La concezione della religione di Allport
Nel processo di divenire della persona, Allport assegna un posto notevole alla religione come fattore significativo. Ma in che cosa la religiosità si colloca nella personalità individuale? Psicologicamente, la religione appartiene all’ordine dei sentimenti. Essa non può essere spiegata da un singolo fattore, da un singolo istinto o da una singola emozione, ma comprende una molteplicità fortemente differenziata di esperienze che possono essere concentrate su un oggetto religioso. Così inteso, il sentimento religioso varia da persona a persona e riflette l’individualità concettuale ed emotiva della persona.
Secondo Allport, sono così numerose le radici della religione che l’uniformità risulta impossibile. Di conseguenza, nessuna definizione può esaurire la complessità della religione individuale, dal momento che esistono tante varietà d’esperienza religiosa quante sono, sulla Terra, le persone religiose. Il carattere individuale del sentimento religioso determina che, più spesso di quanto non si creda, esso sia caratterizzato da una certa inconsistenza e anche da un certo capriccio. Solo nella persona geniale il sentimento religioso è perfettamente organizzato e completamente sotto controllo, in modo da non sembrare incoerente e capriccioso.
Anche un sentimento religioso fortemente sviluppato può essere condizionato dall’impulso, dal momento che la religione, come la vita stessa, è in continuo divenire. Per tale ragione, Allport non dà eccessiva importanza alla completezza del sentimento religioso maturo e si limita a indicare le caratteristiche che lo contraddistinguono dal sentimento religioso immaturo. Secondo Allport, il sentimento religioso maturo — differenziato, ricco, complesso, organico e multiforme — ha un carattere comprensivo perché offre alla persona una visione unitaria. È fondamentalmente euristico, perché spinge ad accettare la fede in un atteggiamento di ricerca e di conferma dei suoi fondamenti.
Lo studio dei fenomeni individuali porta Allport a considerare la funzione del sentimento religioso personale nelle relazioni interpersonali e a riconoscere la difficoltà di individuare paradigmi interpretativi uniformi. In nome della religione, infatti, molti giustificano sia la crudeltà che la bontà, sia l’autoritarismo che il perdono, sia il dogmatismo che l’apertura al dialogo. Come radice di tali incoerenze, Allport individua il pregiudizio ed effettua uno studio sulle relazioni che lo collegano alla religione. Tre sono le prospettive che egli individua e che interessano in modo particolare la psicologia dell’atteggiamento religioso.
La prima consiste nell’osservazione che fratellanza e bigottismo sono spesso intrecciate nel sentimento religioso. Per esempio, molti credenti sono saturi di pregiudizi razziali, ma molti difensori dell’uguaglianza delle razze sono altrettanto motivati dal punto di vista religioso. La seconda deriva dal fatto che i credenti praticanti tendono verso la tolleranza nei confronti delle minoranze etniche più dei non praticanti. Come terza prospettiva, Allport scopre che la relazione tra religione e pregiudizio dipende dal tipo di religione abbracciata: una certa religione, cioè, è accompagnata dal pregiudizio e un’altra ne è priva.
Il fondamento di tale diversità risiede nella distinzione tra religione estrinseca e religione intrinseca. Quella estrinseca è una religione che si usa perché serve a conservare la fiducia in se stessi, a crescere nello status sociale o a sanzionare un certo modo di vivere. Essa deriva da episodi infantili di difesa, di conforto, di sicurezza e da un atteggiamento etnocentrico che esclude quelli che non vi appartengono. Si tratta, quindi, di una religiosità chiusa che serve a conservare la mente nella sua individualità; i gruppi vengono percepiti come rivali e non si tiene conto degli stimoli provenienti dalla società. Chi ha un tale orientamento punta molto a ricavare dei vantaggi e a vedere esaudite le proprie richieste.
La religione intrinseca, al contrario, è vissuta più in profondità: considera la fede come carica di valori in sé, comporta impegno e trascende gli interessi individualistici. Essa non può essere considerata un artificio per vincere la paura, una modalità di conformismo, una tentata sublimazione del sesso o un appagamento dei desideri. Inoltre, essa è integrale, nonché una tensione e un impegno all'unificazione ideale della propria vita. Vi sono cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, indù intrinseci ed estrinseci; per cui questa visione della religione non ha niente in comune con la struttura della religione formale.
Allport considera la religione estrinseca come un campo ideale per centrarsi su se stessi, per rivolgersi a Dio senza allontanarsi da sé. Si tratta, quindi, di un tipo di religiosità che più facilmente può essere correlato con il bigottismo. Per dirla in altro modo, gli individui e i gruppi vengono percepiti come rivali per le soddisfazioni personali e la religione diviene un alleato nel proteggere i propri interessi. La religione estrinseca e il pregiudizio risultano pertanto utili e si sostengono reciprocamente l’un l’altro. Viceversa, la religione intrinseca è per sua natura tollerante.
È importante mettere in evidenza che, per Allport, la religione estrinseca e quella intrinseca costituiscono un continuum e non sono categorie indipendenti. Pertanto, gli individui non si attestano su una delle due posizioni restandovi sempre e in ogni luogo; la religione dell’uomo della strada tende a muoversi verso uno dei due estremi del continuum. Dopotutto, Allport ci tiene a mettere in evidenza che la religione segue un cammino suo proprio, fortemente individualizzato e personalizzato. Per dirla in altro modo, la ricerca religiosa di ogni individuo è qualcosa di solitario. Ciò significa che, sebbene sul piano sociale l’individuo sia interdipendente con gli altri in mille modi, nessun altro individuo è in grado di dargli la fede in qualunque divinità.
Prof. Giovanni Pellegrino













