PER IL BENE DELLA CITTA' - Il teatro Pinelli e i cittadini
La comunità degli occupanti del teatro in fiera Pinelli e il comitato aperto ”TEATRO in Fiera Pinelli Centro per l’Arte, la Cultura e la Ricerca Bene Comune“, dal 15 dicembre 2012 al 14 febbraio 2013, hanno restituito alla libera fruizione il Teatro in Fiera - ribattezzandolo Teatro in Fiera Pinelli - insieme al vicino “ex Irrera a Mare”, luoghi simbolo della memoria dei cittadini peloritani e beni comuni sottratti alla cittadinanza.
La comunità degli occupanti
La comunità degli occupanti del teatro Pinelli si è unita al fine di salvaguardare beni altrimenti abbandonati o sottratti alla libera fruizione, con lo scopo di valorizzarli nell’ interesse di tutta la cittadinanza. Interessi privati gravemente sospetti di essere abusivi e contrari a diritti fondamentali della persona non avrebbero di certo dovuto servirsi delle forza pubblica per rientrarne in possesso.
La ricchezza della società
- Ogni giorno lavorat* dello spettacolo, lavoratori della conoscenza, lavorat* precari e intermittenti, studenti, attivisti, pensionati, bambini hanno attraversato questi spazi e se ne sono presi cura come beni comuni, aprendoli in concreto alla ricchezza, alla creatività e all'intelligenza di tutta la società. Le attività di più di due mesi di occupazione dimostrano come prendersi realmente cura di questi spazi sia possibile - non più delegando a enti pubblici, che tentano di assoggettare a logiche privatistiche beni che sono di tutti.
La destinazione d'uso
- Vocazione e destinazione d’uso dell’area ex fiera: in rispetto della vocazione storica dell’area della Fiera, che come Chalet e lungomare era patrimonio collettivo, spazio di socialità e cultura, vorremmo che i padiglioni fossero destinati ad attività culturali e sociali al di fuori dalle logiche di mercato legate al profitto (per esempio: biblioteca e videoteca aperte 24 ore su 24, open space autogestito da artisti, spazio per attività fisiche, sala danza, sala registrazione, sala prova, asilo in co-sitting, spazio per artisti e artigiani in co. working, attività di inclusione sociale, centri di formazione a più livelli, laboratori di scenografia, centri di produzione audiovisiva, museo popolare, auditorium, urban space curato da studenti e ricercatori universitari, etc..) e lo spazio esterno bonificato dall’abusivismo edilizio e restituito alla libera fruizione dei cittadini con un piano di conversione ecosostenibile.
Il comitato degli occupanti propone di superare la riduttiva dicotomia tra pubblico e privato attraverso la sperimentazione di nuove pratiche gestionali dei beni comuni: la Fiera può essere gestita attraverso pratiche di autogoverno messe in atto dai cittadini che se ne prendono cura. Si immaginano, per un mondo nuovo, istituzioni nuove, partecipate, ecologiche, autorevoli, rispettose della creatività di tutti, che siano capaci di opporsi all’interesse privato ed all’accumulo senza fine. I beni comuni sono direttamente legati all’attuazione di valori promessi nella Costituzione Italiana nata dalla Resistenza, ma sono stati sottratti al nostro vivere comune perché continuamente traditi dalle oligarchie private e pubbliche.
Un cantiere giuridico costituente
Per questo Il teatro in fiera Pinelli ha avviato un cantiere giuridico costituente per la creazione di un’istituzione del bene comune (sulla scia dei lavori della commissione Rodotà e del percorso costituente del teatro Valle bene comune, un istituto giuridico partecipativo in cui gli organismi di gestione, compreso il c.d.a., sono turnari e decisi dall’assemblea dei cittadini dei soci fondatori che indipendentemente dall’impegno economico sostenuto contano voto uno in assemblea e non da vertici politici).
Non è vero che le risorse necessarie al rilancio dell’area della cittadella fieristica debbano essere reperite presso i privati. Vi sono infatti possibilità di intercettare fondi destinati a progetti culturali: per esempio il progetto CheFare (una piattaforma partecipativa per la mappatura, la votazione e la realizzazione di progetti di innovazione culturale. Il bando promuove la coniugazione dei valori di sostenibilità economica, coesione sociale e cultura), oppure il nuovo Programma Quadro definito dall’Unione Europea, intitolato “Creative Europe”, che stanzia 1.8 miliardi di euro per la cultura, l’audiovisivo e le industrie culturali e creative.
Ristrutturare risparmiando
Il teatro in fiera Pinelli si può ristrutturare investendo una cifra 20 volte minore e tramite azionariato popolare e manodopera frutto dell’impegno civile. Con l’intento di dar luogo ad una progettazione partecipata, si riunisce da più di un mese un tavolo tecnico composto da ingegneri, architetti e cittadini che si riconoscono nella battaglia a tutela dei beni comuni.
Il teatro in fiera Pinelli è dei cittadini che se ne prendono cura, non c'è spazio per mafia e speculazione. E si può ristrutturare con molto meno di 3 milioni e mezzo. L'abbiamo già dimostrato pubblicamente: per questo ci hanno sgomberato. Non possiamo permettere che si costruisca un altro pala-cultura=un altro pala-comizi. Non possiamo permettere che la nostra città sia governata dalla massoneria e da pochi privati che vogliono speculare sulle nostre spalle.
Le colpe dell'autorità portuale
L'autorità portuale di Messina è colpevole di aver lasciato questo teatro e l'intera Fiera nell'incuria più totale, di aver chiesto canoni concessori onerosi ai privati e al pubblico (Comune, Enti etc.) per l'affitto di padiglioni non a norma, di aver affittato demanio pubblico e tenuta chiusa la Fiera per sottrarre altra ricchezza ai cittadini, di aver privato la città dell'affaccio al mare: l'autorità portuale di Messina è colpevole davanti all'umanità di crimini anticostituzionali.
La comunità degli occupanti ha invece recuperato l’immobile vacante attraverso pratiche di occupazione per la restituzione alla collettività e non di spoglio (inteso come privazione violenta o clandestina dell’altrui materiale possesso contrastabile ex 1168 Cod Civ), collocando consapevolmente la propria azione nel solco costituzionale dell’articolo 42 Cost.
Questa norma, insieme a disposizioni come gli artt. 2, 3, 9 e 43 Carta fondamentale, tutela la personalità umana ed il suo svolgimento nell’ambito concreto delle pratiche politiche collettive qui poste in essere.
Uno scopo sociale
Il raggiungimento di questo scopo sociale passa attraverso la fruizione diretta di beni e servizi che sono appunto funzionali a perseguire e soddisfare interessi collettivi costituzionalmente rilevanti inclusa la salute (Art. 32), il lavoro (Art. 35) e soprattutto, qui rilevanti, l’arte e la scienza (Art.33). Il teatro in fiera in un periodo in cui il bisogno di spazi pubblici è sempre più forte, è stato di fatto lasciato al progressivo degrado, in un quadro di sostanziale connivenza pubblica con il potere privato.
L’abbandono dell’immobile e la sua sottrazione alla cittadinanza realizza una logica abusiva di esclusione, che contrasta con le istanze di solidarietà sociale: "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’ uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (Art. 3 Cost.) Il teatro in Fiera Pinelli è un bene comune, gli occupanti hanno il merito di averlo liberato. Il diritto è vivo e non accetta di essere oggetto di ottusa strumentalizzazione.
Chi dovrebbe essere denunciato: gli occupanti o l'autorità portuale?
Teatro (in Fiera) Pinelli Itinerante















