«Hai mai avuto la sensazione di starti approfittando di qualcuno perché ti fa stare bene?»
«E` che non sono ancora in quel posto» quale posto? «Affatto» con una smorfietta inspiegabilmente un po` colpevole. «Sono più al punto dove... scopro che una vita oltre Sebastian è davvero possibile e intendo... una vita sentimentale perché nessuno aveva dubbi sul fatto che una vita l`avrei avuta» retorica, di rimprovero più che altro a se stessa. «Ma, ecco, diciamo che questo basta a farmi sentire bene in... sé». Gli occhi a farsi appena più umidi, il naso arricciato «E non posso, non riesco... non voglio andare di nuovo più veloce di quanto non mi senta. E siccome non mi viene richiesto, mi dico che è ok andare al mio tempo, solo che così ho l`impressione... non lo so... di stare imbrogliando?» Qualcuno qui ha la sindrome dell`impostore.
«Ogni relazione è un... “approfittarsi di qualcuno che ti fa stare bene”». Il capo che si muove come percorso da una piccola scossa «e non c’è niente di male, qualsiasi cosa sia questa cosa che c’è tra di voi. Non devi sforzarti di accelerare il passo, soprattutto se a lui sembra andare bene così. E soprattutto... non sforzarti di arrivare in quel posto lì» per usare le stesse parole di Ilary.
«Se ci dovessi arrivare, bene. Se non ci dovessi arrivare, bene comunque».
«Dici?» Lo sguardo eloquente a indugiare ancora sulla Polland, mentre i denti non abbandonano ancora la voglia di tormentarsi il labbro inferiore. Incamera quelle rassicurazioni, mentre ora quel broncetto anti lacrima si intensifica in qualcosa di più simile alla commozione. «E` che...» ormai tanto vale tirarlo fuori:
«non voglio diventare come Sebastian».
Ecco, l`ha detto. «Non voglio approfittarmi di qualcuno che è troppo paziente e gentile e-e che prova... cose» ??? «solo perché magari pazienza e gentilezza e... cose» !!! «sono ciò di cui ho bisogno al momento. Non vorrei prenderlo in giro e-e farlo soffrire» gli occhioni a sbarrarsi, ora di un principio di orrore a dir poco esagerato. Grifondoro: born to be dramatic. «Certe cose tendono a ricapitare, no? Perciò magari non ho trovato un altro Seb, ma... ma ho trovato un`altra me?» Questo è il momento in cui il respiro si fa corto e Ilary Wilson sembra davvero-davvero sul punto di scoppiare in lacrime.
Rachel gli occhi umidi altrui non li nota, ma ne sente il tono e allora si concentra e modifica la linea delle labbra. E’ l’ennesimo sorriso quello che le mostra, sempre in bilico tra la presenza e l’assenza, per non eccedere e non peccare.
«Ma che c’entra Sebastian?»
E non c’è rancore nel tono, o antipatia, solo una semplice domanda. «E’ la persona più distante che ci sia da quello che sei tu». Parla lentamente e con tono basso, come a non voler fare rumore. «Non sei malata». Secca, sincera. «E questa è la prima cosa. In secondo luogo con questo ragazzo siete solo all’inizio, vi dovete conoscere e capire e andare avanti e fare... cose». Fa anche ondeggiare la mano. «Non c’è motivo di fasciarti la testa. Lo so che Sebastian lascia cicatrici, ma non infilarci il dito pure tu».











