Con questi versi vado nella morte. Le nostre bocche si baciano, il viluppo delle lingue lascia cadere un seme.
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@salva7orearato
Con questi versi vado nella morte. Le nostre bocche si baciano, il viluppo delle lingue lascia cadere un seme.
La marea delle parole ha lasciato una melodia / nelle rosee sprirali di una conchiglia sepolta nella sabbia - morta di luce o negligenza / negli abissi terrigni degli amanti ove di Persefone ardon le torce. Ingenui son gli innamorati ed innocenti, come una cucciolata di tigri / che suggono mugolanti ai seni della notte.
Il corteggiamento dell'oscurità prosegue... Labbra, labbra delle mie brame chi succhia dalla tua lingua il miracolo e mistero del tuo reame? Nelle tregue della morte fioriscono parole di contemplazione / un firmamento di nei sulla tua sottile schiena diafana di silenzi. O i tuoi baci, i tuoi dolci e teneri baci. Questo dialogo amoroso / nella con-fusione dei corpi che sbattono le ali tra una metamorfosi e l'altra.
[ Lettere di Giona ]
Navi d'oro zecchino cantano nella mia bocca / e dolori di stelle.
( Il mare sospira nella notte. Gli angeli in sogno mi chiamano per nome. La morte / tenera si apre come un fiore di melograno. )
Fra un istante sarò l'arciere delle tenebre e sorriderò al vuoto. Nuova finestra. Occhio della mente che mormora una fioritura d'angoscia / che guarda, guarda dentro ma non riesce a comprendere.
Ogni relazione è stata sempre e solo un prender tempo da me stesso ma, ora che il tempo è finito, non posso più fuggire / in altri corpi, in altre anime. È ora di attraversare / tutta l'oscurità che mi separa. Aiutami padre perché ho paura!
La luna impaziente sbocciava il suo unico petalo bianco sui nostri corpi screziati. O mia diletta con la testa rovesciata, attorcigliata alla mia notte / ricordo i tuoi occhi addormentati, la minaccia dell'azzurro mare, la bocca timida impazzita degli astri. Malgrado lo scherzo della morte da cui non potemmo sfuggire / abbiamo vissuto un'alba di chiaroveggenza. Quante allucinazioni di fusione, fedeltà, gratitudine, sacrificio. Tutto pudore corrotto da una lacrima / d' ingenuità. L'amore purtroppo non è altro che menzogna in tutto il suo elemento vivificante perché l'amore non è mai stato di questo mondo, mai. Noi eravamo altrove. In una danza di erotismo e morte / nella costellazione adamantina del furfante. Un boudoir di anime fragili, dannate all'incomunicabilità. Eccolo Orfeo che scende nell'Ade solo per lasciarci marcire Euridice, / la sua sposa. Mio Dio quanta malvagità sui sentieri che portano alle nostre piccole esistenze ma credimi amico mio, nobile e caro: in questa vita, in questo mondo, altrove / solo gli amanti sopravvivono.
Un angelo singhiozza con negli occhi la solitudine chiara degli astri in inverno. Verso sera scende al vecchio ponte per cantare / i delitti d'amore che bruciano nei rossi del tramonto. O quanti bei baci, incoronati / in amplessi furiosi e profumati. Amore, amore che t'insinui sul mio lungo collo in un capolavoro di morte mascherata di dolente beltà. Ecco la gondola nera / bella come un'adolescente in adorazione di un amore terribile che ci ha lasciato i corpi vuoti, sfiniti / su un letto sfatto di nozze. L'adorabile vertigine del sole mi fa spargere di latte l'universo e riempirti la gola di fiori profumati. Quest'apparizione viene dal cielo. Madonna misericordiosa come si muore. Così, in pieno giorno. Alla luce del sole. Senza neanche aver finito di parlare d'amore.
Nell'antro delle ninfe la luna ed il sole germogliarono. Noi, dissero, moriamo ogni giorno affinché ognuno dei due viva la morte dell'altro.
L'amore si è azzittito. Era in me come una pioggia che urlava sulle grandi foglie di un albero poi, si è fatto ombra, una cosa gonfia di carne marcia incastrata nel fil di ferro, / e ancora: una conoscenza che dorme, sterile, che non brilla, che striscia come un serpente nero nello stomaco. Sono vuoto, inghiottito dai sospiri. Sono un giglio, con la testa caduta nell'erba virulenta dei tuoi cristalli che si aprono / come bocche in ottobre, piccole bocche di neonati maligni. Non mi sento più la luce. Sento un'insoddisfazione dentro la voce rauca del sole, in tutte le sue parti del corpo angosciato / rigettato sul mondo. È terribile, "terribile come le braccia di quella vergine il cui amplesso era mortale". L'amore è un antico toro squartato fino agli occhi delle stelle. È una caverna / dove gli specchi non hanno che oscurità e cose oscure da incorniciare. Lasciatemi sbranare dai vermi d'oro dell'insonnia. È il fuoco che mi divora, è il fuoco che mi rende prezioso: / io sono la sacra dimora di ciò che mi ucciderà. Nere amnesie dell'ippocampo / cavalieri schizofrenici dell'Apocalisse.
Addormentati nella nuda luce dei corpi ardenti, sospirano gli innamorati / il terrore degli angeli: un violino poetico, squisito, pallido, tutto tremante / teso tra l'arco e l'ombra di un'attesa. "Questi amanti fiamminghi sono in fiore" con la nera bocca ebbra / che soffia, in un lucore di veggenza e solitudine, un notturno fruscio interiore.
La morte si presentò rigida, sul corpo gonfio di un annegata / in contemplazione. L'odore nauseante di marcio lavato, l'aureola nera sul capo inclinato. Sul collo, una collana d'ombra suggeriva un'impiccagione per dispiaceri d'amore. Che macabro sarcasmo! La rappresentazione della morte si mostrava con le pennellate oscure e violente dell'amore. (Luca 21,19) Notte e giorno siamo divorati dalla premura e dalla paura di esser troppo soli. Come lanterne c'incamminiamo nella tempesta furiosa / dell'esistenza, con i chiodi delle tentazioni conficcati nella viva carne. Solo e con gli occhi cupi / il Cristo sulla croce fece fiorire la sua voce con un grido di abbandono / e il cielo pianse nel deserto e la solitudine, aprì dentro ogni creatura un vasto abisso. Che fare? Che fare? Come accogliere la Parola nell'urna del cuore assetato? Nel mistero. Nel mistero, gridò il folle. < ... non sai che giungerà l'ora della mezzanotte in cui ognuno dovrà smascherarsi? > Ricorda, all'interno della caverna di Kierkegaard vi sono una miriadi di fori ma / son tutti fori di entrata ed alcuna via d'uscita.
Hanno ali introverse gli amanti e l'oscurità nel cuore. Si coricano col ventre a terra come un animale a due teste, gli occhi neri e spalancati / il corpo teso, pronto a scattare. Si lasciano aggredire dal sole, affondano le dita terribili nella terra. I loro sogni sono pura follia / nel cerchio infuocato del divenire. Hanno ali introverse gli amanti e fantasie d'eternità / bensì le loro anime miserabili siano sfregiate dalle costellazioni arrugginite della loro mancanza / amplesso colmo di odori intensi nei lunghi pomeriggi della morte. Hanno ali introverse gli amanti e la luce nel cuore.
Prima dell'Apocalisse / insieme ci muovevamo nel divino, in quel luogo fra ciò che passa e ciò che resta. Adesso, dopo il diluvio, le tue labbra fredde come la morte ridestano il fetore delle larve / per tentare i diavoli, nel tempio dei versi insanguinati dalle rose. È impossibile amare tale lordura. Con la sifilide nel cuore, davanti allo specchio / vedo il riflesso del mio demone effeminato, il nemico, l'oscuro temporale. Come un segreto di cui vergognarsi, fischietta nella camera da letto una marcia funebre / in una solitudine ove il sogno ardente del deserto fa fiorire piaghe sul volto e lo spirito umiliato. Sia maledetto il coltello della perdizione conficcato nel cuore: pasto notturno di grazia / feto abortito divorato dagli amanti.
Nello scarabeo della scrittura / nella lettera e nella lingua salvata, dimora la grazia sconclusionata / come, nella casa di Ade, il roseto delle tenebre ove l'eterne stelle dormono. È nell'incontro degli opposti che ognuno di noi celebrerà il digiuno giallo delle nozze antiche: all'interno dell'oscurità / e nell'immaginazione, una via di gemme splenderà sulle carni d'inchiostro per unirsi nel coito con la bianca Ofelia / che giace, nei versi d'osso della luna. Al seno bagnato getterò allora i fiori della mia mente affinchè, facendosi patto, il dormiente sanguinerà e nel sangue, laverà la propria mano ferita / come neve sciolta in un ricettacolo di fuoco.
Quando in primavera si schiusero le tre bocche di Cerbero, il livido alito del mare s'innalzò nauseante fino al Golgota / nera pigrizia di angeli. Noi suggiamo il latte delle costellazioni nella grande ferita del grembo materno. Un pianto di veggenti con amor allora mi colse, accanto all'orfano di Cana / antico sciacallo femmineo dal membro enorme, biblico: unico e solo piacere del folle crocifisso / dal Dio padre tradito, abbandonato a bere il nero sangue dell'inconscio.
L'odore tenero delle ombre / la testa ancora piena di sogni, al risveglio... e poi i suoi seni / neri come pietre levigate dall'oceano, la pelle d'ebano, le palpebre chiuse fiammeggianti di azalee. O mio caro dolce amico, sa, l'amore è un uccellino grande quanto il pugnetto di un putto, ha presente / e quando sono con Lei, in sua presenza ed allo stesso tempo, in sua assenza ecco che, l'uccellino comincia a volare / nella camera, libero, tutto sporco di bianco, di rosso, di notti insonni... quando si poggia sulle lenzuola poi, gioca a beccarci le punte dei piedi / ad azzannarci la parte scoperta delle carni e succhiar sangue come una creatura orribile con la faccia di ratto, un pipistrello innamorato pigiato sulle nostre facce, sui nasi, / sulle bocche vicine che si sfiorano, si toccano e con la lingua vogliono entrare, l'una nella bocca dall'altra, mostruosamente, a scavare una grotta di carne masticata per nascondersi e sciogliersi nelle tenebre / come vampiri affamati al canto del gallo.
L'ultima notte prima di morire, la vecchia madre sognò la costellazione dell'Orsa Maggiore scrollarsi animatamente di stelle, nel cielo, come in un gioco di timide tenebre. Sul volto rivolto all'insù dell'incredula dormiente e sui suoi palmi spalancati cadeva allora una neve dolce come una malinconia / e la promessa di una nuova nascita a tutto ciò che dormiva.
Rugiada di luna, rosa dello Yemen / le labbra del cielo bisbigliano nei cristalli delle eclissi carnali. Un morso ed i cuori cadranno / come teste di cavalieri nelle oscurità della morte. Eccomi mia diletta, nell'ecaurestia del peccato / un Cantico di allucinazioni e sospiri, di erezioni / nella polluzione splendida di Dio.