Qualcuno dovrebbe dirlo che 21 non è solo l'età in cui si può iniziare a bere alcolici legalmente, ma anche quella in cui ci si sposa e inizia a succedere Di Tutto. Non so, avvertire con un gufo, spedire un origami canterino, un patronus messaggero, qualsiasi cosa! Giusto per dire di prepararsi a tempo prevalentemente soleggiato con cielo coperto, alta probabilità di violente precipitazioni e temperature nella media. Diciamo con un’escursione termica di una ventina di gradi. Ma avete ragione, questa è pur sempre l’Inghilterra. Chiaramente delle cose sono successe anche prima Di Tutto, ma ciò non toglie che si dovrebbe comunque avvisare. Per cortesia, no? Credevo insegnassero questo agli inglesi. Cortesia e tazze di tè. Ma se il mondo è scozzese, che gran fregatura!
Tra le cose che sono successe prima Di Tutto sono diventata una tessimante, ho costruito un Circolo, incontrato persone, creduto che avrei vissuto in un monolocale ricavato da qualche soffitta nel centro di Londra, corso sotto la pioggia, storpiato tante parole babbane, abbracciato molto, imparato a castare un Patronus - e a fare svariati altri incantesimi ma non le Pozioni, questo è importante ricordarlo - ma chiaramente Niente è successo in termini di grossi sconvolgimenti. Tutto era semplice.
Ora ogni cosa è complicata. Così mi sono diffindata la testa e alla fine mi sono detta: è stata tutta colpa di Devon. Di Devon, sì, quello con il sorriso strafottente e un ego sempre troppo grosso per il luogo in cui si trova. Per colpa di Devon, e delle bolidate che diceva sul fatto che pagassi modelle affinchè indossassero le mie creazioni, Phoebe è venuta a bussare alla mia porta, e poi io ho cominciato a bussare alla sua, sempre più spesso. E lei mi ha fatto notare che avrei potuto essere una brava infermiera e che avrei potuto farcela ad entrare al San Mungo, che però necessitava che io prendessi il MAGO di Pozioni che mi mancava, il quale ha a propria volta avuto bisogno che io ricevessi delle ripetizioni miracolose. Anne è stata quella che mi ha trovato il professore miracoloso, raccomandadomi pazienza e una buona scorta di calci in cu...ore da assestare al docente in caso di necessità. Credo di averli usati tutti, per inciso. Ma in principio fu la morte di un tal Delouragh ad avvicinarmi al nosocomio magico come volontaria. Curioso come una visita a domicilio per prendere le misure ad alcune finestre per delle tende, si sia trasformata in una cena con morto conclusasi con LaylaTook che mi strappava svariate ciocche di capelli e una gita notturna al dipartimento Auror. Curioso come delle ripetizioni di Pozioni siano diventate l’inizio di qualcosa che non aveva nulla a che vedere con gli intrugli. Domino shits, right? In effetti sarebbe scorretto pensare che sia stata colpa solo colpa di Devon se Sebastian Waleystock è infine capitato. Perché da quando questo cataclisma si è verificato, in effetti, nella mia vita sono iniziate a succedere innumerevoli cose. Pianti, schiaffi, schiantesimi, pioggia. Urla, porte sbattute, porte saltate, sangue. E pioggia. Mani, labbra, sorrisi e altra pioggia. Segreti persi nella pioggia, baci persi nella pioggia, cadute dimenticate nella pioggia. Primi baci, prime volte, primi amori, primi tatuaggi, prime case, primo matrimonio, primo tutto. E anche ultimo, o almeno questi erano i piani. Alla fine things happened e io ho collezionato un'altra prima volta. Non avevo mai lasciato nessuno e devo dire che fa davvero schifo.
The true crime would be thinking it's just one persons fault
Però se proprio dobbiamo dare la colpa ad una persona sola non diamola neppure a Seb però, che già se ne dà abbastanza da solo. Facciamo che sia colpa mia. Io sono cresciuta. È crescere che complica le cose, ma le rende anche molto più avvincenti, intense, colorate e imprevedibili. Reali. Sono cambiata più di quanto avrei immaginato e non solo perché ora metto più vestitini che jeans o più ballerine che Magiconverse. C'entra più col fatto che ho smesso di scappare dalle cose che sento, che ho imparato a camminare nel presente invece che nel passato, a non dire proprio tutto, ad impegnarmi e ad avere fiducia anche dopo gli sbagli, e non solo prima. Ho creduto che non mi sarei persa, neppure quando mi sono sentita sbiadire, ho permesso alle mani che mi avevano ferita di provare a rimediare e ho perdonato quello che un tempo mi sarebbe sembrato ingiusto e impossibile. Nonna Meg dice sempre che possiamo sorprendere noi stessi e innamorarci della persona che ci sorprende più di tutte. Così come gli inglesi si innamorano dei temporali improvvisi e di come il sole riflette sull’acciottolato bagnato una volta che la tempesta è passata. E del profumo, il profumo della pioggia sui prati dei parchi cittadini. L’umidità diventa quasi una coccola dentro alle ossa, il freddo culla i piedi zuppi dentro agli stivali e semplicemente, piano piano, ci si abitua anche al tempo variabile; basta ricordarsi di non uscire senza ombrello o in alternativa di castarsi un Impervius. Oppure di saltare dentro alle pozzanghere. Quello rende sempre tutto più divertente.
Almeno fino a che non scivoli su quel sasso nasconsto sul fondo e ti fai male sul serio. Una volta è un gomito rotto, un'altra volta il naso perché sei caduta di faccia, o la caviglia perché hai messo male il piede; un'altra volta ancora la caviglia slogata è quella dell'amico che correva con te e allora non è più così divertente. Allora ti fermi, lo prendi in spalla e lo riaccompagni a casa. E la volta dopo non ti limiti a tenerlo per mano sperando di non farlo scivolare, eviti direttamente la pozzanghera con il sasso scivoloso dentro. Magari qualcun altro sarebbe più coraggioso di te; correrebbe il rischio di scivolare ancora una volta e lascerebbe scegliere all'amico se correre insieme a lui oppure no. Tutto dipende da dove stia il suo limite, quella linea che non vuoi veder superata per nessuna ragione al mondo e che non ti serve aspettare venga oltrepassata un'altra volta, ti fermi alla prima e basta. Ognuno ha il suo limite. Sebastian ha oltrepassato il mio e io ho smesso di correre. Ho creduto davvero nelle promesse che gli ho fatto e sono sicura che ci abbia creduto anche lui, nonostante non sia riuscito a mantenerle, ma è come dice Phibelle: adesso non sono più la persona che ero quando ho fatto quelle promesse. Quindi facciamo che sia colpa mia. Io sono cresciuta. Ancora. È crescere che complica le cose, ma le rende anche molto più avvincenti, intense, colorate, e imprevedibili. Reali.
Ho tratto molte soddisfazioni dal fatto di poter accettare un’altra persona. Non è facile, è meno facile che comprenderla. Eppure il diritto che ciascuno ha di interpretare come crede la propria esperienza e di trovare in essa i propri valori, è una delle potenzialità più preziose della vita. Ogni persona è un’isola, lo è in un senso molto reale e può gettare dei ponti verso le altre isole solamente se vuole, ed è in grado, di essere e amare pienamente sè stessa.