Eugenio Onegin e “astuzia campagnola!”
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Eugenio Onegin e “astuzia campagnola!”
Dopo l'esperienza di Re:CP, pubblicato grazie al contributo di 200 co-produttori e di questa piattaforma, chiediamo nuovamente il vostro sostegno per la pubblicazione di un altro libro che meriterebbe di essere tradotto e ristampato in italiano. Circa un anno fa, mentre lavoravo alla mia tesi di dottorato, ho trovato su internet una copia usata di Garbage Housing, un libro pubblicato nel 1975 da Martin Pawley, che allora insegnava alla AA di Londra. Il libro mi ha subito affascinato perchè nonostante fosse stato pubblicato trent'anni prima mi è sembrato estremamente attuale. Così ho iniziato a cercare gli eredi di Pawley, per chiedere di avere i diritti per la ristampa e la traduzione del libro. Dopo mesi di ricerche, attraverso un giornalista inglese vicino alla familglia, sono riuscito a parlare con il figlio che, entusiasta della mia richiesta, ha deciso di concederci i diritti a titolo gratuito. Purtroppo però per poter fare la traduzione e la stampa i costi sono troppo alti e visto che si tratta di un "libro per intenditori e appassionati" anticipare l'intera cifra sarebbe troppo impegnativo. Per questo motivo LetteraVentidue vi invita a diventare co-produttori dell’opera, contribuendo attivamente alla “nascita” di questo altro libro attraverso il pre-acquisto delle copie al prezzo scontato di € 15,00 + un contributo spese di spedizione e imballaggio per l'ITALIA di € 3,00. Alla chiusura del progetto, se riusciremo a raccogliere tutte le quote, vi chiederemo di versare la somma dovuto in base alle copie prenotate. Raccolti i fondi, il libro verrà tradotto in italiano e stampato al massimo entro i 6 mesi. Per saperne di più su LetteraVentidue, vi invitiamo a visitare il nostro sito. NB. Nella prima fase dovrete dare solamente l'adesione, senza pagare subito. Vi sarà richiesto il pagamento solamente se saranno raccolte tutte le 300 quote. Vi preghiamo pertanto di dare l'adesione solamente se siete realmente interessati. Grazie a tutti Francesco Trovato LetteraVentidue
http://www.letteraventidue.com/
(via Produzioni Dal Basso)
Cito un’altra cosa che a me sembra simile a una questione di tonalità musicale, cioè l’uso del discorso diretto e del discorso indiretto. Se io dico le parole di un personaggio in discorso indiretto produco un effetto più attenuato, più disteso, mentre se cito qualche parola in discorso diretto è come se passassi a un’ottava superiore. Gran parte del narrare si basa appunto su piccole questioni del genere: su ciò che viene detto dal narratore indirettamente per riferire un discorso diverso dal suo, e su ciò che il narratore dice direttamente come discorso proprio.
I vecchi narratori orali, quando parlavano della loro vita, non tracciavano un confine preciso tra le due cose, ma le due cose sfumavano impercettibilmente l’una nell’altra e loro non si preoccupavano d’indicare se citavano precisamente le parole di qualcuno o se invece le ripensavano a loro modo. Il discorso diretto è puntuale, il discorso indiretto invece indefinito o imperfetto, e questo c’entra molto anche con l’uso dei tempi, cioè dei tempi puntuali e dei tempi imperfetti. Ma notate come nei romanzi correnti questa distinzione tonale sia molto spesso spazzata via, a favore di un passato remoto fisso, tempo fin troppo puntuale. Una delle grandi risorse del lavoro narrativo è il gioco tra questi due diversi livelli della lingua, che di solito viene eliminato producendo un effetto paralizzante sull’immaginazione.
(Gianni Celati, Modena 18 luglio 1994, in Il semplice: almanacco delle prose, n. 1, 1995, pp. 145-146)
Gianni Celati e il discorso diretto/indiretto « Tupolev!
Dagli stessi creatori dell’indispensabile (per chi vuole lavorare nel campo della grafica) manuale This is a print handbook, arriva una mini-guida alla rilegatura in due parti da scaricare e piegare (e se ce la fai è certo un buon inizio). Gratuita – o meglio, la “paghi” con un tweet, che non costa niente e non si nega a nessuno – la trovi qui.
(via Frizzifrizzi » Piccola guida portatile alla rilegatura)
Ma dove si compra questo Mozzi?
Le ammalianti pubblicità dei corsi di scrittura creativa di Giulio Mozzi (cliccare sull'immagine per vedere l'originale).
Annunci « vibrisse, bollettino
A chi è ancora convinto che esistano una scrittura professionale e una scrittura creativa come due mondi separati d'ora in poi darò da leggere la pagina 35 del Sole 24 Ore di ieri. Un sorridente Attilio Bertolucci vi racconta la sua straordinaria avventura di nove anni (1955-1964) come direttore della rivista aziendale dell'Eni, Il Gatto Selvatico. Una rivista, come gli aveva raccomandato Enrico Mattei, "il più democratica possibile, leggibile, dal Presidente della Repubblica al più lontano dei nostri perforatori, anche fuori d'Italia." Bertolucci si preoccupò soprattutto di farvi collaborare bravi scrittori. L'elenco fa impressione:
Giorgio Bassani, Anna Banti, Giuseppe Berto, Ubaldo Bertoli, Attilio Bertolucci, Pietro Bianchi, Italo Calvino, Giorgio Caproni, Vincenzo Cardarelli, Carlo Cassola, Giovanni Comisso, Corrado Corradi, Callisto Cosulich, Giuseppe Dessi, Carlo Emilio Gadda, Alfonso Gatto, Natalia Ginzburg, Raffaele La Capria, Roberto Longhi, Gianna Manzini, Goffredo Parise, Enrico Pea, Sergio Saviane, Leonardo Sciascia, Enzo Siciliano, Mario Soldati, Giacinto Spagnoletti
Affidò il disegno della testata a Mino Maccari e per sé si riservò l'ultima pagina, dedicata a un'opera d'arte. Ogni numero un'opera, raccontata a tutti dal Bertolucci storico dell'arte, allievo di Roberto Longhi. Spero proprio che di ultime pagine nell'antologia Viaggio in Italia. Un ritratto del paese nei racconti del "Gatto selvatico" ce ne siano tante. Quella su Modigliani, pubblicata sul Sole di ieri, è un capolavoro di divulgazione artistica. PS Per gli appassionati di naming: Wildcat, il gatto selvatico, è il pozzo di prova delle trivellazioni petrolifere.
(Luisa Carrada » Il blog del Mestiere di Scrivere)
Propongo per titolo “I Gettoni” per i molti sensi che la parola può avere, di gettone per il telefono (e cioè di chiave per comunicare), di gettone per il gioco (e cioè con valore che varia da un minimo a un massimo) e di gettone come pollone, germoglio ecc. Poi suscita immagini metalliche e cittadine.
(Lettera di Elio Vittorini a Italo Calvino, 25 febbraio 1951)
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