Prendiamo la vita come una serie di pasti. I momenti brutti sono le minestre e i piatti che non ci piacciono. Quelli belli il dolce.
Ogni piatto disgustoso viene ingerito nella speranza che alla fine di tutto verremmo premiati con il dolce. Passiamo molto tempo e ci mettiamo un po’ a buttarlo giù, magari scottandoci anche facendolo. Pensiamo di mollare e di smettere di mangiare ma poi arriva il dolce e quell'attimo sfuggente lo assapori con gusto, dimenticando il disgusto provocatoti dal piatto precedente. Questo ti dà la forza nel continuare a mangiare anche ciò che non ti piace. La speranza che ci sia un dolce alla fine di tutto. Dobbiamo però seguire una rigida dieta per poter permetterci il dolce. Se abusassimo di questo piatto non riusciremmo più ad assaporarlo, mentre privandocene sempre finiremmo per perdere la speranza di ingerirlo. A volte siamo noi i nostri cuochi, altre mangiamo fuori. Magari potremmo non essere tutti ottimi cuochi, spesso bruciamo le pietanze da servire agli altri o a noi stessi. Peccato che per cucinare questi piatti non ci sia un ricettario universale e perfetto a guidarci, ma uno scritto da noi e dalle nostre esperienze, tutto scarabocchiato e corretto, a volte anche in modo errato. L'importante è imparare a non fare gli stessi errori.