un altro giugno un po' brontolone e scordinato, che insegue l'ordine nella lontananza.

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@piscopapunto
un altro giugno un po' brontolone e scordinato, che insegue l'ordine nella lontananza.
People my age, you know. People my age...
La gente della mia età ricopre una posizione lavorativa stabile, padroneggia competenze certificate, riconosciute, valorizzate. La gente della mia età è professionista in qualche campo distinto e stimato e i genitori possono fieramente parlarne durante le cene con amici e conoscenti. Io faccio i lavoretti quando capitano se capitano; se mi conosci un lunedì di gennaio sono una cameriera, se mi incontri un giovedì di marzo collaboro a rilievi di traffico, un sabato di fine maggio sono in tesi. La gente della mia età ha aperto un mutuo, ha ristrutturato un appartamento, ha comprato un secondo divano. Io dormo sui divani degli altri, mi distraggo coi tour virtuali degli appartamenti in cui non abiterò mai, compro una piantina in offerta al supermercato. La gente della mia età gira con l'auto aziendale che ha il telepass attivo anche per i viaggi di piacere, io arrivo solo dove mi porta la biciclettina che mi ha regalato un amico invece che buttarla, la tengo legata al palo sotto casa sperando ogni sera di ritrovarla la mattina dopo. La gente della mia età prende le ferie per volare in Messico al matrimonio di un ex-collega, beve prosecco alle feste di addio al nubilato nei palazzi rinascimentali, io vado al mercato del venerdì mattina. La gente della mia età è in relazioni stabili, si prende cura di uno o due figli, manda inviti per quella cerimonia a settembre, quella in cui si sposa. Io che credevo di avere qualche certezza almeno su come si vive l'amore, su come si ama, forse ho fatto un errore così grande...Così grande che è improbabile che esista un luogo sul tappeto spazio-temporale in cui saremo in due a deformarlo insieme, convintamente e sereni, forse non esiste una persona che potrà comprendermi nell'immensità del mio difetto e che vorrà fare squadra con me durante il resto della mia vita. Sono cresciuta sì, insieme a te che amo immensamente e da cui non vorrei allontanarmi, ma non potrò mai stare al tuo fianco come tu vorresti, non posso essere per te compagna di vita, coinquilina in una casa nostra, la costante che influenza ogni tua decisione. E se non mi allontano, forse nemmeno tu potrai conoscere la persona che verrà dopo di me, quella con cui ti auguro di essere un unicum, un qualcosa di completo e armonico. Questo è un tipo di dolore che non conoscevo e a cui non so porre rimedio. Sapremo volerci bene?
Ci vivrei
è iniziata l'estate, il mondo non è solo un esercito nemico e il mio cuore è un po' guarito
Ieri e oggi sono giornate scure.
Sto facendo una gran fatica a respirare, a stare sveglia, a pensare, a non piangere ogni due secondi, a ricordarmi che il mondo è sempre bello oltre la sua bruttezza, oltre le angosce materiali, oltre le soffocanti occupazioni e problematiche e angustie quotidiane. Ricordarmi che il mondo è lo stesso e ci sono ancora i colori e le mani tese, è il mio sguardo invece che si offusca a tratti e a tratti si rischiara. No, non è che sto facendo fatica, è che non ci sto riuscendo. Non ci riesco. Non riesco. Queste parole, le sto raschiando fuori dal fondo e mi pesano le mani sulla tastiera, mi pesa l’anima nel petto, mi pesa la felpa sulle spalle, il passato sul presente, mi pesano le antiche, dolci, amorevoli speranze infrante sull’amaro stridente della mia realtà. Oggi è iniziato col buio nel buio finisce e domani e il domani dopo ancora sono un futuro insignificante un susseguirsi di giorni già in fuga non li ho ancora toccati ma li ho già condannati nello scoramento di oggi.
Non sono sulla strada che sognavo in adolescenza, non su quella che mi aspettavo da bambina… Non sto incarnando i desideri del mio cuore. Oggi altro non sono che un’ombra della persona che mi sentivo chiamata ad essere e domani più non sarò di quest’ombra, forse anzi sarò un’ombra persino più pallida e più sfocata.
Quando entro su Instagram per la prima volta dopo qualche giorno di assenza rispondo a praticamente tutte le stories che guardo... Mi prende sta irreprensibile voglia di interazione virtuale.
Come ogni momento nelle vicinanze di Giorgia, in cui smettevo di essere protagonista della mia vita, o mi accorgevo con violenza di non esserlo per la maggior parte del tempo. Una di quelle persone la cui presenza mette in disparte rispetto a se stessi... Sì, ci sono alcune persone con la capacità di rubarmi la voce quando vorrei parlare e a volte il pensiero quando vorrei pensare. Non mi sono ancora abbastanza affermata nella mia identità e da loro ho ancora un infantile bisogno di difendermi, non riesco e non voglio starci troppo vicina, mi oscurano a me stessa, provocano in me meccanismi di auto sabotaggio.
Quanto mi manca la bici. Camminare per le strade di Milano da sola mi è difficile, soprattutto se non ho avuto modo di prepararmici, se sono per qualche motivo fisicamente più debole del solito o mentalmente già stanca. Ci sono giorni in cui il bikesharing fa cilecca e sono costretta a camminare per i marciapiedi finché non incrocio un tram, pieno di gente, quindi quasi altrettanto infernale. Sono sopravvissuta in questa città per così tanto tempo grazie a quelle due ruote, la catena, il telaio, i pedali e ne ho un bisogno viscerale esistenziale. In giro c’è un caos tremendo che spesso nemmeno le cuffie riescono ad ammortizzare, rumori ogni secondo, sguardi e voci ogni due metri. Mi piace camminare perché mi posso concentrare sui miei passi, così come pedalare mi consente di focalizzarmi sulla spinta ritmica e in più diffonde e allontana il frastuono, da cui sono in fuga accelerata. La gente è bella da guardare, mi sono anche abituata a interagirci e a volte mi riesce dignitosamente bene per quanto internamente mi senta bruciare e non capisca nulla, ma ci sono giorni in cui proprio non ho la forza per gestire tutte le sensazioni e selezionarle in modo efficace. Mi pesa tutto il corpo come se ogni mia cellula fosse la massa equivalente a un quintale tutta compressa in qualche micron quadrato. Inizio oggi a prendere un nuova pillolina, ma non sono certa sia una buona idea. Vorrei piuttosto creare le condizioni abitative che mi permettano di fare davvero del mio meglio senza sprecare così tante energie a superare le ansie che il mondo esterno, che amo tanto, scatena in me, per quanto io non lo voglia e disperatamente cerchi di controllarle. Mi racconto storie che mi tranquillizzano e mi permettono di cambiare il mio sguardo e abbassare il volume, modificare in parte la mia percezione dell’ambiente e delle persone, ma spesso non c’è abbastanza tempo o non ho abbastanza forza.
Quando mi prendono i ricordi delle persone che non sono più parte della mia vita, mi si spappola lo stomaco; quando mi accorgo che molti li sto dimenticando, mi rallenta il cuore e mi si ferma un attimo di troppo il respiro.
Però ho sempre avuto la convinzione istintiva che siamo esseri atemporali, temporaneamente intrappolati in una realtà cronologica. Quindi credo che ogni incontro passato sia parte di un più vasto presente, nulla di ciò che ha valore profondo è mai effettivamente concluso. È roba eterna, come il trasformarsi della materia, la trasmissione dell'energia, i pensieri di Seneca. Non esistono i segmenti o le linee rette, solo circonferenze. Infilo sempre curve e cerchi nei miei progetti. Non mi fa impazzire il razionalismo e apprezzo una griglia soprattutto perché è potenzialmente riproducibile all'infinito, non per la finitezza di ogni suo quadrato.
Sento appiccicato alla pelle lo spettro angosciante che mi convince che non c’è nulla da fare, nulla in cui sperare, nessuno in cui confidare. Ho deluso chi mi vuole bene perché mi ha visto nascere e mi ha cresciuto, ho deluso chi mi vuole bene perché mi ha incontrata in qualche momento nel corso dei nostri cammini e ha deciso di volermi bene. Ho deluso me stessa, che mi sono sempre sentita sola e che in certi momenti ho avuto coraggio e sono uscita là fuori dove ogni cosa mi appare ancora più fredda e più ostile che qui dentro e ho cercato d’essere allegra e di sorridere anche s’ero imprigionata in un buco tanto buio che la luce era pura fantasia. Non sono abbastanza da così tanto tempo. Diverse volte ho cercato parole e gesti di conforto per qualcuno che vedevo averne bisogno, mentre io ero un’accozzaglia di frammenti. Ogni cosa era fuori luogo e non mi sentivo degna né capace di dare conforto. Nemmeno di quello, capite? Nemmeno di dare un abbraccio efficace o di sorridere per trasmettere speranza e barlumi di allegria. Che allegria posso darti mentre io provo solo paralizzante colpevolezza e immensa tristezza? Forse proprio dalla sua totale assenza nasce per necessità ineluttabile nuova speranza e poi nuova allegria. Senza un motivo, se non quello del bisogno di vivere. Senza, si muore...E quante volte sono morta? Ma non sono forse rinata altrettante volte?
Eppure, come andrò domani nel mondo? Provo infinita vergogna per quella che sono e per quel che (non) faccio. E so che queste parole stufano presto, che non posso ripeterle agli altri così come le spalmo qui, su questo foglio che non esiste. Nessuno deve sopportare il mio peso, non è il dovere di nessuno se non il mio. Ma io ho la schiena curva, troppo curva e striscio a terra, striscio e non so, giuro non so come ci si rialza. Non voglio più stare qui in basso, non c’è più nemmeno quella vaga sensazione di essere parzialmente al sicuro. Non c’è nulla se non l’inferno. L’inferno è la resa, non la perdita.
Qualcuno mi ha detto che è questione di forza di volontà, questione di fede. Che ho tutti i mezzi necessari. È vero. E allora? Allora perché sono ancora qui e perché anche se ho affrontato questo mostro tante altre volte, esso continua ad essere forte mentre io ancora sanguino dall’ultima battaglia? Non mi sembra ne valga la pena. Di tentarla ancora. Non c’è bisogno di me, per quanto io mi sia voluta illudere di poter essere utile.
Mi piace il modo in cui le tue dita danzano sulle foglie mentre osservi una pianta per capirla, per curarla, come aggrotti leggermente le sopracciglia ma tieni gli occhi spalancati e attenti, come se ti sorprendesse ancora, anche se la esplori per la quinta volta. Mi piace che vivi lontano dal telefono perché qualsiasi cosa fuori dallo schermo è più interessante e che quando devi per forza dedicargli qualche attenzione ti metti vicino a me e trasformi i messaggi dei tuoi colleghi in una conversazione tra noi. Mi piace il timbro della tua voce appena sveglio e la tempesta di mare scuro che sono i tuoi capelli sul lenzuolo. Mi piace che fai dieci cose diverse in dieci minuti e le fai tutte e dieci bene mentre sorridi, però poi sai anche restare due ore fermo, in silenzio, ad ascoltare il mondo che gira e la linfa che scorre sotto la corteccia.
alla fine sono una cogliona. ma anche all’inizio e pensandoci in mezzo pure.
Se esistono gli angeli custodi, mi diverte immaginare che il mio con relativa frequenza vada in qualche taverna riservata a quelli con le ali, a cercare di dimenticare nei fumi dell'alcol la frustrazione di seguirmi nella mia martellante turbolenta folle quotidianità.
Mi ha scritto per chiedermi come sto, farmi sapere che sente la mia mancanza e che gli piacerebbe rivedermi e mi ha fatto tanto piacere perché l’ho pensato spesso anche io in questi giorni di pochi sorrisi in cui sto pensando alle persone con cui ho sorriso molto. Mi chiedo se l’abbia fatto perché Teo gli ha detto qualcosa di me e quindi sa che non sto bene? Oppure veramente mi pensa? Oggi mi sono svegliata col vuoto nel cuore delle amicizie che non ho saputo mantenere, la sua e quella di Ale in particolare. Ci sentiamo, Ale ed io, quando le stories sono una scusa accettabile, in due anni ci siamo visti una volta e per telefono abbiamo parlato due volte. Ci sta ma in realtà non ci sta e non sono così scialla, non mi va questo rapporto magro e fuori dal reale.
Loro, come tutti, vanno sempre più avanti nella vita e io so che più resto indietro più difficile mi sarà rincontrarli senza eccessive forzature. È perché il tempo si frammenta ogni volta che mi prende il demone e resto indietro come studentessa, come lavoratrice, come professionista, come membro utile alla società, come reddito annuo, come investitrice, come imprenditrice, come consumatrice.., che resto indietro come persona amica di altre persone. Resto sola in una scatola che è l’unica cosa nella cui costruzione sono costante.
Va molto in montagna e ad arrampicare. È qualcosa che potrei benissimo fare anche io.. Potrei fare tutto. Potrei anche chiedergli di portarmi con lui, ma so quasi di per certo che mi sentirei a disagio con lui e coi suoi nuovi gruppi. O coi suoi vecchi gruppi. Con lui insieme a qualsiasi suo gruppo. Forse con lui in generale. Pensarci e accorgermene un po’mi rassicura. Non può mancarmi davvero allora, mi manca ciò che ancora non ho avuto. Amicizie sincere con persone che condividono mie passioni, senza invidie e senza orgogli, con gioia autentica di stare insieme e autentico sentimento di affetto. Forse posso trovare il mio gruppo se accetto il posto in cui sono e quello che ho e quello che non ho.
C’è ancora molto che posso salvare e un infinito che posso costruire. Sono unica e tremendamente sbagliata e... Intanto ora piango perché per quanto sia vero che c’è speranza, per ora ho solo quella. Oltre tutte le tempeste per fortuna ci sono persone come mia sorella. Di fatto anche mio fratello e sì anche i miei genitori, tutta quella gente insomma che non può non esserci.
detesto essere figlia del mio tempo senza saperci stare dentro
Non riesco ad addormentarmi perché mi compaiono di fronte all'occhio della mente un abbraccio lungo cinque fermate di tram e Lucio Dalla cantato senza vergogna ballando sull'asfalto all'uscita da teatro e mi manca la vita vissuta a pieno, piena di sentimenti intensi e di cieli sotto cui si vuole ritornare.