Odissea di Christopher Nolan è certamente un bel film, ma… Ecco per una volta incominciamo dalla congiunzione avversativa, poiché cercare di
Keni
Cosmic Funnies
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

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Monterey Bay Aquarium

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he wasn't even looking at me and he found me
🪼
I'd rather be in outer space 🛸
hello vonnie
occasionally subtle
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH
𓃗
Misplaced Lens Cap
TVSTRANGERTHINGS
Sade Olutola
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YOU ARE THE REASON
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@chez-mimich
Odissea di Christopher Nolan è certamente un bel film, ma… Ecco per una volta incominciamo dalla congiunzione avversativa, poiché cercare di
PROMEMORIA PER RAZZISTI CRONICI
“… Pur nuova legge impone oggi i sepolcri/
Fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti/
Contende. E senza tomba giace il tuo/
Sacerdote, o Talia, che a te cantando…”
Chissà cosa penserebbe Foscolo dell’ipotesi di realizzare un cimitero per le persone di fede islamica a Novara. A dire la verità non sono tanto curioso di sapere cosa ne penserebbe della questione, sarei curioso di sapere cosa penserebbe della gretta ignoranza di una buona parte dei miei concittadini, quelli che perdono tutte le occasioni per stare zitti e perseverano nell’esporre il loro “pensiero” per usare un termine piuttosto impegnativo. Il cimitero è il luogo ove riposano i morti ed i morti non hanno professato tutti lo stesso credo religioso. Come è noto ci sono cimiteri per i cristiani, ci sono per ebrei, ci sono per musulmani e così via. C’è chi disperde le ceneri dei defunti come i buddhisti, ci sono persino gli atei che sono ospitati al Camposanto anche se non credono affatto che quel campo sia santo. Ma per i razzisti questo discorso è troppo difficile, come è troppo difficile sapere che cristianesimo, ebraismo, ed Islam credono nello stesso Dio che chiamano però con nomi diversi e fanno riferimento a tradizioni e narrazioni leggermente diverse. Gesù, per i musulmani, era un profeta, come lo era Maometto. Mi verrebbe da consigliare a costoro la lettura di un volume curato da Sabrina Chialà ed edito, qualche anno fa dalla Fondazione Lorenzo Valla ed intitolato “Detti islamici di Gesù”. Il problema però non sta solo nel fatto che tra una paniscia e l’altra, il novarese, in generale, resta un crasso provinciale, il problema è che, anche chi detesta i musulmani, in realtà non solo non sa nulla dell’Islam, ma non sa nemmeno niente del Cristianesimo, non vuole le moschee o i cimiteri ma non va in chiesa e nemmeno al camposanto a visitare i suoi cari. Il nome della sinagoga di Praga deriva dal termine ebraico על תנאי, "al tenai" ovvero "ad una condizione" infatti secondo la tradizione, gli angeli avrebbero portato le pietre del Tempio di Gerusalemme a Praga “a condizione” appunto che un giorno venissero restituite quando il Tempio fosse stato ricostruito. Tutto è provvisorio su questa terra, cari razzisti novaresi, lo siete Voi, come lo sono i musulmani, lo sono le città, come lo sono i cimiteri. Non vi accapigliate troppo, finirete e finiremo tutti sotto un paio di metri di terra o dispersi come cenere al vento. Poi lassù in cielo sarà tutta un'altra storia ...
Vi lascio “ad imperituro ricordo” una poesia di Totò (che magari i “nuares” non capiranno, ma gli altri sì) che credo possa mettere d’accordo tutti (a parte gli ignoranti).
https://youtu.be/AZ8mrzSKzQs?is=Dh-v_sDJm1e5CepY
DAL MONDO DELLA FUTILITÀ
Succede che qualche soddisfazione arrivi dal mondo futile del calcio: quell’insopportabile gaglioffo di Trump fatto spostare dalla foto di gruppo dei vincitori, la bandiera palestinese sbandierata con orgoglio da Yamal (sempre in compagnia del delizioso fratellino nero come il carbone), persino la famiglia Reale spagnola, sobria, elegante, cordiale e poi Pedro Sanchez simpatico come Pertini, insomma Argentina-Fifa-Trump zero, Spagna-resto del mondo uno…
PEBBLES
Da un po’ di tempo Mubi è diventata la mia piattaforma di riferimento per poter vedere finalmente, video, documentari, film fuori dai grandi circuiti di distribuzione e anche spesso fuori dalle bieche logiche puramente commerciali. Le scoperte in questi sette-otto mesi di abbonamento sono state tantissime e sembrano destinate a continuare grazie al loro catalogo che è davvero imponente. “Pebbles” di P.S. Vinothraj, film del 2021. Nel minuscolo e desolato villaggio di Ariattapatti nell’India meridionale, un padre alcolista, autoritario e violento intraprende un viaggio a piedi di tredici chilometri attraverso le terre aride della regione del Tamil Nadu per andare a riprendere la moglie fuggita in un villaggio vicino. Si tratta di un film estremamente realistico e crudo che oltre a mettere in luce la crisi famigliare di una società patriarcale, evidenzia la durezza e l’asprezza di un territorio provato da carestie e crisi climatiche. Non è un film per tutti, meglio parlarsi chiaro, come non lo sono quasi mai i film su Mubi, che privilegia la qualità, la ricerca e l’anticonformismo cinematografico.
Novara, Chiesa del Carmine. Anche se di riti diversi dai nostri, anche se di religioni diverse, le parole delle fedi che risuonano sul sagrato di una antica chiesa, sono un toccasana contro il vociare sguaiato dei social e della banalità della mondanità...
A CAMBODIAN SPRING
Il regista irlandese Christopher Kelly, ci ha messo sei anni per girare questo straordinario documentario sulla Cambogia del 2016 seguendo l’impegno di tre attivisti di comunità locali che si sono costantemente battuti contro ingiustizie varie perpetrate ai danni di comunità locali per garantire quello che, spesso troppo sbrigativamente, definiamo come progresso, sviluppo, modernità, tema a maggior ragione assai caldo oggi, in questa estate di fuoco in cui il mondo intero sta pagando un caro prezzo a ideali di sviluppo discutibili dove un mercato senza regole ha generato squilibri non più sostenibili. Il documentario di Christopher Kelly ha il grande merito di mostrare come in fondo, l’attivismo porti avanti lotte e tematiche universalistiche e forse senza tempo che riguardano l’ambiente, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Il documentario è disponibile sulla piattaforma MuBI
"... Il «giorno nero» - espressione molto russa - fu quasi l'imprinting di nostro padre. Quasi la sua filosofia. Ripensando ai tre anni che cambiarono la vita a milioni di persone tra il I914 e il 1917, mio padre usava quell'immagine. Bisogna essere pronti. "Estote parati", ma non all'arrivo d'un salvatore, bensí allo scatenamento della tempesta.
I giorni neri arrivano, senza preavvisi e senza che se ne colgano i segni. Anche se i segni ci sarebbero, siamo fatti cosí, non li prendiamo sul serio: domani sarà un altro giorno, piú o meno come l'oggi e allora sarà troppo tardi.
Tutti i giorni, dai colori sfumati e indecifrabili, possono diventare improvvisamente neri. Saggezza vuole che ci si prepari non per combattere, perché sarebbe inutile, ma per parare il colpo, se mai dovesse arrivare. Questa è la ti-losofia dei giorni neri, che solo i privilegiati possono comprendere. Per milioni di persone, la maggioranza, la vita è una sequenza di giorni sempre neri. Non hanno nulla da perdere ma, semmai, molto per cui combattere con fatica e mettendosi d'impegno.
La vita è una scommessa nei confronti dell'imprevisto. Per vincerla occorre sempre stare sulla difensiva, mai «lasciarsi andare». La confidenza con il mondo e la fiducia nel futuro non appartengono a coloro che pensano che la posizione piú giusta è l'allerta, perché le insidie stanno sempre sull'uscio d'ogni giornata. Chi vive sotto il peso schiacciante del timore finisce, nel cercare costantemente la sicurezza, per essere un insicuro..."
(Gustavo Zagrebelsky, "Memoria di casa" - Einaudi)
TICKET OF NO RETURN
Correvo dietro a questo film da diversi anni, anzi dal momento della sua uscita nel lontanissimo 1979, poiché ne avevo letto su una delle tante riviste che leggevo in quell’epoca remota, “Scena” una rivista di teatro ma le cui incursioni su altre arti era piuttosto frequente. Il film della regista Ulrike Ottinger è un film che oggi potremmo definire (sempre che non sia anche questo fuori tempo massimo), politicamente scorretto, poiché sembra essere, ed in un certo senso è, l’elogio della dipendenza da alcol, anzi l’elogio dell’alcolismo al femminile. Si potrebbe pensare ad un cascame del femminismo esasperato, ma non è così. Una fascinosa donna senza nome decide di trascorrere il resto dei suoi giorni dedicandosi all’alcol e vagabondando in una Berlino (la più bella dopo quella de “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders), cupa e assai poco attrattiva vagando tra casinò, bar, Imbiss, teatri, periferie con l’unico scopo di stordirsi di alcol con il (poco) recondito scopo di porre fine al passaggio in questa vita che come la definiva il poeta il poeta Léon-Paul Fargue, sembra essere “le cabaret du néant”. Ad interpretare la protagonista è Tabea Blumenschein che è anche la produttrice del film. Gli abiti che indossa sembrano poi raccontare una storia a sé così come i commenti filosofico-moraleggianti delle tre donne che intersecano la protagonista e sembrano dovere molto al teatro didattico di Brecht e all’agit-prop tedesco. Cameo di eccezionale bellezza, quello di Nina Hagen nelle vesti di una torbida cantante a metà tra cabaret e liederismo. Il film è programmato sulla piattaforma Mubi ed è una vera rarità.
Mi piacerebbe vedere cosa penserebbe un prevosto, di fronte al nuovo disco di James Brandon Lewis, uscito per Intakt Records ed intitolato O
I negazionisti continueranno ad essere tali poiché ammettere che è in atto un drammatico cambiamento climatico significa ammettere che il modello di sviluppo del mondo così come lo abbiamo conosciuto non può più funzionare per le diseguaglianze create, per le guerre scoppiate e per il disastro ambientale che incombe su tutti noi.
Per chi non conosce Cao Fei, risulterà piuttosto ostico affrontare il progetto Dash, che l'artista cinese ha allestito in stretta collaboraz
Così come i no-covid e i no-vax, anche i negazionisti climatici sono generalmente di destra, quasi che ammettere il drammatico pericolo del cambiamento climatico, voglia dire dar ragione alla sinistra. Per una volta ci farebbe piacere avere torto...
CAO FEI_DASH
Per chi non conosce Cao Fei, risulterà piuttosto ostico affrontare il progetto "Dash" che l'artista cinese ha allestito in stretta collaborazione con la Fondazione Prada. In realtà più che una mostra è un progetto che pone le sue basi nella difficile situazione dell'agricoltura cinese o almeno in una delle sue colture, quella del riso, che necessita di ingenti quantità d'acqua e di conseguenza il rapporto con la crescita della popolazione. La particolare e suggestiva mostra allestita nel Podium della Fondazione si focalizza, più che sul problema, sulle possibili soluzioni che passano necessariamente attraverso nuovi strumenti che innovano la coltura con l'utilizzo di droni e robot per la semina, la crescita e il raccolto del riso e dell'intelligenza artificiale necessaria al monitoraggio e al controllo delle colture stesse. Ci si chiederà in che modo possa entrare un artista in tutto questo. Invece c’entra poiché la ridefinizione del rapporto tra chi coltiva e i riti, le abitudini e una certa "mitologia", cresciuta intorno ai rituali contadini, tendono a modificarsi profondamente. E qui solo la voce di un poeta, di un narratore o di un artista può far sì che le nuove tecnologie e i nuovi saperi possano innervarsi nei nuovi modi di coltivazione, andando a costituire la nuova e rivoluzionaria tradizione contadina, anche se l'espressione può sembrare una contraddizione in termini. Del resto le parole di Karl Marx eran già ben chiare: " È ben noto che la mitologia greca non fu soltanto l’arsenale, ma anche il terreno di coltura dell’arte greca. […] Ogni mitologia domina e plasma le forze della natura nell’immaginazione e mediante l’immaginazione; essa dunque scompare quando si giunge al dominio reale di quelle forze..." Qual è dunque il nuovo Olimpo della cultura contadina cinese? È un Olimpo iper-tecnologico fatto soprattutto di droni e di robot, i nuovi dei del contadino cinese, ma anche di "rituali tecnologici" dominati dall'AI. Incominciando dal piano terra la mostra offre al visitatore la ricostruzione di una tenda per la conservazione del riso, entro la quale Cao Fei decide di proiettare il film "Dash" del 2026 prodotto proprio dalla Fondazione Prada e che investiga sul rapporto millenario tra contadini e terra, al cui orizzonte ha fatto capolino da qualche anno una "divinità" teconologica che ha contemporaneamente innovato e facilitato di molto la coltivazione della pianticella: il drone. Attraverso questo strumento, diventato famoso più per azioni di guerra che imprese di pace, i contadini cinesi hanno visto migliorare sia quantitativamente che qualitativamente le proprie produzioni, ma anche la propria qualità della vita. In associazione con piccoli robot e, con il supporto di specifici programmi di intelligenza artificiale la semina, la cura, il monitoraggio della crescita e persino il raccolto finale del riso sono sotto controllo totale. Il film non è solo un prodotto di informazione, ma anche un oggetto estetico che non fa che cantare le gesta di una divinità tecnologica. Ma al centro del Podium troviamo "The Birth", una sorta di tempio, che racchiude la proiezione di un video a tre canali sul processo di costruzione dei droni. L'installazione illustra alla perfezione il modo in cui i contadini integrano i droni nel contesto di altri rituali propiziatori e di divinità più tradizionali. Il titolo della mostra “Dash” prende spunto dal gioco virtùale che porta il medesimo nome: infatti,attraverso un visore tridimensionale, il visitatore può vedere attraverso gli occhi di un drone agricolo dismesso che ipotizza già un futuro di obsolescenza tecnologica dell’apparecchio in uso, suggerendo l’unico atteggiamento possibile per l’umanità ,
ossia cavalcare l’innovazione tecnologica, non già “contro” la natura, ma in armonia con essa. Si potrebbe obiettare che la concezione di Cao Fei pecchi di ingenuità, ma non credo si tratti di questo ; si tratta piuttosto di non rinunciare alla tecnologia, ponendo l’oggetto della sfida, non già su un autoreferenziale sviluppo tecnologico, bensì sulla necessità di ottenere dalla natura (e in questo caso particolare dalla agricoltura intensiva) maggiori risultati, mantenendo inalterati gli equilibri. Una sfida tutt’altro che impossibile da vincere. Al primo piano del Podium la mostra offre successivamente al visitatore un ambiente di documentazione e di riflessione meditativa, a cominciare da “Land Ceremony”, ovvero una installazione che fa riferimento alla rituale benedizione del riso, prima di ogni semina, propiziatoria di un raccolto abbondante. È qui che la mostra di Cao Fei mostra il suo punto di forza, ovvero l’appassionato credo in una capacità tecnologica ancella del duro lavoro umano, che ne favorisca gli scopi, ne rispetti l’ambiente e non cancelli la memoria dei rituali. La sezione, divisa in specifiche sottosezione, contiene una quantità impressionanti di materiali di archivio sulla coltivazione del riso, sulla sapienza contadina e sulle tecniche di coltivazione, attraverso film, fotografie, disegni, manifesti, ma anche testimonianze, interviste, storie della tradizione. I due documentari, “Super Farms” e “Southward Journey”, entrambi del 2026, testimoniano l’applicazione della agricoltura intelligente in vaste aree della Cina ma anche del Sud-est asiatico, dove l’uso dei droni per il controllo digitale dei parametri biologici e ambientali delle risaie, non è solo il presente (e non già il futuro), ma costituisce l’elemento principe della nuova ed ineludibile mitopoiesi contadina. La Cina, ma anche l’Asia tutta, così come l’Africa, stanno contribuendo molto significativamente ad alimentare le nuove tendenze artistiche di questo ancor giovane secolo, con una vitalità, una profondità di elaborazione teorica e una ampia serie di realizzazioni di opere pregne di senso, a fronte di una Europa che appare sempre più avviluppata in un loop formale vuoto, banale, privo di grandi visioni ma anche privo di aspirazioni. Del resto il chiassoso “can can” attorno al padiglione della Russia all’ultima Biennale di Venezia la dice lunga, non solo del provincialismo di vedute dei protagonisti, ma soprattutto, fatte le dovute eccezioni, della mancanza di visione e della pochezza di idee dell’arte contemporanea europea, occidentale, russa compresa, che per conformismo consumistico non è seconda a nessuno.
Come ampiamente previsto le speranze del popolo iraniano si sono infrante contro lo scoglio del bullismo di Trump che si appresta a firmare un accordo che prevede la non ingerenza negli sporchi affari interni del regime iraniano. Va beh che noi non approviamo né condanniamo, ma la situazione mi fa schifo ugualmente.
La cisterna della Fondazione Prada a Milano ospita, fino al prossimo mese di novembre, una installazione site specific di Mona Hatoum. Nella
"... Smascheramento o sputtanamento onesto dei luoghi comuni apparentemente "significanti" che screditano e mistificano tanti significati
già dabbene e correct negli idiomi politichesi e giornalesi, fra schizzetti di bile e gossip e shit. Kitsch anche pecoreccio, nel suo birignao ripetitivo: gettare l'acqua col bambino, rivoltato come un calzino, come panini, come sardine, nel mirino, nel cestino, a tavolino, alla frutta, al vetriolo, al curaro, al capolinea, sotto i riflettori a 360 gradi, bestseller giallo e noir, bunker, thriller, killer, diktat, querelle, kermesse, parterre, bagarre, baguette, bacchettare, vintage, calvario, welfare, via crucis, ope legis, onlus, surplus, pro nobis, de profundis, j'accuse, abusi, a sorpresa, chieda scusa, erba e fascio, molto british, nel movimento, metal, fusion, cartaceo, chiocciole, cancelletti, zoccole, portali, portuali, navigatori, scaricatori, comuni sentiri, fibrillazioni adrenaliniche, bassi profili, siti, sitini, icone, conta-minazioni, migrazioni, ambientini, check-in, del calibro, bufera su, l'ex di, gli ex-salotti, movida alternativa, metafora, microcosmo, ossimoro, patinato, paludato, ovattato, blindato, labirintico, emblematico, più deteriore, effimero..."
(Alberto Arbasino, "Autocronologia" - Adelphi)
"... Ammazzati Pasolini, Feltrinelli, Moro, Pinelli, Calabresi, Casalegno e Bachelet e Tobagi e Croce e Coco e tanti magistrati e studenti e poliziotti per cui occorrerebbe una sconfinata banlieue, volendo intitolare una via a ogni « cadu-to». E magari, una piazza o largo a ciascuna strage: treni, banche, stazioni, abitazioni, magistrati a piedi e in macchina, manifestazioni, cortei. Ma intanto i successi di Mina, Morandi, Battisti, De André, Celentano, «the best » dai Beatles e i tripudi musicali giovanili fra Castelporziano e il Parco Lambro, ove incorreggibili anziani trasgressivi si scatenarono a raccattare teenagers allo sbando in mutande all'insegna del Re Nudo..."
(Alberto Arbasino, "Autocronologia" - Adelphi)