Art. 17 e mezzo: l'ultima metafora di Bersani http://www.diggita.it/v.php?id=1591541
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Art. 17 e mezzo: l'ultima metafora di Bersani http://www.diggita.it/v.php?id=1591541
La Cgil, i suoi referendum e la (ex) riforma costituzionale. Un caso di scuola
La vicenda è nota: la Consulta ha ammesso due dei tre referendum promossi dal maggior sindacato italiano in materia di lavoro. Promossi quelli che riguardano i voucher e la responsabilità sociale dei committenti negli appalti, bocciato quello principale, che interveniva sull'art. 18. Perché? In attesa della motivazione ufficiale molti giuristi si sono già espressi, sostenendo che questa andrebbe ricercata nel fatto che si trattasse di un referendum abrogativo nella forma, ma sostanzialmente propositivo nella sostanza. Attraverso l'abrogazione di determinate parti del testo dell'art. 18, infatti, quel quesito avrebbe ricavato una norma nuova, cioè l'estensione dell'obbligo di reintegro sul posto di lavoro alle aziende con cinque e più dipendenti (mentre ora questa norma vale, com'è noto, per le aziende che occupano quindici e più lavoratori). Volevo prendere spunto da questa vicenda, però, per parlare d'altro. Facciamo un caso di scuola. Ipotizziamo che sia attualmente in vigore la riforma costituzionale in realtà bocciata Domenica 4 Dicembre e proviamo a immaginare che cosa questo fatto avrebbe comportato per l'iniziativa promossa dal maggior sindacato italiano. A riforma in vigore, la Cgil avrebbe potuto utilizzare il nuovo strumento del referendum propositivo per proporre l'estensione dell'art. 18 alle aziende con cinque dipendenti, senza per questo dover utilizzare la tecnica del "ritaglio" del testo dell'articolo tramite un quesito formalmente abrogativo. Avrebbe potuto proporre, ovviamente, anche i tre quesiti abrogativi: su art. 18, voucher e responsabilità dei committenti negli appalti. Ma su questi quesiti avrebbe ottenuto un vantaggio notevole rispetto all'epoca pre-riforma costituzionale. La riforma, infatti, stabiliva che se un referendum abrogativo fosse stato sottoscritto da 800.000 firme il quorum necessario per la sua validità sarebbe sceso alla metà più uno dei partecipanti al voto delle ultime elezioni politiche (non più alla metà più uno degli aventi diritto, soglia molto più alta e difficile da raggiungere). La Cgil ha raccolto per i tre quesiti ben tre milioni e mezzo di firme, i quali quindi sarebbero ampiamente rientrati nella fascia prevista con il quorum agevolato. Insomma: a riforma costituzionale in vigore, il maggior sindacato italiano avrebbe potuto presentare un referendum propositivo senza farselo bocciare dalla Consulta e anche i tre abrogativi, la cui approvazione sarebbe stata facilitata da un quorum più basso. Non solo. Grazie alla riforma avrebbe avuto la certezza, attualmente non prevista in nessun modo, che la propria legge di iniziativa popolare dal titolo "Carta dei diritti universali del lavoro" sarebbe stata discussa in Parlamento. Ma la riforma è stata bocciata, anche con l'aiuto della Cgil stessa. Sbaglierò, ma credo che nei prossimi mesi e anni in diversi ripenseranno criticamente a quel "No", un po' frettoloso. Diciamo.