La serie sugli 883 mi ha riportato alla mente quanto detestassi i posti come l'Aquafan di Riccione e chi li frequentava, la musica che ascoltavano, come si divertivano, i discorsi che facevano. Ricordo quanto per me già all'epoca fosse importante tracciare una linea di confine tra il loro mondo e il mio. Solitamente questa linea si traduceva in anfibi logori, jeans rotti, giacche piene di spillette di gruppi musicali che già negli anni 90 si erano sciolti e un volto sempre più pallido. Per contrastare la fastidiosa gioia di chi ballava in quelle piscine mi sono sempre più avvicinato a ciò che di distruttivo mi capitava attorno. Mi piacevano le darkettone, ascoltavo il punk nei centri sociali, scrivevo stronzate sui muri e pensavo che tossire fosse sexy. L'Aquafan era diventato il centro del Male e schifavo tutto ciò che gli gravitava attorno. Mi sa che a un certo punto stupidamente buttai pure la cassetta di "Hanno ucciso l'Uomo Ragno" che mi ero comprato solo pochi mesi prima. Rifiutavo tutto ciò che era pop, tutto ciò che era Fiorello, tutto ciò che faceva divertire così tanto gli altri. Ma ora sono cambiato, sono cresciuto, sono finalmente maturato: non imbratto più i muri, ma i social.