Indietro.
C'eri tu. Una volta nel mio letto c'eri tu. Sembra un'ingiustizia. Vedi? Mi tocca usare l'imperfetto per dire che tu c'eri, quando poi era tutto perfetto in quel momento. Ci penso adesso, ora che altri occhi si svegliano accanto a me. Vorrei quasi urlargli:"bugiardi! Non sarete mai come i suoi!". Invece rimango in silenzio. Invece li bacio questi occhi. Mi lascio guardare da questi occhi. Ma non sbattono come i tuoi. Non hanno la stessa luce. Me ne accorgo quando si sveglia nel mio letto, li apre e mi guarda. Non li strabuzza, non si forma quella tenera rughetta ai lati; sì, quella che sembrava creare piccole onde. Io sognavo di tuffarmici dentro, anche se non te l'ho mai detto. Quante cose non ti ho detto. Non ti ho parlato, per esempio, di come arricci il naso, del piccolo neo che hai vicino al setto nasale, che uno deve farci caso per notarlo da quanto è piccolo, che solo chi ti ama può vederlo; i dettagli sono di chi ama. L'ho notato subito che ti vergogni o non vuoi che qualcuno ti osservi bene. Ti ripari sotto le tue ciglia lunghe e speri di scomparire, ma non è possibile: hai gli occhi troppo luminosi. Te lo dico io, che di occhi ne ho visti tanti, che ne vedo tantissimi ogni giorno. Come vedo i suoi ogni giorno. Come mi neghi i tuoi ogni giorno. E più provo a dimenticarli, più mi accorgo che sono dentro ogni cosa che faccio. Fino all'inverosimile. Fino al punto che- tornando a casa la notte- mi giro pensando di trovarti e puntualmente non ci sei. Fossimo stati altri, a quest'ora gli occhi che guarderei la mattina sarebbero i tuoi. Ma noi non siamo gli altri: siamo io e te e non sappiamo tenerci. Tu sei in un angolo a piangere ed io sono poco distante da te che piango perché ti vedo piangere. Ci vuole forza e ci vuole coraggio a lasciarsi andare, a piangere insieme, a lasciarsi sprofondare fra le braccia dell'altro. Io nelle tue ci stavo bene, ma sapevo che le mie- a lungo andare- sarebbero diventate dei cappi; sapevo che ti avrei fatto male. Perché ci vuole misura nell'amore, il giusto dosaggio. Io ancora non l'ho imparato. Per questo spero che tu abbia degli occhi migliori dei miei a svegliarti la mattina, a prepararti il caffè, a coprirti se ti scopri, a notare quel piccolo e grazioso neo che hai. Mentre io sono qui a guardare questi occhi che non si avvicinano neanche lontanamente ai tuoi ed ogni volta che mi sveglio immagino di trovarmeli davanti e- maledizione- non ci sono mai. Però, una volta c'eri. A volte, segretamente, ci sei ancora. Ma questo non te l'ho detto mai, come altre mille cose ancora che non ti dirò. Una volta nel mio letto c'eri tu. Nei miei occhi ci sei ancora.









