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Agave
Agav
Agav+Mars = 5+1
articolo scritto per la rivista dell'Ordine degli Architetti di Verona sulla conferenza organizzata da Agav con gli architetti Femia e Peluffo, moderatore Luigi Prestinenza Puglisi, presso la sede della Cattolica Assicurazioni a Verona il 20/11/2010, pag. 90
Continuando nel solco del ciclo di conferenze Ma/rs2, Agav - Associazione dei giovani architetti della Provincia di Verona - ha presentato nello scorso maggio il secondo incontro, che ha visto come protagonisti i fondatori nel 1995 dello studio 5+1AA di Genova, Femìa e Peluffo, incalzati dalle provocazioni del critico Luigi Prestinenza Puglisi. Il ciclo di conferenze dedicato al rapporto tra gli architetti ed i propri maestri, da cui il nome “Ma/rs2: maestri e architetti, riflessioni e spunti” segue a quattro anni di distanza il primo ciclo che ha indagato il tema del rapporto tra l’architettura ed il materiale. Tramite gli interventi dello studio C+S, di Pietro Carlo Pellegrini, Werner Tscholl e di Sergio Los nel 2006 si erano approfonditi i temi della forma dell’architettura, dell’idea progettuale e del loro rapporto con il materiale. Ora l’impegno dell’associazione è proseguito con Ma/rs2, per cercare di comprendere, o perlomeno discutere, i diversi approcci dell’architetto nel processo creativo e realizzativo, il rapporto con i predecessori e la relazione che ne intercorre. Ogni atto creativo porta in sé necessariamente un bagaglio di conoscenze ed esperienze differenti da individuo ad individuo, e massimamente è complesso nel campo dell’architettura, perché oltre alla propria specificità, l’edificio si deve confrontare con il contesto circostante. È fondamentale, quindi, comprendere che ogni edificio è il termine di un percorso intellettuale che ha in sé e mostra ogni singola tappa di questo viaggio, così come la sua intera preparazione. L’architetto non crea autonomamente e automaticamente come rispondendo a dei semplici bisogni, ma dialoga e si confronta attraverso gli edifici stessi: ogni progetto realizzato è una dichiarazione, un manifesto, un’enunciazione di come si vede il mondo e lo si racconta in quel determinato luogo e momento. Con Ma/rs2 si è voluto analizzare lo speciale rapporto che lega ciascuno dei professionisti invitati con i propri “maestri”. Così come l’uomo è formato dal padre, o dalla sua assenza, così chi crea e dà forma alle idee si rapporta necessariamente con il proprio predecessore, seguendolo o negandolo. Dopo un primo incontro incentrato sulle due figure di Luigi Caccia Dominioni e Cino zucchi, si è scelto di proseguire con un approccio professionale, ma prima di tutto culturale, differente se non antitetico.
Come già detto, anche il sentirsi stilisticamente “orfani” di una figura paterna è un modo per mostrare la propria presenza sulla scena architettonica: per questo, proprio Alfonso Femìa e Gianluca Peluffo, fondatori dello studio 5+1AA. Anche questo incontro si è svolto presso la sede della Cattolica Assicurazioni, aperto dai saluti dei rappresentanti Agav, di quelli degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, nelle persone rispettivamente del Presidente Arnaldo Toffali e del Consigliere Andrea Falsirollo, enti patrocinatori assieme al Comune di Verona. Mediatore dell’incontro, anche se forse sarebbe più corretto chiamarlo “provocatore dell’incontro”, è stato il prof. Luigi Prestinenza Puglisi, estimatore dell’opera dello studio genovese, che già in passato aveva avuto modo di recensirne le realizzazioni. Proprio da una considerazione del professore a proposito della situazione architettonica italiana nasce lo spunto del dibattito, che quindi rafforza e si riallaccia a questa particolare visione dell’assenza dei maestri e di un’architettura che nasce solo, o principalmente, dal contesto. Il critico afferma infatti: “Io credo [...] nella sperimentazione contro la conservazione. È solo producendo nuove idee, nuova intelligenza, che l’architettura può andare avanti. Soprattutto in Italia dove sembra che non si debba toccare nulla e che si debba vivere con la testa rivolta all’indietro.” L’essere chiamati prima di tutto a sperimentare prima che a conservare ha fatto sì che i 5+1AA abbiano sviluppato una sorta di desiderio di una differenziazione permanente dell’offerta architettonica, che gli impedisce di “inventare” una propria regola: questo comporta il valore assoluto del rapporto tra il progetto ed il luogo, invece dell’appartenenza ad uno stile o a un linguaggio architettonico precostituito. Si afferma in questo modo il primato del contesto inteso come insieme unico ed irripetibile di condizioni culturali, sociali, urbanistiche ed architettoniche che concorrono a identificare una risposta di volta in volta differente, e perciò mai autoreferenziale. In questo senso è chiaro allora come la sperimentazione dell’architettura si contrapponga alla conservazione, intesa come consuetudine o in un senso più ampio come “scuola” e come il contesto, non solo geografico, ma anche sociale, economico e culturale, sia il teatro all’interno del quale si colloca il progetto di architettura, che è “atto di trasformazione della realtà”. Interessante il paragone a questo proposito fatto dagli stessi Femìa e Peluffo con il film “zelig” di Woody Allen, per approfondire il concetto del rapporto tra soggetto ed oggetto, inteso qui come rapporto tra il costruito ed il contesto, in un’epoca contemporanea caratterizzata dalla estrema invadenza e violenza della moltiplicazione di immagini e linguaggi. Affermano infatti i progettisti: “quello che noi cerchiamo di fare è di non fare zelig, però è inevitabile confrontarsi con la molteplicità dei linguaggi”. Questo enorme bagaglio di immagini condivise deve essere quindi usato per “mettere in forma la realtà”, e quindi l’edificio che ne risulterà sarà “condivisibile” esso stesso, anche se non necessariamente “comprensibile”. Ogni progetto illustrato nel corso dell’esposizione ha questo carattere di unicità, cioè di risposta univoca al singolo problema, ribadendo quindi come sia il progetto a comandare come risposta a un luogo e ad un’esigenza.
"numero verde" architetti verona n. 87