Arturo Martini (1889–1947)

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Arturo Martini (1889–1947)
#callipigia #arturomartini #pisana (presso Museo Novecento Firenze) https://www.instagram.com/p/CcBNqIlr7N9/?utm_medium=tumblr
GALLERIA RICCI ODDI - Con il nuovo arrivo de La Pisana di Arturo Martini si guarda avanti affinché la galleria sia sempre più luogo per fruire e fare cultura, e non solamente per ammirare il bello. Il Comune conferma di mettere a disposizione tutte le risorse necessarie per la nomina -INDISPENSABILE!- di un direttore non appena il CdA sarà pronto ad uscire con un adeguato bando. #PiacenzaCultura @piacenza.sera.it @galleriariccioddi #arturomartini #lapisana #piacenza #emiliaromagna #emiliaromagna_super_pics #art #arte #artemoderna #scultura #sculture #chiostro (presso Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi) https://www.instagram.com/p/CCN3wgUo-Ps/?igshid=r5pjzcm8ivxc
#pamphlet #arturomartini #sculpture #italian #art https://www.instagram.com/p/Bos4pjvF2ag/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=ujz2ktbhb624
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Arturo Martini. Armonie - Figure tra mito e realtà
Arturo Martini. Armonie - Figure tra mito e realtà Museo Internazionale delle Ceramiche Faenza, 12 ottobre 2013 - 30 marzo 2014
Al MIC di Faenza sono esposte, fino al 30 marzo 2014, cinquanta opere di Arturo Martini, che comprendono esemplari di piccolo e grande formato e spaziano tra le numerose tecniche scultoree che Martini ha sperimentato in quasi quarant'anni di attività: marmo, fusione in bronzo, lavorazione dell'argilla refrattaria, maioliche, gres e legno intagliato. Non è stato tralasciato nessun periodo della sua attività e si possono trovare esemplari legati alla produzione - debitrice delle influenze Liberty e secessioniste - degli anni Dieci del novecento fino alle realizzazioni degli anni Quaranta, ricollegabili alla scultura post cubista. Tra le opere del periodo giovanile si trovano esempi di ceramiche, oggetti di arredamento e maioliche del periodo di collaborazione con l'imprenditore ceramico Gregorio Gregorj e del periodo capesarino.
Ceramiche G. Gregorj Arturo Martini, 1910-11
Cà Pesaro ha rappresentato infatti, negli anni tra il 1908 e il 1920 un ambiente di sviluppo e di sostegno per giovani artisti, nonchè di valorizzazione delle arti applicate. A Ca' Pesaro si esponevano infatti, a fianco delle sezioni dedicate alla pittura (con protagonisti come Boccioni, Casorati e Gino Rossi) e alla scultura, rassegne dedicate alle arti applicate. Negli stessi anni in cui Martini partecipava alle mostre di Ca' Pesaro con sculture e stampe (1908-19) ampi spazi erano dedicati all'esposizione di vetri soffiati di Murano, realizzati dagli Artisti Barovier o dei Fratelli Toso e composizioni decorative in vetro oltre ad arazzi, ricami, vetri smaltati e vasi.
Canefora, Ceramiche G. Gregorj Arturo Martini, 1911 La produzione industriale di Arturo Martini, che si compone di vasi in terraglia smaltata con motivi ispirati al liberty per la ceramica Gregorj, è cronologicamente parallela alle esposizioni di arti applicate in Ca' Pesaro (dove Martini negli stessi anni esponeva le proprie sculture incisive ed innovative) e si richiama a queste declinazioni delle arti decorative. Sul catalogo e in mostra vengono evidenziate tuttavia, già in alcune di queste prime opere destinate alla produzione seriale, una ambivalenza interpretativa e una duplicità di significati in grado di elevare le piccole figure di Martini dal rango di suppellettili e complementi di arredo inautentiche sculture.
Icaro, Ceramiche G. Gregorj Arturo Martini, 1910-11
Nella descrizione delle due formelle di Icaro, i curatori sottolineano la duplice chiave di lettura (Icaro già caduto o ancora nell'atto di lanciarsi verso l'alto) in base al punto di vista da cui si osserva la scultura. Questa caratteristica sottolineata per Icaro diviene, secondo me, ancora più manifesta nelle opere della maturità.
Alla capacità di Martini di trasmettere un doppio messaggio, come nel caso di Icaro, si associano (in una stessa scultura) sia un duplice linguaggio che un doppio stile narrativo. Nella terracotta ad esemplare unico del 1931 Donna alla finestra anche detta L'Attesa, Martini costruisce due opere: cambia approccio e modalità espressive e trasforma improvvisamente il suo codice di comunicazione.
Donna alla finestra, Terracotta Arturo Martini, 1931
Qui non soltanto il punto di vista differente dei vari lati e della visione completa di questo racconto della madre col bambino narrano due diverse situazioni, l'una di attesa solitaria e sospesa e l'altra più intima e familiare; anche il codice descrittivo è completamente diverso: da un lato è De Chirico con le sue architetture geometriche e scarne, con un risultato di eterna sospensione e di vuoto; dall'altra un presepio, una atmosfera priva di tensione e di angoscia, un paesaggio nuovo. Martini cambia radicalmente in una stessa composizione il suo stile narrativo, crea un nuovo canone, un nuovo linguaggio: un inaspettato cambiamento che siamo più inclini ad attribuire alla letteratura che alla scultura; qualcosa che possiamo aspettarci accada improvvisamente nell'esistenza o nel suo racconto narrativo, ma che ci coglie impreparati nella sua riproduzione grafica o scultorea. Forse allora ciò che Martini indica come la liberazione della scultura "dalla deprimente prigione del nudo e della figura umana, ancora oggi unica sua risorsa, per entrare nel mondo di tutta la natura" 1), si attua attraverso il doppio racconto e la moltiplicazione degli stili narrativi.
Martini alterna momenti in cui la dimensione narrativa è sviluppata come un racconto, su varie scene, ad altri in cui l'attenzione è focalizzata su specifici obiettivi teorici.
Giuditta, Maiolica Arturo Martini, 1927
Da un lato la ricostruzione di una narrazione coerente, secondo un modello visibile di racconto per fotogrammi (Giuditta, Presepio, Presepio piccolo); dall'altra una dimensione narrativa che non si esprime per scene successive ma per archetipi e per immagini universali e ne racchiude l'essenza e il fondamento. La Fanciulla piena d'amore del 1913 diviene il modello dell'espressione del distacco e di una concentrata lontananza dal reale. Il focus principale nella Fanciulla piena d'amore, una delle opere più discusse ed attaccate dalla critica e dai quotidiani locali al momento della sua prima esposizione a Ca' Pesaro del 1913, sono appunto la ieraticità e la separazione dal presente.
Fanciulla piena d'amore, Maiolica Arturo Martini, 1913
Questo personaggio diventa subito letterario: "C'era una luce; c'era una luce freschissima e tersa e io potevo vedere ogni cosa; qua e là, sui capelli e le spalle, aveva ancora quei pezzi di carta. Bastava scuotere appena la testa perchè tutti cadessero giù. Bene. Neanche questo lei fece. Macché. Li ignorava, ecco tutto: come ignorava anche me affacciato lì alla finestra a guardarla passare e sparire. La più assurda creatura del mondo" 2).
Rilevo inoltre, nell'opera in marmo di Carrara Deposizione (1942 ca.) una rimembranza delle figure volanti di Chagall e de La sposa del vento di Oskar Kokoschka. Penso anche a Paolo e Francesca delle incisioni di Gustave Doré.
Deposizione, Marmo di Carrara Arturo Martini, 1942
L'avanguardia che Martini incarna nel corso di tutta la sua produzione e della sua esistenza, la libertà di azione e la sua inosservanza dei precetti della cultura ufficiale (nel 1914 Martini rimane escluso dalle selezioni per la partecipazione alla Biennale ed espone al Lido di Venezia insieme ad altri rifiutati.) nasce dall'esperienza Capesarina: "Da quel tempo nulla è mutato e sono sicuro che, quietati gli umori e gli interessi, la pagina più autentica dell'arte italiana è ancora quella di Palazzo Pesaro. La santità di tempo è tanto immacolata e autentica che sento dopo tanto lavoro e maturità il bisogno di rifarmi anche ora, per veder giusto, a quel tempo." 3)
La mostra di Martini rappresenta anche un'occasione per visitare il Museo Internazionale delle Ceramiche, che raccoglie manufatti dall'antichità classica a oggi. Sono presenti esemplari del Basso Medioevo, del Rinascimento, ceramiche precolombiane, islamiche e orientali e via via fino alle collezioni del Novecento con opere di Fontana, Burri, Melotti, Matisse e Chagall.
Ciao. Paola Nicoli.
1) Arturo Martini - Armonie figure tra mito e realtà Bononia University Press. 2) Casa d'altri Silvio d'Arzo Giulio Einaudi editore SpA Torino. 3) Venezia gli anni di Ca' Pesaro 1908/1920. Nuove edizioni Gabriele Mazzotta.