta immobile, quasi raggomitolato, non dice niente. Sono passata a prenderlo senza lasciarlo discutere, si è arreso all'idea che questa volta non lo avrei mandato da solo "Pa' fa troppo caldo per andare con i mezzi, vengo alle quattro". È la prima volta che si muove senza il fascio dei giornali e riviste che si porta dietro ogni volta che deve uscire, la sua immancabile borsa piena di notizie. Ho imparato da lui ad avere sempre qualcosa con me da leggere, lui il suo "Le monde diplomatique" o "The economist", io i miei romanzi russi. Ma oggi no, ha solo i documenti medici, le analisi degli ultimi mesi, referti, dischetti, liste di farmaci.
I parcheggi a fianco ad ogni reparto sono semi deserti, il venerdì pomeriggio è già quasi weekend e chi può rimanda di frequentare questo posto nei giorni infrasettimanali. Qualche medico passa di fretta nella calura, zoccoli bianchi o verdi, piedi veloci. Mio padre invece è lento, si muove come se fosse sperso, mi guarda di traverso, mi segue affaticato. Lo prendo sottobraccio come a volerlo rassicurare. Durante il viaggio in macchina mi ha detto all'improvviso "Nella nostra famiglia ci sono stati troppi segreti, pensiamo di avere tutto il tempo di non svelarli invece poi diventano ridicoli" e ho una vaga idea di cosa intenda, ma non sono sicura di voler sapere più di quanto so, che già è molto più di quanto lui creda. Le famiglie sono labirinti, ma l'affetto è spesso il filo che prova a tirarcene fuori.
Arriviamo all'edificio giusto, dentro aria condizionata a mille, 36 gradi che all'improvviso diventano 23, praticamente un abbattitore. Un lungo corridoio porta alla stanza numero 5, sulla porta c'è un medico, è uno specializzando, ha un bel sorriso e ricci castani, gentilissimo. Chiama mio padre per nome, "signor F. si accomodi, le devo fare qualche domanda" e lo ripete ad ogni quesito "signor F. mi dica...", "signor F. ancora una cosa..." Mi fa strano sentirlo chiamare con il suo nome di battesimo, nessuno lo chiama mai così. Lui risponde ma a volte dimentica dei particolari, mi guarda, completo io qualche sua frase. Proprio lui, sempre così lucido e presente a sé stesso, oggi è stanco, opaco, lontano. "Signor F. ha dolore?" "Un po'.." e io so che ne ha molto ma non lo vuole ammettere, tira via, fa spallucce. Che testa dura.
Durante il viaggio, guardando i campi passare fuori dal finestrino, mi ha detto con un filo di voce "Ho annullato il prossimo corso..." Lui che prima di annullarne uno piuttosto muore. L'ho pensato e ho subito preso a martellate quel pensiero, quella possibilità ora così vicina, che modo di dire stupido. "Il liquido di contrasto brucia un po' " sento che dice, a me racconta sempre che ogni volta sente come una fiammata e che vorrebbe urlare, ma al medico non può dirlo, figurarsi. "Si accomodi pure, la chiamiamo subito". Poi nel giro di dieci minuti è dentro, sento il suono del macchinario in funzione, dovrò aspettare un bel po' e decido di uscire. Preferisco il caldo subsahariano a quel rumore che non sopporto, alla voce del tecnico, alla luce bianca accesa fuori dalla porta. Passeggio al sole, oltre il muro di cinta di questa struttura che stanno smantellando da anni svetta il battistero. Penso che è bello e maestoso anche visto da qui, anche con questi occhi che oggi tendono ad affogare.
Che merde bisogna essere per andare sul calesse in giro per la città con 36 gradi e vedere il cavallo che arranca e schiuma?
Quando ho paura corro. Come ieri pomeriggio. Metto le cuffie, sparo la musica a mille e corro. Corro e cerco di sudarla via tutta quella paura, sputarla dai polmoni e da ogni poro, farla evaporare. A volte se non basta mi stanco così tanto da arrivare a vomitarla, liberarmi in quel modo, tirarla fuori come fosse un veleno. Ma non sempre funziona. Quando la paura è un'onda possente e entra troppo giù - nel respiro, nelle ossa, nelle vene - raggiunge parti troppo profonde da spurgare e allora non mi resta che fermarmi. Mi siedo per terra, in cucina o in bagno, spalle al muro e la faccio vincere, mi arrendo, aspetto che passi.
Se scappare non serve bisogna imparare a farsi attraversare.