La vita ultimamente
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@signorinaprimavera
La vita ultimamente
Prima volta da quando voto che la mia bolla non mi ha delusa 😭
Ho capito, ho capito, ormai non posso più ignorare i segnali: devo iniziare anche io Heated rivalry.
Situazione a un mese di distanza: sono andata a una festa a tema Heated Rivalry. Di domenica sera. A quasi trent’anni.
Ho capito, ho capito, ormai non posso più ignorare i segnali: devo iniziare anche io Heated rivalry.
La pioggia è una scocciatura, però quanto è dolce e intimo questo venerdì, il treno insolitamente vuoto, non riuscire a staccare gli occhi da un libro mentre cielo e laguna si confondono, la calma e il silenzio dell’ufficio.
Una semplice formazione aziendale sull'IA mi sta facendo vagare con la mente in maniera inaspettata. Mi dico che è un peccato aver abbandonato l'argomento della mia tesi magistrale. Un anno e mezzo fa ho casualmente ritrovato il mio relatore a una lezione del master che frequentavo. Dopo tre anni si ricordava perfettamente della mia tesi, che a quanto pare ha anche consigliato ad altri tesisti interessati al tema. Chissà come sarebbe andata se avessi scelto di fare un dottorato. Chissà come sarebbe la mia vita ora. La nostalgia si inteccia a un'invidia che mi mette in imbarazzo. Sono stufa di dedicare così tanto tempo al mio lavoro. Io! Dov'è finita la passione? Arrivo a casa così stanca da aver bisogno solo di spegnere il cervello. Ogni entusiasmo azzerato, ogni stimolo spento. Solo quando ho partecipato al corteo a inizio ottobre mi sono sentita di nuovo viva, partecipe, presente a me stessa, parte di qualcosa.
Sono a letto nella cameretta che mi ha vista crescere, sono quasi le 2, non ho sonno e vorrei solo immergermi nel libro che ho iniziato un paio di giorni fa e dal quale non riesco a staccarmi. Ripenso a quando, nelle pause dalle lezioni universitarie, mi ritrovavo in questo stesso letto a leggere o a chattare fino al mattino, facendo finta di dormire quando sentivo mio papà alzarsi per andare al lavoro. Ora lui non c’è più, e non c’è più neanche la me di sei o sette anni fa, così fiduciosa e spensierata. Ieri una delle mie più care amiche ci ha annunciato che a settembre si sposa e mi ha chiesto di essere una delle sue damigelle (ruolo che mi è del tutto sconosciuto). Sono così sinceramente emozionata e felice della notizia che appena ci ripenso mi vengono gli occhi lucidi, ma allo stesso tempo ripenso a noi due nel 2010, inizio liceo, in gita a Roma, o alle nostre sere in discoteca d’estate, e mi dico che tutta questa nostalgia prima o poi mi farà implodere.
Quando chiami la guardia medica per farti prescrivere qualcosa per la cistite e capisci che a risponderti e a farti domande sulla tua vescica potrebbe essere stato quel coetaneo per cui avevi una cotta alle medie 😳
Ho iniziato il lavoro nuovo da tre mesi e a pranzo me ne sto ancora così: 🙂 perché qui tutti si conoscono da anni e fanno cose insieme anche in orario extra-lavorativo.
Questa osservazione stupida mi porta a fare un ragionamento più profondo sul mio sentirmi costantemente inadeguata rispetto al ruolo che ricopro. Mi chiedo spesso cosa abbia portato la mia capa ad assumermi con così tanta convinzione, con un ruolo e un livello che colleghe che lavorano qui da anni non hanno. Le stesse colleghe che vedo più adatte al mio ruolo, perché maggiormente spigliate e intraprendenti. Mi sembra di rimanere chiusa nel mio guscio, eseguendo sì le mansioni con precisione e accuratezza, ma senza quell'affabilità forse necessaria per il ruolo che ricopro. Che poi molte volte i pensieri li ho, ma quando cerco di farli uscire le parole mi muoiono in gola e nel mentre l'argomento di conversazione cambia e io sono ancora ferma a rimunginare su quanto avrei voluto dire.
Ho iniziato il lavoro nuovo da tre mesi e a pranzo me ne sto ancora così: 🙂 perché qui tutti si conoscono da anni e fanno cose insieme anche in orario extra-lavorativo.
Amo la primaveraaa
Osservo San Giobbe allontanarsi e ascolto la musica che ascoltavo quando avevo 21 anni, sentendomi per una volta eccitata come solamente a 21 anni mi sentivo, quando non avevo ancora provato nulla. La differenza la fa questa paura della morte, questo terrore atavico che non mi abbandona da settembre 2023, nonostante l’anno di terapia, nonostante le opere di convincimento, nonostante i piccoli disturbi ossessivo-compulsivi che ho sviluppato per tentare di scacciare questa ansia che mi schiaccia. Osservo San Giobbe e ringrazio che la primavera sia finalmente arrivata, risvegliandomi da questa routine in cui non ho nemmeno più tempo per pensare a me stessa, in cui svolgo ogni operazione meccanicamente evitando qualsiasi errore o deviazione. Osservo San Giobbe e per un secondo ritorno quella versione passata di me stessa che fantasticava serena guardando fuori dal finestrino, sentendo l’eccitazione crescere dal basso ventre per poi pervadere tutto il corpo, fino alla punta delle dita. In questa mezz’ora di treno, in mezzo a spettatori inconsapevoli, riprendo per un attimo, timidamente, a vibrare di vita.
Durante un colloquio di lavoro mi è stato chiesto se sapessi usare il linguaggio HTML.
Ho risposto con disinvoltura che ho imparato ad utilizzarlo durante gli anni del liceo per interesse personale.
Tradotto=lo usavo per mettere i temi e i cursori carini su Tumblr.
Ieri sera.
Rabbia e dolore che si trasformano in energia collettiva.
Sedici giorni fa mio papà è morto improvvisamente. Il mio grande, fantastico, buono, dolce e generoso papà. Mia mamma di ritorno dal lavoro l’ha trovato steso a letto, senza più nulla che si potesse fare.
Ho ricevuto la sua chiamata verso le venti, mentre stavo cucinando un risotto alla zucca, in attesa che il mio ragazzo arrivasse per cena. Ricordo tutto piuttosto chiaramente. Lo shock. La valigia recuperata meccanicamente per ficcarci dentro i primi vestiti neri pescati dall’armadio, un numero spropositato di mutande, data l’incapacità di calcolare mentalmente quanti giorni sarei rimasta a casa, e vari calzini tutti spaiati. F., anche lui sotto shock ma incredibilmente lucido e rapido, che mi carica in macchina. Un’ora e venti di quasi totale silenzio fino a casa. E poi il rumore di parenti e amici già radunati in salotto, abbracci e lacrime e mia mamma come non l’avevo mai vista prima.
Il giorno dopo mi sono offerta di avvisare i suoi amici che ancora non lo sapevano. Mi sono ritrovata a piangere insieme a svariati omoni tra i cinquanta e i sessant’anni all’altro capo del telefono. E poi ancora silenzio e rumore.
In tutto ciò penso che l’esperienza più surreale sia rappresentata dal dover scegliere i fiori, la bara, il rivestimento interno, l’urna, eccetera. I campioni di un orrendo raso azzurro mostrati su un catalogo, la scelta di una tela robusta blu e grigia più sobria, più adatta a lui. Come se lui se ne facesse qualcosa di questa scelta.
Mi sono pure incazzata con il prete. Zero sensibilità, una spiritualità che mi è apparsa fin da subito ipocrita e artificiosa. La giornata del funerale è stata calda e soleggiata e ho letto il mio breve discorso dedicato a mio papà, senza versare nemmeno una lacrima, nello spiazzo subito fuori dalla chiesa (alla faccia dello schifoso che per farmelo leggere durante la messa voleva prima che glielo inviassi per apportare eventuali “correzioni”).
Quattro giorni dopo il funerale ho compiuto ventisette anni. Tre giorni dopo ancora sono rientrata a lavoro. Nel mentre ho pianto di nuovo svariate volte, ma ho anche riso, scherzato, sono uscita a cena un paio di sere, ho cucinato e cercato di curare l’orto che mio papà coltivava con estrema cura.
Neanche un secondo ho smesso di pensare a lui.
✨ gorgeous gorgeous girls arrivano a casa dopo essere state dal parrucchiere e si lavano via i 25 euro di piega appena fatta con le lacrime agli occhi ✨