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Anticiclone africano si posiziona nella top ten dei concetti da me più detestati 🥵🙂↕️
È poco prima dell'alba, quando sulla guancia illividita del cielo compare l'ombra di un rossore e nell'aria tremolante si spande un presagio di luce, che le ombre si staccano dai muri della stanza rivelandosi. Percorse da un ritmo macabro si agitano lungo il soffitto, si adornano di tenebre che arrivano da uno dei miei futuri andati a male e, infastidite dal chiarore disegnato dalle tapparelle, cercano scomposte di tornare in un buio più congeniale. È così che, scavalcando la fessura fronduta degli occhi, mi s'insinuano dentro improvvisi squarci di lucidità, segmenti d'improvvida verità. Resta attaccato alle arterie quest'inchiostro che parla di solitudini e irrequietezza, sedimentano negli anfratti dei muscoli miocardici colate di realtà che ostruiscono le vene impedendo al sangue di passare: minuscoli infarti causati dalla consapevolezza. E così dopo che mi hai baciato prima di tornartene a casa, dopo la preghiera salmodiata dal caffè nella moka, dopo il tentativo di produzione di felicità, nello sguardo riflesso dallo specchio ho visto la me che non sa stare nel solco scavato dalla quotidianità. Restare nel mezzo dei giorni, nel ripetersi collaudato dei gesti, nel ripresentarsi rassicurante delle abitudini, è qualcosa che non mi riesce nonostante l'impegno, nonostante le promesse, e una smania di nuovo, come una fiamma che prende a lambirmi le caviglie, mi spinge a muovermi, parlare, disfare ogni cosa le mani riescano a raggiungere. Non sentire più niente, non la noia, non il desiderio, non la gioia, né l'amore ma solo un lancinante e sottilissimo dolore che incrina le costole impedendo il respiro, è la tara che mi porto dietro. Spogliarmi dei miei abiti così come delle persone, il conseguente risultato del mio agitarmi scomposto. E, in tutto questo, a dispetto di tutto questo, non smettere di sapere di aver provato qualcosa fino al giorno prima. Non riuscire a sentire niente e allo stesso tempo ricordare com'è, invece, sentirlo quel niente consuma i nervi, spacca la pelle. Nessuno ha mai capito che è quando cade questo velo tra me e le cose che bisognerebbe tenermi con più forza, stringermi al punto da farmi male, un dolore buono che incida la superficie ghiacciata del cuore e poi, una volta ripristinata la circolazione, assecondare il friccichio continuo della testa, alimentare il movimento delle dita, darmi qualcosa su cui lavorare di fantasia, produrre uno stupore continuo attraverso cui guardare i giorni. Basterebbe sedersi con me a inventare nuovi giochi. Basterebbe. Ogni tanto. Nessuno ancora l'ha mai capito.
Questa sera si gioca (play: giocare/suonare) in casa ! Grazie @comune_novellara e @elenacarlettiofficial per l’invito (ormai quasi tutto esaurito). Essendo i 30anni suonati dei @ridillo_official rifaremo per l’occasione il brano “ritornerei” dei Nomadi perché nel 1992 (in occasione del loro 30ennale) ci invitarono come nuova band per il concerto al campo sportivo. Oltre a noi avremo ospiti @m.benaski e @marinasantelli . Avrete l’occasione di prendere i vostri regali di Natale direttamente dal Fio @fiodj58 all’entrata o all’uscita del teatro. A stasera (che sera) dalle 21 #ridillove #aridaje ✌🏼🎶🕺 (presso Teatro di Novellara) https://www.instagram.com/p/CXDeVh9oS77/?utm_medium=tumblr
aspetto che mia madre scenda col cane e vado a sboccare pure l'anima dio porco
Spesso l'inutilità della mia vita, torna a farmi un saluto.
Leavings #aridaje #perris #gone #vscocam #picoftheday
I #ridillo sul #divano di casa tua! #Dajee #aridaje vai su http://www.musicraiser.com/projects/3703