Il 16 luglio 1977, in un Paese attraversato dal conflitto sociale e dalla crescita delle organizzazioni armate, il ministro dell’Interno Francesco Cossiga rende pubblici i dati ufficiali relativi ai militanti delle principali formazioni della lotta armata di sinistra colpiti dall’azione repressiva dello Stato. I numeri fotografano una situazione in rapida evoluzione: 128 detenuti e 14 ricercati per le Brigate Rosse, 123 detenuti e 14 ricercati per i Nuclei Armati Proletari (NAP), 12 detenuti e 3 ricercati per Prima Linea. Sono cifre che raccontano molto del momento storico.
Nel 1977 le Brigate Rosse rappresentano già la principale organizzazione armata del Paese, protagoniste di una crescente escalation che culminerà l’anno successivo con il sequestro Moro. I NAP, nati soprattutto nelle carceri e radicati in particolare nell’area napoletana, stanno invece vivendo la loro fase finale dopo una stagione caratterizzata da azioni armate e forte presenza nel mondo della detenzione. Particolarmente significativo appare il dato relativo a Prima Linea. Solo dodici detenuti e tre ricercati, numeri apparentemente modesti che non consentono ancora di cogliere la crescita di un’organizzazione nata da poco ma destinata a diventare, nel giro di pochi anni, la seconda formazione armata italiana per dimensioni e capacità operativa. Proprio nel 1977 Prima Linea sta consolidando la propria struttura nazionale e moltiplicando le azioni armate.
Le statistiche diffuse da Cossiga arrivano in un anno particolarmente delicato. Il Movimento del ’77 è stato represso nelle piazze con una durezza crescente, il Parlamento ha appena approvato nuove misure emergenziali sull’ordine pubblico e il governo insiste sulla necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto al terrorismo. In questo quadro, la pubblicazione dei dati non è soltanto un’informazione amministrativa: è anche un messaggio politico.
Le cifre servono infatti a rappresentare la dimensione del fenomeno e a giustificare l’espansione dell’apparato repressivo. Nello stesso periodo vengono rafforzati i reparti speciali, aumentano i poteri di polizia, si ampliano le possibilità di intercettazione e si sviluppa il sistema delle carceri speciali, destinate proprio ai detenuti accusati di terrorismo e lotta armata.
Ma quei numeri raccontano anche un’altra realtà: la crescita impressionante della popolazione detenuta per reati politici. Sommando i dati forniti dal ministro si arriva ad almeno 263 detenuti e 31 ricercati appartenenti alle tre principali organizzazioni della lotta armata di sinistra.











