un amore stanco, fatto di mani mai troppo intime che accarezzavano la pancia all’altezza dell’ombelico, mani disperate aggrappate a un lembo di canottiera, all’elastico delle mutande, un amore che di rado diventava altro e si spingeva oltre, rigirandosi statico nell’affetto e spaccandosi in due da sé, ritraendosi dopo una breve illusione per farci tornare due entità ben separate.
Nadia Terranova, Addio Fantasmi












