E' una statua di Adriano Bimbi dal nome "il musicista e i cani".
Trascorro molto tempo in questa zona della città ma una sera, uscita da un pub non troppo distante, con una pioggia battente che mi impediva di andarmene immediatamente, ho cercato riparo sotto le possenti arcate del Teatro (alle spalle dell'inquadratura) e l'ho guardata con un pò più di attenzione. Quella ritratta è una scena viva, racconta la vita di un musicista - impegnato a fare ciò che più ama - e del suo cane, che lo ascolta guardando un immaginario pubblico che gli si para di fronte. La pioggia, le luci natalizie, la chiesa davanti a lui e nessuna traccia di una qualsivoglia anima viva: ecco che, questa statua, mi ha ispirato tristezza.
E' il canto alla città che non vuole ascoltare, al tempo che scorre ugualmente, alla vita che si cristallizza in un solo attimo di azione che, potenzialmente, dura in eterno. E, ad ammirare tutto questo, c'è soltanto la pioggia che non smette di cadere.
è la solitudine, è la normalità dell'esistenza che, però, un pò di tristezza la fa.
la statua, inoltre, indossa una maschera sul volto: coprire la verità, celare il nostro vero io davanti agli altri, modificare l'apparenza cercando di raggiungere ciò che gli altri vogliono vedere.. non è forse uno dei più tristi esempi di solitudine?














