Farmaci generici, troppa diffidenza
ll vantaggio salta subito agli occhi: stessa efficacia, prezzo scontato. Quello dei farmaci equivalenti (medicinali non più protetti da brevetto e per questo più economici) dovrebbe essere un mercato in facile espansione. Tuttavia, così non è.
L'Italia resta infatti uno dei Paesi con la più bassa somministrazione di farmaci generici in Europa e la Sardegna, nonostante i passi da gigante compiuti negli ultimi tre anni, occupa la coda della classifica nazionale. Un danno economico per le tasche dei pazienti, ma anche per il bilancio sanitario della Regione, costretta a rimborsare ai cittadini cifre più elevate. L'occasione per fare il punto sulla diffusione dei medicinali a basso costo la darà il convegno intitolato: «I farmaci equivalenti tra tutela della salute pubblica e razionalizzazione della spesa sanitaria in Sardegna», promosso oggi all'Hotel Regina Margherita di Cagliari da AboutPharma e Medical Devices, con il patrocinio di AssoGenerici e Mylan.
L'evento coinvolgerà istituzioni, medici, farmacisti, farmacologi, associazioni di pazienti e cittadini. Tutti attivi nel cercare di cambiare il clima di diffidenza, scarsa informazione e insufficiente preparazione degli addetti ai lavori attorno alla scelta della cura giusta al prezzo più conveniente. «Sebbene il principio attivo del farmaco equivalente sia identico e altrettanto efficace, in Italia esiste ancora una cultura poco incline ad accettarne l'assunzione - conferma Michele Uda, direttore generale di AssoGenerici -, siamo partiti in ritardo e molti brevetti devono ancora scadere, ma dal 2008 le prospettive sono incoraggianti e la diffusione dei medicinali a basso costo sta crescendo, nonostante il nostro Sistema Sanitario Nazionale sia disomogeneo e frazionato in 21 differenti piani locali».
Nel quadro generale la Sardegna non fa eccezione: «Nell'Isola soltanto il 22,9% delle confezioni dispensate rientra nella categoria dei medicinali generici, il 15% della spesa sanitaria regionale - aggiunge Uda -, numeri di tutto rispetto se confrontati a quelli di tre anni fa, quando la Sardegna era tra le regioni peggiori d'Italia». Eppure, a dispetto dei risultati terapeutici identici e prezzi più bassi anche del 45%, i pazienti sardi restano ancora legati al medicinale "griffato". Un'abitudine difficile da sradicare che ha spinto l'Assessorato regionale della Sanità a varare alcuni provvedimenti per guidare le scelte delle Asl e sensibilizzare la filiera medica, responsabile della prescrizione e somministrazione dei farmaci.
«Le scelte fatte negli ultimi anni dalla Regione hanno permesso di fare grandi progressi - conferma Uda - ma resistono falsi miti e poca informazione. È qui che medici e farmacisti potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel mettersi al servizio del cittadino e consigliare, quando possibile, la scelta terapeutica più economica». Più che un consiglio, un obbligo. Scattato il 31 maggio 2005, data dalla quale il farmacista è tenuto a informare l'acquirente dell'esistenza di un farmaco identico ma meno costoso consigliandone la sostituzione, a meno che il medico abbia specificato sulla ricetta che il farmaco non sia sostituibile. La strada in ogni caso sembra segnata. I conti in rosso della Sanità isolana non lasciano alternative. L'uso del farmaco generico dovrà essere una priorità per le aziende sanitarie. «La vendita di prodotti equivalenti deve essere colta come un'opportunità, non come ostacolo al progresso - conclude Uda - nel mantenere il difficile equilibrio tra una domanda di salute destinata a crescere e la riduzione dei budget, il può giocare un ruolo importante, consentendo ai sistemi sanitari di liberare risorse preziose da reinvestire, per esempio, nello sviluppo di farmaci biosimilari, la nuova e più promettente frontiera della farmacologia mondiale».
L’articolo, a firma Luca Mascia, è apparso su L’Unione Sarda del 23/06/2015











