Three Goblin Art
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oozey mess
Monterey Bay Aquarium
Cosimo Galluzzi
Peter Solarz

titsay

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Stranger Things
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Origami Around

tannertan36
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"I'm Dorothy Gale from Kansas"
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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
Not today Justin
DEAR READER
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@paginestanche
Tutte le donne di Zara
Le rumene sono musone: tutte tranne Helèna, che ha un sorriso fresco e il profumo di pulito addosso. Helèna di giorno fa le pulizie alla Camilluccia per mantenere il figlio che studia Legge in Romania. Le africane, due sorelle del Senegal, non danno confidenza a nessuno e ti rivolgono la parola solo se devono rispondere a una domanda. Tra le italiane, Milena è quella che lavora da più tempo per Zara. Viene da non so quale borgata ed è una vera mitomane: una volta dice che da piccola è stata violentata, un’altra volta arriva piagnucolando perché ha scoperto che il suo cane ha un tumore; un’altra volta ancora racconta di quando il suo fidanzato l’ha fatta abortire a suon di botte. Sta sempre attenta a come taccheggiano le altre perché è convinta che se quelli di Zara trovano qualcosa che non va, poi se la prendono con lei. Tra le polacche, Jana si fa notare perché non sta mai zitta. Ossuta e segaligna, ostenta l’accento romano e fa la superiore con le altre straniere perché è arrivata in Italia undici anni fa. Si sente la più bella del magazzino e per questo crede di poter lavorare di meno.
Sara Ventroni - Sono come tu mi vuoi
Un milione di euro
Cristina dice che la situazione lì da lei è disperata: tutti stagisti e contrattisti a progetto – contratti che di solito non vengono rinnovati –, ma le stagiste come lei non percepiscono neanche un rimborso spese e per un contratto a progetto farebbero pazzie, e allora scatta un meccanismo psicologico molto simile a quello che spinge i criceti sui tamburi rotanti: più gli stagisti non vengono pagati più si fanno il culo, nella speranza di essere notati da qualcuno iniziano a strafare, si autoraddoppiano l’orario di lavoro, moltiplicano le proprie competenze, si improvvisano maggiordomi, dog-sitter, si offrono per sobbarcarsi qualunque tipo di rottura di coglioni… Dico a Cristina: “Che schifo…”, cerco di consolarla, ma nel frattempo devo ammettere che il suo discorso mi ha fatto nascere nel cuore un sentimento molto prossimo alla gioia. Se c’è qualcuno che sta peggio di te, dice questo sentimento che non posso controllare, significa che non sei una totale cogliona.
Nicola Lagioia - Sono come tu mi vuoi
Tanti piccoli me
Lasciate che vi spieghi in che tempi viviamo. Io ci sono giorni che, per il lavoro che faccio, dopo sei ore ho guadagnato la bellezza di nove euro. Io ci sono mesi che quando mi metto a tirare le somme del lavoro che faccio, i miei servizi e la mia capacità di relazionarmi con il pubblico valgono la bellezza di settantadue euro al mese. Io, anche volendo considerare il lavoro che faccio al di là del feedback economico, sono uno che viene chiamato “scimmietta” dal suo team leader in quanto la cosa rientra in un discorso di senso dell'umorismo sulle dinamiche dei rapporti di vessazione che intercorrono tra dirigenti e sottoposti. Io, volendo entrare nel merito della questione “provvedimenti disciplinari”, sono una scimmietta con sette richiami sul groppone essendo che da un po' di tempo faccio fatica a prendere sonno la sera e la cosa ha conseguenze spiacevoli sul piano fisico, tipo che la mattina mi si bloccano le dita della mano, sicché non riesco a operare sulla tastiera come l'azienda si aspetta da me. Io, tra l'una e l'altra di tutte queste cose, il mese prossimo mi scade il contratto per il lavoro che faccio, ragion per cui c'è anche la possibilità che mi disattivano il badge cioè che io finisco disoccupato, e allora sì che sono cazzi. Giusto per darvi il quadro generale dei tempi in cui viviamo. Dice, ma di che ti lamenti? Accontentati, dice. Be', io mi ci sono applicato persino di buzzo buono su questa storia di accontentarmi. Applicato davvero. Solo che non mi viene spontaneo di accettare le situazioni. Accontentarsi non fa per me. Sul serio. Mi sento più portato all'insoddisfazione. Non per niente faccio jogging tutte le sere.
Sono come tu mi vuoi - Tommaso Pincio
Il momento in cui
Io sono specializzata in, che non riesco a capire se sia una qualifica che effettivamente vale nel mercato del lavoro ma, avendo cominciato a lavorare che avevo neanche, non mi posso lamentare del fatto che oggi a distanza di, la mia formazione è stata comunque articolata, piena di esperienze di tutti i tipi, come per esempio; ma dovendo ripercorrere dall’inizio il mio curriculum e lavorativo e formativo, dato che le due cose si sono intrecciate molto di più di quanto prevedessi e in molti casi hanno combaciato, devo ritornare al momento in cui. [Sono come tu mi vuoi - Christian Raimo]
È il momento di fare sindacalismo?
PER LA SALA corrono mormorii di approvazione, ma si alza una ragazza, Delia la guarda, vorrebbe fermarla, la conosce: si chiama Paola Carla e lavora con lei nelle redazioni. «Secondo me non è questione di soldi, come dici tu: è che un responsabile dovrebbe sapere che cosa dicono i contratti nazionali, quaranta è diverso da cinquanta.» Si alza il gigante bruno, l'ex responsabile di Delia in falegnameria, rosso in viso, concitato. «Secondo voi due ragazze è il momento di fare sindacalismo?» «Ma non è sindacalismo.» «Non è sindacalismo! Quaranta, cinquanta, qui tutti ci mettono la faccia e rischiano del loro per permettere a noi di giocare alle polemiche sui numerini?» Delia controlla i muscoli del viso. «Quaranta non è cinquanta, stiamo parlando delle giornate... Del tempo di chi lavora...» «Stiamo parlando della sopravvivenza dei Piedi, è questo che è in ballo: la Grande Rete per la Legalità, la sorte delle persone che si sporcano le mani, anche per te signorino! Anche per te! Ma tu ti metti a fare la sindacalista da stracci, a calcolare il minuto... Ma lo sai quanta gente nelle cooperative si ferma oltre l'orario? Secondo te chi fa notte ai capannoni si chiede quante ore ha scritto sul contratto? Perché per te questo è un lavoro, come ha notato Livio... E ringrazio Livio per aver messo i puntini sulle “i”... Bene, se c'è qualcuno che pensa che siamo qui per lavoro, io dico che può alzarsi, andare a iscriversi in cgil e poi cercarsi un impiego adatto alla sua mentalità. Qui facciamo altro!»
I Buoni - Luca Rastello
Progetto di vita
«QUARANTA.» «Prego?» «Sono quaranta le ore contrattuali.» Corre un brusio nella sala. «Sicura?» «Sicurissima.» «Ti dispiace alzarti in piedi, così vediamo tutti chi sei?» Delia alza la mano. «No, in piedi. Ho detto in piedi.» Delia si guarda intorno, si alza lentamente nel silenzio. «Ah ecco. Tu.» Anche Livio Delfino tace per un momento, osserva con la severità di un maestro questo strano scolaro più vecchio di lui che l'interrompe. «Tu.» Delia deglutisce ma rimane immobile, in piedi. «E tu sei convinta... Convinto... Che siamo qui per avere un lavoro e pensare alle clausole contrattuali? Guarda, vuoi sapere la verità? Io invece sono qui per un progetto di vita. E magari lo rivendico anche di non sapere quante ore prevede un contratto... A partire dal mio. Il fatto è che io la sento, la frusta dell'oltre, tutti i giorni, non solo in piazza. È chiaro che non è un lavoro, questo? Per nessuno! Ma se per te è diverso... Per me invece i soldi non sono un problema, non siamo gente che si preoccupa dei soldi. Siamo qui senza se e senza ma. Io credo che chi sta qui per lavoro, e non per condividere un progetto, forse dovrebbe guardarsi intorno...»
I Buoni - Luca Rastello
Pettegolezzi, sono pettegolezzi
MA IL RAGAZZO, denti candidi, coda di cavallo, ha commesso un errore. Ha chiesto, con insistenza, che fine ha fatto quella Isabella triste che un tempo lavorava accanto a lui, e che fine ha fatto quella Elisa che era stata messa a capo della struttura? Forse l'insistenza, forse la parola «fine» ripetuta: ha irritato il nuovo amministratore. «Ci sono cose che non sai, ragazzo. E i tuoi atteggiamenti che non aiutano a lavorare sereni.» Ma è vero che Isabella è ricaduta nella sua sorte? È vero che l'ambigua Elisa dei sorrisi, incaricata di una ricerca sui residui di amianto cancerogeno nelle strutture industriali in disuso, ha trovato l'amianto sotto i nostri capannoni? «Pettegolezzi, sono pettegolezzi, qui si parla, si mormora, tutti intorno alle macchinette del caffè a ruminare», e Silvano, rosso in viso, gonfio, addirittura concitato nel parlare lancia la requisitoria e in fondo tutti, proprio tutti in assemblea si sentono in colpa quando Silvano sibila in falsetto: «Ci sono cose che non sapete! Ma si fa presto a giudicare! Si fa presto! C'è tanta gente con la verità in tasca, gente che giudica. Senza conoscere. E il pettegolezzo va e va e va...», la mano accompagna la parola, poi si concede una tregua per detergere la fronte dal sudore. La Squadrata ha capito. È ai Piedi da tutta la vita o quasi. Guarda lo psicologo spinone, che assente piano con la testa, molte cose tremano in lei.
I Buoni - Luca Rastello
È l'iniziativa che conta
LA BISLUNGA SI MANIFESTA alla macchina del caffè, cipiglio da manager, un ordine per Aza: «Lea, ho un comunicato stampa da battere al computer, ci pensi tu?». «Certo.» Aza prende il foglio e torna alla scrivania, copia veloce, stampa, torna dalla Bislunga per assicurarsi che il documento sia scritto nel modo giusto. La Bislunga la trattiene: «Non devi comportarti così, Lea, tu non sei al servizio di nessuno. Ricorda che è l'iniziativa che conta, non la sottomissione». Aza torna al suo computer, accende la posta elettronica e spedisce il comunicato.
I Buoni - Luca Rastello