Buon giorno, La seguo da poco ma ho visto quanto sia davvero competente. Volevo chiederle un parere sul dolore, su come affrontarlo e come sopravviverne. Dolore per un amore logorante e distruttivo, per la solitudine, per un vuoto interiore, per la difficoltà a riconoscersi, per la fiducia tradita, per abbandono (?). Dolore puro, di quello che porta alla depressione e all'isolamento. So che c'è un lato soggettivo che dipende dal nostro carattere ma per quello oggettivo? Ha consigli? Grazie.
Grazie della stima, @animainquieta.Purtroppo non c'è molto che si possa fare: il dolore va compreso e bisogna agire per quello che ci indica.E' indubbio che il suo meccanismo, legato a quello del karma, è una legge di questo Cosmo.Sotto questo punto di vista è da accettare e basta, perché fa parte della natura della realtà del nostro stato d'essere attuale.La sua accettazione però può derivare anche da un ragionamento senza necessariamente scomodare la fede.Allora proviamo a fare un esercizio di fantasia e immaginiamo di avere il potere di levare il dolore dal mondo e da tutti i mondi di questo universo.Cosa succederebbe?Tutte le creature viventi sarebbero felici, paghe di quello che sono e che hanno; non avrebbero nessuna motivazione per elaborare pensieri diversi da quelli che quel momento temporale induce loro, e non avrebbero nessuna motivazione per compiere anche solo il minimo gesto per rompere quel momento di appagamento, serenità, felicità.Sarebbe la stasi completa, l'immobilità senza nessun progresso: ognuno rimarrebbe fisso e immobile per quel poco o tanto, che la sua posizione spazio-temporale prevede e per quello che la sua mente ha fissato in quel momento del nostro "dono" di felicità.Il nostro gesto farebbe "congelare" il movimento del Cosmo e annullerebbe ogni legge in esso contenuta.Il nostro gesto ci condannerebbe al nostro stesso suicidio spirituale e materiale.Per fortuna non abbiamo questo potere e se si riflette,l'accettazione del dolore, così, diventa possibile, come anche la giusta lotta per vincerlo in noi e negli altri; perché questo vuol dire progresso, mutamento, evoluzione e scoperta di realtà sempre più nuove ed "eleganti", tanto da arrivare a sviluppare nuove dimensioni e nuove leggi in cui il meccanismo del dolore, come contrasto e dualità, non sarà più necessario.