Londra, 15 maggio 2016. Mi alzo un po' a fatica dal letto, non solo per la grigliata di carne e la solita pinta di birra al Balckfrairs Pub, ma soprattutto per la passeggiatina di tre o quattro chilometri sulla Queen's Walk. Mi piace passeggiare lungo il Tamigi, mi fa sentire vicino Jack The Ripper, le merci, il porto, la gente del porto, anche se la passeggiata sulla riva sud del fiume somiglia di più a Montecarlo che non a un porto delle nebbie: teatri, locali, sale concerti, sembra proprio di vedere i nostri miserabili fiumi urbani i cui argini sono invasi solo da erbacce e prevedibili graffiti e i cui ponti sono soffocati dai soliti lucchetti diventati di gran moda a causa di uno scrittore di quart'ordine. Comunque sia alle ore nove bisogna uscire, peccato perché allo Strand Palace Hotel è bello anche farsi aprire le porte dal portiere in bombetta o farsi portare la colazione in camera. Ma il lavoro ci aspetta (sì perché curiosare nelle città non è far vacanza, è lavorare senza retribuzione.) La "Serpentine Gallery" di Hyde Park, è una galleria suggestiva nel cuore di uno dei più grandi parchi urbani del mondo. In mostra l'artista di ispirazione surrealista Hilma af Klint e i lavori del gruppo "Das Institut" network di artisti che si cimenta sulla ricerca linguistico-segnico dell'arte. Nulla di irripetibile, ma molto bello passare una domenica coniugando il verde abbacinante di Hyde Park e qualche intenso stimolo artistico. Al Marble Arch abbiamo il primo degli appuntamenti londinesi con Sara e Vittorio che abitano a Londra da ormai cinque anni e, ad occhio e croce, non sentono poi quella grande nostalgia dell'Italia... Una bella chiacchierata con loro e un té da "Cocomaya", uno di quei posti dove ti sembrare di entrare a casa di qualcuno più che in un locale: piante grasse, tazze vintage, pavimento di legno grezzo, posate della nonna e dolci fatti in casa. Londra e Parigi sono pieni di questi piccoli e fascinosi localini, spesso gestiti da parigini-portoricani o da coreano-londinesi, (non per nulla ora il sindaco di Londra è di orgine pakistana). Dopo torte e trotti e ci rigettiamo nel tube per correre alla Tate Midern prima che chiuda. Arriviamo appena in tempo per dare un'occhiata alla collezione visto che la mostra di Mona Hatoum l'abbiamo già incrociata al Centre Pompidou la scorsa estate a Parigi e che purtroppo la nuova ala di Herzog e De Meuron aprirà solo il prossimo 17 giugno (un altro ottimo motivo per tornare a Londra)