Siamo tutti l'amica geniale di qualcun'altro.
Quando ti leggo mi viene da piangere.
Penso a quello che eravamo, a quello che saremmo potute essere e che non siamo.
Penso al tempo speso insieme, a quel mio tentativo disperato di essere come te, te che ai miei occhi eri tutto ciò che volevo e non ero.
Ti ho imitata in tutto e per tutto: ascoltavo la musica che piaceva a te, leggevo i libri che piacevano a te, frequentavo gli amici che tu avevi conosciuto per noi, ma ero sempre un passo indietro a te.
Poi io non lo so, davvero mi sforzo di ricordare, ma non lo so.
Forse mi sono solo fermata, forse mi è venuto l'affanno.
Forse tu hai continuato con il tuo passo troppo lungo per me, come quando andavi in bici senza mani e io avevo ancora le rotelle.
Tu dici che il nostro era un tempo lento, e che io l'ho conservato, mentre tu hai iniziato a essere un fiume in piena.
Ho sempre pensato che tu mi avessi insegnato a vedere nel mondo le piccole cose, o forse è stato Andrea.
Forse è stato lui a fermarmi e a farmi vedere le piccole cose che tu vedevi già, perché tu andavi lentamente. Io no, io correvo. Per questo, forse, mi sono fermata.
Ora non lui non c'è e non ci sei più neanche tu.
Le due A. della mia vita.
Devo tutto a voi due, nel bene e nel male.