"Guardi che le parole sono piccole macchine molto esatte, mi creda, se uno non le sa usare, tanto vale che non le usi."
- Alessandro Baricco - 'Smith&Wesson'

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@rikscuro
"Guardi che le parole sono piccole macchine molto esatte, mi creda, se uno non le sa usare, tanto vale che non le usi."
- Alessandro Baricco - 'Smith&Wesson'
Cosa fanno le poesie amuleto? Ci consolano, indorano le nostre crepe, si rompono anche, in pezzi duri o leggeri, foglie e coriandoli, per offrici scampoli di versi che si adattino a noi, alle nostre ferite, e che riscriviamo nella mente.
Ognuno di noi ha in serbo qualcosa di molto ostinato per poter sopravvivere.
Le più grandi tecnologie resteranno sempre e comunque la voce e gli occhi.
La volgarità fa audience.
Ma l’eleganza fa selezione.
Komorebi (木漏れ日) è la luce che filtra tra le foglie degli alberi, un momento breve, ma intenso, che esprime uno stato d’animo, una sensazione che è sfuggente, come i raggi di sole che filtrano tra le foglie degli alberi di un bosco. Una sensazione magica, ma allo stesso tempo anche malinconica, che ci ricorda l’impermanenza e la mutevolezza costante di tutte le cose. [video tratto dal film "Perfect Days" di Wim Wenders]
Ci sono due tipi di alberi, in questa stagione che rotola verso il vero inverno.
Ci son quelli che resistono e si tengono parte delle foglie strette e fanno questa fatica strana e inutile.
E poi ci sono quelli che invece si son lasciati spogliare, interamente, senza opporre resistenza e ora sono nudi e freddi, scheletri a ricamare l'orizzonte.
Preferisco questi.
Gli alberi abbandonati nelle braccia dell'inverno, che non resistono, che si lasciano addormentare di gelo.
Saranno i primi, a tornare, tra qualche mese.
I primi a cantare di gemme e colori.
I primi a sentirsi vivi.
Perchè sanno che “tutto va dove deve andare” e non vi resistono.
Nel guardarli apro le mani e me le ritrovo piene di ammirazione.
Le parole scritte hanno un tempo diverso delle altre. Non migliore o peggiore. Diverso. Sono parole, quelle scritte, che hanno dentro un'attesa che le parole dette nemmeno si immaginano. Sono parole che devono tener conto del tempo che passa, che dovranno sopravvivere ai cambiamenti, al passare delle stagioni, alle malattie, alle giornate storte, all'altalena dei sentimenti, agli imprevisti, alle telefonate, alle altre parole dette nel frattempo, al frattempo stesso, devono poter saltare a piè pari un mucchio di roba che di solito nemmeno si considera minimamente; per dirne una proprio grossa: ogni tanto verrebbe quasi da dire che dovrebbero perfino tener conto della morte, ecco. Vabbè, esagero, ma nemmeno poi troppo.
E invece ormai si scrive come se si parlasse. Tutto quel tempo lì viene fatto fuori, come se non esistesse. Invece esiste.
Scrivere con dentro tutto quel non saputo di cosa accadrà a quelle parole, dopo, mentre se ne rimangono in viaggio verso gli occhi a cui sono destinate rende quelle parole molto più grandi. E più sottili. E più delicate. Più vere, oserei dire. Anche se non lo so se posso dire proprio così, forse no, ma comunque.
Allora niente, mi limito a osservare il fenomeno. Le parole scritte hanno bisogno di spazi e di tempi che troppo spesso noi dimentichiamo. Io adesso faccio un po’ di spazio e provo a dargliene un po’.
Stiamo a vedere cosa succede.
Le cose conosciute ti costruiscono l'anima, se sai impilarle per bene nei respiri. Ma quelle nuove, invece, quelle che non conosci, quelle che magari a volte fanno anche un po' di paura. Beh, quelle ti ricolorano gli occhi, se riesci a dargli sufficiente spazio.
Le più grandi tecnologie resteranno sempre e comunque la voce e gli occhi.
Il punto, poi, è che quando conosci delle persone, queste ti si aprono davanti come mondi.
Se sei almeno un pochino onesto sai benissimo che è come starsene, chessò, davanti al mare.
Tutta quella vastità e ineluttabilità.
No che non è vero che le cose succedono all'improvviso. Tutte le cose hanno un tempo in cui accadere ed è il tempo che ci vuole a quella cosa lì; a volte è un minuto, altre un mese o una vita, ma cosa importa. Lasciare accadere le cose nel tempo e avere cura di guardarle con gli occhi, le mani, le orecchie, i pensieri, i polsi, che dopo le cose accadono e si fanno comprendere, magari non tutte, magari non subito ma un po’ sì.
L'autunno è un amico di quelli che quando non li vedi per tanto tempo e alla fine ti compare davanti non noti le cose che sono cambiate, t’importa solo di ciò che ha conservato uguale e te lo fa riconoscere.
Dev’essere così che ci accade, coi nostri cuori, quando ci perdoniamo.
Penso a mio nonno, che i luoghi in cui si è spostato per tutta la sua vita, gran parte, finivano con lo stesso suffisso. E parlava del viaggio lungo, quando d'estate andava una settimana in Liguria.
Guardo i cieli che non ricordavo di conoscere e che mi sono riscoperto nelle vene, a tradimento.
Penso alle decine di centinaia di posti che ho visto, ai 4 zeri che hanno seguito il numero di chilometri che mi hanno tenuto lontano da casa, negli anni, per tanto tempo.
Penso che il concetto di distanza o di confine è proprio una cosa che non solo è relativa, ma che andrebbe proprio rivista da zero.
Penso che andrebbe misurata, forse in battiti cardiaci e stupore. E in colori. Lasciando proprio perdere i numeri.
[Deserto del Gobi ~ Mongolia]
Tutti dovrebbero sapere che le persone dentro sono fragili. Siamo la cosa più facile da distruggere e più difficile da riparare al mondo. Siamo tanti bicchieri di cristallo.
Sono sempre gli altri a farci cadere, ma siamo noi a sentirci colpevoli, accusiamo noi stessi per essere stati così stupidi.
Parlare al vento rende tutto molto leggero.
Le parole davvero importanti sono scritte sulla carta. Perché per cancellare una e-mail basta poco, per strappare una lettera ci vuole coraggio.