La cittadinanza nel tempo del web 2.0: il primo rapporto
La cittadinanza nel tempo del web 2.0: il primo rapporto
Come si informano i cittadini bolognesi attivi su Twitter? Come partecipano alla vita pubblica locale nel tempo del web 2.0 e dei social media? Pubblichiamo oggi il primo rapporto di elaborazione dei dati ottenuti: partendo da una popolazione di riferimento di oltre 111.000 utenti che seguono account Twitter legati alla vita pubblica bolognese, sono state invitate 57.000 persone a compilare un…
Aziende del territorio: una chiamata per Bologna Smart City
Il progetto Bologna Smart City affronta i temi dello sviluppo sostenibile e dell'innovazione in un’ottica di integrazione fra la pubblica amministrazione, il mondo della ricerca e dell’Università ed il tessuto economico ed imprenditoriale.
Il Piano Strategico Metropolitano rappresenta il luogo ideale di discussione pubblica e di confronto per la definizione degli obiettivi e per la costruzione di una progettualità concreta anche perchè l'ambito territoriale di Bologna Smart City deve necessariamente prescindere i confini amministrativi considerando le reti variabili e dinamiche di relazioni di Bologna con un territorio più esteso.
Allo stesso tempo è importante raccogliere fin da subito manifestazioni di interesse da parte delle aziende del territorio che sentono di avere qualcosa da dire sui sette ambiti individuati da Comune, Università e Aster e che si candidano a “partnership smart” per realizzare progetti per Bologna.
Alle aziende interessate proponiamo di compilare il modulo qui sotto. Si tratta di una ricognizione non impegnativa dell’intenzione dell’azienda a partecipare a progetti sul tema della Smart City.
Diritti digitali e dati aperti: il 6 Luglio se ne parla a Bologna
Organizzato dall'assocazione Stati Generali dell'Innovazione con la collaborazione della Regione Emilia Romagna l'evento si situa all'interno del progetto di Agenda Digitale promosso dal Comune di Bologna.
Esso intende affrontare i temi dell’Informazione Geografica e la loro relazione con le "Città Intelligenti", a cui stanno aderendo un numero sempre maggiore di Comuni e comunità, partendo dall'assunto che l’Informazione Geografica riveste un ruolo d’infrastruttura abilitante e le tecnologie geomatiche contribuiscono alla realizzazione di servizi innovativi.
Essendo queste patrimonio della collettività, l'evento è rivolto a tutti gli stakeholders che avranno la possibilità di approfondire tre temi in particolare:
Infrastrutture di Dati Territorali innovative per Smart Communities e Smart Cities efficienti
Open data: Comunità in grado di collaborare e fruire l’informazione geografica
Nuovi format di comunicazione pubblica interattiva: urbanistica partecipativa, l’innovazione territoriale e sociale
Partendo da questi tre assi, il programma della giornata toccherà dei temi trasversali quali l'Inclusione digitale, la Creatività, L'Open Government e l'Innovazione.
L'evento, a cui è possibile partecipare compilando il modulo di registrazione, segue un filo conduttore all'interno della roadmap di Stati Generali dell'Innovazione che proseguirà con la conferenza AM/FM GIS (Roma, 26-27 settembre), lo Smart City Exhibition (Bologna 29 – 31 ottobre), la conferenza ASITA (Vicenza, 6-9 novembre) e il GFOSSDAY (Torino 14/16 novembre).
L'Agenda Digitale? Ultimi giorni per le vostre proposte
Con 700 tweets con l’hashtag #agendadigitalebo, 70 proposte arrivate sul form on line, 9 eventi promossi e più di 30 patrocinati, il percorso partecipato dell’Agenda Digitale si avvia verso la conclusione dell sua prima fase con una sorpresa.
Considerato il particolare che abbiamo vissuto e il grande interesse riscontrato, in accordo con il Garante della partecipazione Marco Trotta, si è deciso di aprire una seconda fase nel processo di partecipazione dell’Agenda Digitale.
Approfittando di “Smart City Exhibition”, l’evento che il 29-31 ottobre porterà in città opinion leader e progetti di rilevanza non solo nazionale, ci è parso opportuno concludere un processo che ha coinvolto e valorizzato imprese, cittadini e istituzioni bolognesi a base ITC.
Nel rilanciare, diamo una ulteriore possibiltà di inviare idee e proposte fino a venerdì 29 (alle 12) e successivamente pubblicheremo un documento che assembla tutte le proposte.
Contemporaneamente renderemo pubbliche tutte le azioni che sono nate all’interno dell’Agenda Digitale e che sono tutt’ora in progress.
Entrambi i documenti saranno sottoposti al comitato scientifico dell'Agenda Digitale e, sempre con il supporto di Marco Trotta, redigeremo una proposta di Agenda Digitale contenente anche le vostre sollecitazioni.
Da settembre, in modalità da precisare ma che darà la possibilità di partecipazione, pubbblicheremo la nostra proposta avviando una consultazione pubblica finale on line con termine all’inizio ottobre.
Per poi vederci tutti assieme alla Smart City Exhibition!
Responsabilità sociale e comunicazione digitale: il progetto Amitie
Giovedì 14 Giugno presso lo Urban Center in Sala Borsa si terrà dalle 16.30 alle 18.30 l'incontro dal titolo Idee di Amitie: Responsabilità sociale e comunicazione digitale.
In particolare Amitie vuole contribuire a costruire una nuova comunicazione per sensibilizzare i cittadini sul valore aggiunto dei migranti e delle minoranze attraverso strategie di educazione e sviluppo che includono le comunità locali di migranti.
Tra i relatori, oltre a Matteo Lepore, Assessore al Marketing Urbano, progetto Smart City e Agenda Digitale del Comune di Bologna, saranno presenti:
Mirca Ognisanti e Lucia Fresa, Comune di Bologna
Giulia Grassilli, fondazione Cineteca di Bologna
Augusto Valeriani, Università di Bologna
Nicola Rabbi, Bandiera Gialla
Jonathan Ferramola, Terra di tutti Film Festival
Christian Quintilli, Action Aid
Marco Trotta, Garante del processo di partecipazione dell'Agenda Digitale Bologna
Tra i relatori dell'evento dello scorso 5 Aprile Open Data: come, dove e perchè c'era anche Marianna Giacchetta, laureata del Dipartimento di Elettronica, Informatica e Sistemistica dell'Università di Bologna, che ha presentato un progetto svolto nell'ambito della sua tesi Utilizzo delle Google Apps e specificatamente delle Fusion Table.
Per quanto riguarda un profilo per così dire "esterno" gli Open Data, secondo la Giacchetta, possono essere integrati dalle aziende nelle proprie applicazioni così da avere una base informativa solida su cui costruire decisioni operative e strategiche. Tali dati, comunque, dovrebbero essere arricchiti da parte della P.A. da link che permettano di descriverne il significato, dato che si parla proprio di dati grezzi.
In tal senso la sperimentazione svolta nell'ambito della sua tesi propone un'indicazione su come rendere tali dati grezzi fruibili anche per gli utilizzatori non del tutto in grado di elaborarli.
Per quanto riguardo un profilo "interno" gli Open Data possono essere dei catalizzatori in grado di creare sinergie tre le varie amministrazioni. "La collaborazione delle diverse dimensioni locali nella realizzazione di progetti, il completamento di progetti già avviati da altre amministrazioni sia in termini di servizi erogati, sia in termini di soluzioni tecnologiche adottate, e il riutilizzo di soluzioni e applicazioni prodotte da un’amministrazione da parte di altre amministrazioni, porterebbe alla realizzazione di significative economie di scala promuovendo una standardizzazione delle soluzioni su tutto il territorio nazionale".
Digitalizzazione della P.A. insomma come linea guida con l'obiettivo di permettere al cittadino di usufruire di tutti i servizi possibili senza spostamento fisico. Ma non solo, perchè la digitalizzazione deve riguardare anche il cittadino. Ovvero, il digital divide, sottolinea la Giacchetta, è ancora un ostacolo forte verso i processi partecipativi che strumenti come gli Open Data promuovono. Tre i punti principali su cui deve impegnarsi la P.A.:
accesso per tutti
alfabetizzazione digitale
disporre comunque di un'opzione "materiale"
Alla luce di questa asimmetria delle competenze digitali da parte dei cittadini può essere anche messa in discussione la consultazione pubblica che il Governo Italiano ha fatto sul web in quanto, conclude la Giacchetta, "una consultazione pubblica sul web è, nelle forme attualmente messe in opera, un campione autoselezionato con forte connotazione anagrafica e culturale, quindi scarsamente rappresentativo".
Occorre, allora, "percorrere ancora molta strada, ma è opportuno che le pubbliche amministrazioni operino per elevare la possibilità dei cittadini di interagire con gli strumenti digitali".
Quello degli Open Data è sempre uno dei temi più discussi all'interno della percorso di Agenda Digitale che il Comune di Bologna ha intrapreso.
Di Open Data si è parlato lo scorso 5 Aprile ed è in questa occasione che abbiamo approfondito l'argomento con Roberto Bigotti, consultant EUteam di IBM.
In tal senso, gli Open Data sono la naturale estensione di questo concetto, lo strumento ideale per rendere disponibili le informazioni della P.A. permettendone il riuso da parte di cittadini e imprese. "Gli open data rappresentano la condicio sine qua non per la realizzazione di questo percorso di trasparenza e partecipazione democratica".
Ribadendo, quindi, come la liberazione dei dati sia solo il punto di partenza per far sì che il paradigma dell'apertura si realizzi compiutamente, Bigotti sottolinea quello che deve essere lo sforzo delle P.A. nel sapersi dare un assetto organizzativo in grado di governare una crescente mole di dati senza rinunciare alla qualità, alla sicurezza e alla classificazione sistematica di questi. Un esempio fornitoci è quello di Dublinked, piattaforma web creata dalla città di Dublino, dove sono disponibili open data provenienti sia dal settore pubblico che da quello privato allo scopo di sviluppare applicazioni utili per il territorio.
Infine egli ci ha parlato di un progetto chiamato ACT proposto da IBM al Comune di Bologna, progetto per smartphone che "partendo dagli open data del Comune, offre una prima interfaccia reale e fruibile a chi può offrirci un importante punto prospettico sul significato di inclusione e partecipazione, le persone diversamente abili". Il mondo della disabilità è uno di quelli in cui la tecnologia può dimostrare tutto il suo potenziale positivo non rappresentando, come in altre situazioni, essa stessa quello che è chiamato il Digital Divide.
Ecco dunque l'universo della P.A. che può essere dispiegato da strumenti quali gli open data, un universo sempre più "de-formalizzato", fatto di relazioni orizzontali in grado di rispondere più velocemente ai cambiamenti e di facilitare l'azione di un cittadino chiamato ad interpretare un ruolo sempre più attivo e partecipe in questa trasformazione.